I Kamikaze

Da Drmazzani

V oracità nell’affermazione di sé… in nome di Allah e dell’Islam s’immolano sfidando ogni logica oggettiva credendo che la propria morte e quella di persone a essi lontane salvi altre a essi vicine.

Il loro atto appare come un sommo altruistico suicido, ma non è altro che il sommo egoistico atto finale, reso tale da credenze conclusive deliranti, indotte dalla propria disperata storica condizione e di quella del proprio gruppo d’appartenenza.

“Se non c’è nulla di terreno che giustifichi la mia vita ormai nullificata, allora perché non innalzarla attraverso la mia morte, un’asserzione glorificazione di sé attraverso il martirio e l’uccisione di umani ritenuti colpevoli indiretti della propria miserabile condizione di vita”.

Hanno sete d’eroismo, s’ingannano credendo di sacrificare la propria vita a Dio e per il proprio popolo, ma la cedono solo a se stessi, s’immolano per se stessi.

La farsa è chiara, l’autosuggestione è sovrana… vincono sulla legge che li governa, vanno oltre la sopravvivenza, l’impulso è emergere sul nulla che da sempre li trafigge.

L’aggressività reattiva che li affligge è bidirezionalmente consumata sul proprio corpo e su quello dell’altro, non scelgono di essere semplici sanguinari colpendo solo l’altro, ma neanche essere consueti suicidi che colpiscono solo se stessi.

Essi vogliono ridondare glorificandosi della massima eroicità, cedendo all’unisono la propria vita e quella di altri ritenuti colpevoli del proprio storico annientamento.

Ciò che è loro insopportabile è la consapevole nullificazione indotta non dalla natura, bensì quella indotta da altri uomini che appare ben più terribile perché discriminata, l’assenza diviene così insostenibile da indurre a scegliere la morte quale riscatto sacrificale per l’annichilimento subito.

Hanno bisogno di giustizia, ma la loro scarna condizione di vita glielo impedisce, non hanno altri strumenti che la loro stessa vita.

S’organizzano, vogliono macabramente apparire, c’è eterosuggestione è poi autosuggestione e l’obiettivo… è essere vivi almeno una volta!

Mazzani Maurizio