I leoni di Twitter

Da Nubifragi82 @nubifragi

Hanno immagini di profilo prevalentemente in bianco e nero. Sempre che un qualche particolare cromatico non renda conveniente l’utilizzo di Instagram. I mezzi visi vanno per la maggiore, i chiaroscuri incalzano, i filtri straripano e le facce stralunate, devastate dall’idiosincrasia del mondo moderno in cui, comunque, i proprietari di quelle stesse facce marciano alla grande, non mancano.

Hanno biografie incisive, taglienti, mai banali. Per scrivere una biografia come si deve c’è chi ha rimandato esami, bigiato colloqui, gettato alle ortiche pluriennali relazioni. Alcuni si sono iscritti a Twitter con un anno di ritardo. Questione di ispirazione, hanno poi spiegato.

Hanno lingue biforcute, diaboliche zampe caprine con cui pigiano freneticamente laptop di vetriolo. Scrutano i pixel altrui, calcolano velocemente l’utilità di un follow, soppesano in un istante la probabilità che qualcuno ricambi la cortesia e divenga a sua volta follower.

Fingono di non prendersi sul serio e forse ci credono pure. Salvo poi guardarsi allo specchio, scambiarsi per un avatar qualunque e dedicarsi un #epicwin in stampatello sul vetro. Rossetto per le donne, vapore per gli uomini.

Fingono di non guardare la Tv, anzi aborriscono lo scatolone nazionalpopolare e ne denunziano la blasfemia, la desacralizzazione del rito della lettura prima di fare la nanna. Ma se posti davanti ad un loro Tweet con tanto di #masterchef non vi pensiate tradiscano una qualche debolezza: vi diranno che Sky non è la Rai, che era un retweet, che anche Buck, il cane con cui condividono la foto del profilo (di pelo rosso e perciò filtro He-fe di Instagram) può confermare che la televisione era si accesa, ma per una maratona del teatro dell’assurdo da Beckett a Ionesco passando per Campanile.

Perché in fondo il gioco è sempre quello del lampione: raggrupparsi sotto un’insegna, la più luminosa possibile ed eleggere in seduta plenaria il più figo. Possibilmente essere il più figo. Che non è impossibile visto che nella contemporaneità niente è per sempre e c’è un grande ricambio. E allora magari sarò io domani ad azzeccare il tweet più interessante, quello che smerda il regista, crocifigge l’autore, sbrana l’attore, umilia il presentatore. Però, e si badi bene perché la netiquette è importante, sempre con un certo senso di superiorità, mixando centoquarantaquattro caratteri nel modo più irriverente, geniale e fottutamente infame possibile.

Se volete diventare star non abbiate pietà, quindi, di sbranare chiunque e comunque. Siate bulli, ma con arguzia. E fatevi crescere la barba. Oppure nascondete il viso dietro una sciarpa, così risalteranno gli occhi (ma, signorine, attente al filtro che usate).



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