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I Francesi hanno bloccato il Paese, non vogliono il Jobs Act. Diamogli croissant da 80 euro

Creato il 25 maggio 2016 da Postik @postikitalia

I Francesi hanno bloccato Paese, non vogliono il Jobs Act. Diamogli croissant da 80 euro

Ora non iniziamo a fare i soliti provinciali esterofili. Non cominciamo a dire che i francesi sono migliori di noi solo perché stanno paralizzando il paese con  una pandemia di scioperi, e – non paghi – lo stanno pure lasciando a secco dopo aver occupato sei delle otto raffinerie principali.

Che esagerati questi francesi! Quanto casino per una riforma del lavoro che l’Europa ha mandato evidentemente a tutti i paesi membri via fax. Una serie di restrizioni di garanzie e diritti  che Hollande ha imposto scavalcando a piè pari il parlamento grazie alla famosa, quanto antidemocratica, procedura 49-3 della Costituzione.

Insomma, il governo socialista dei cugini d’oltralpe obbedisce a direttive “superiori” e non può far altrimenti a quanto pare. Tant’è vero che non arretra di un passo! “Potete protestare quanto volete – tuona in talleri il presidente Valls  –, a luglio le Code du travail” verrà varato!” Intanto da Israele rassicura i connazionali: “sì, sono tutti incazzati e tra un po’ cominceranno altri scioperi, ma abbiamo la situazione sotto controllo. Cari Francesi: “à ne pas céder à la panique” e non fate la coda dal benzinaio! E’ volgare e fa tanto “miserable”. E se le proteste continueranno metteremo mano alle riserve nazionali di carburante che assicureranno un’ autonomia per ben 90 giorni.”

Valls ha, evidentemente, i nervi a fior di pelle ma fa di tutto per nasconderlo. Tenta di mantenere una certa “aplomb”, anche se il panico malcelato gli ha fatto avanzare l’ipotesi di utilizzare la benzina d’emergenza, quella che dovrebbe servire in caso di guerra o di attacco nucleare per dirla “facile facile”. Beh se non ha la situazione sotto controllo lui … chi?

Dunque facciamo un breve sunto della cosiddetta “situazione sotto controllo”: dopo innumerevoli proteste e manifestazioni rivelatesi inutili, il dieci maggio scorso il governo francese impone la riforma del lavoro con una procedura forzata che esclude il parlamento, un’ azione  espressamente ideata per i casi di emergenza nazionale, quindi una norma d’eccezione. A quel punto i camionisti, particolarmente toccati dalla riforma, si allineano con gli indignati de Place de République e bloccano le arterie del paese con scioperi serrati dei trasporti.

La protesta dilaga: il sindacato Cgt di Martinez coinvolge altre categorie e parte l’occupazione a oltranza delle raffinerie di petrolio. Nel nord del paese si raziona addirittura la benzina.  Seguono a ruota altre sigle sindacali: la Sncf dei ferrovieri e la Ratp dei trasporti pubblici parigini.

Valls allora viene posseduto dal livido e plumbeo spirito di Cossiga e tenta l’ipocrita carta del senso civico: “Non permetteremo che i francesi siano tenuti in ostaggio!” Ma, in Francia, la solfa populista dei cugini col bidet non fa breccia e il segretario della sezione chimica del sindacato Cgt Lepine replica: “se esercitare il diritto di sciopero diventa ricattare, allora è la fine della democrazia.” Cavolo! Allora sono così i sindacalisti veri? Rispondono in modo sensato e logico senza temere l’interlocutore? Perdonate l’attimo di disorientamento, ma non ci sono abituato.

Vanessi

Pietro Vanessi: il lusso del disoccupato

Anche Hollande esce dal fumetto in cui placidamente bivacca come comparsa e blatera: “le proteste sono frutto di una strategia condotta da una minoranza.”

Vi Prego, qualcuno scarichi gli aggiornamenti ad Hollande, perché questa “sedicente minoranza” sta coinvolgendo sempre più persone da quasi novanta giorni.

Le proteste e gli scioperi si sono allargati a macchia d’olio: anche i portuali si sono mobilitati e sempre più studenti aderiscono alla Nuit Debout, tanto da rendere impossibile la prosecuzione dei corsi, infatti i consigli didattici dei corsi di Filosofia e Cinema dell’ateneo di Parigi-VIII si sono stati costretti a dare il “famigerato e sessantottino “6 politico”. Persino i dipendenti degli Archivi di Stato, preoccupati per i loro contratti, occupano le sedi di lavoro.

Quasi due milioni di persone sono scese in piazza  in questi tre mesi contro la riforma del lavoro a firma (evidentemente taroccata)  della ministra El Khomri. Se Hollande vuole continuare a minimizzare la portata della protesta faccia pure, ma se un bel dì si ritrova gli indignati a cantargli la marsigliese sul pianerottolo poi non deve lamentarsi.

Ecco come la situazione in Francia è “perfettamente sotto controllo”. Stiamo sereni perché non sta succedendo niente. Niente di niente! Mica a voi giungono notizie da media? Quindi se non ci dicono nulla vuole dire che non sta succedendo nulla. Logico, no?  Place de La République non è occupata giorno e notte da 87 giorni, non è stata usata la forza per disperdere i cortei, non sono stati usati proiettili di gomma da parte delle polizia per “sbloccare” da un presidio permanente della Cgt  la raffineria di Fos-Sur-Mer. Non è successo niente! Tutto va bene.

Cari Francesi, per una volta imparate da noi. Noi mica ci lamentiamo? E chi ce lo fa fare? Qua tra mance e mancette in cambio di diritti e garanzie ci dicono persino che ci stiamo guadagnando? E ci crediamo! Poi con le elezioni e il referendum stracciacostituzione, forse, ci fanno anche qualche altro regalino! Mettetevi il cuore in pace: coi diritti sul lavoro e le garanzie chi ci ha mai mangiato? Cosa ve ne frega se verrete licenziati senza giusta causa? Andate dal tabaccaio e prendete qualche Voucher …. perché Voucher è francese … o no?

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Vignetta di PV Pietro Vanessi


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