“Siamo prigionieri di un piccolo pianeta la cui situazione eccezionale nel cosmo ha permesso la nostra comparsa. D’altra parte la nostra intelligenza, non meno eccezionale, ci permette di adattarci a una grande varietà di situazioni, ma non ci autorizza a fare tutto né a conoscere tutto.”
La nostra sopravvivenza dipende dal buon funzionamento delle nostre organizzazioni sociali, ma anche dal nostro ambiente.
Il problema è che ogni limite e ogni norma sono discutibili e che le frontiere sono sempre instabili, mutevoli. Ci sono inoltre limiti che non si deve superare, ma che è necessario conoscere. E, se si oltrepassa un determinato limite, allora addio limiti… “Questa arbitrarietà è uno scandalo per la ragione. La riflessione filosofica, fin dai suoi albori, ha avuto gioco facile nel denunciarne i paradossi. Per esempio, il filosofo megarico Eubulide di Mileto, nel IV secolo a.C., solleva il problema del sofisma del sorite. Qual è il limite che permette di dire che, aggiungendo un chicco di grano a un altro chicco, ottengo un mucchio? E all’inverso: avendo un mucchio di grano, a partire da quanti chicchi tolti posso dire che il mucchio non esiste più? Di qui, la tentazione di arrivare, a partire dall’arbitrarietà del limite, alla conclusione della sua inesistenza e dell’impossibilità di definire un mucchio, o addirittura dell’inesistenza del mucchio stesso. Questa conclusione affrettata è esattamente quella che l’Occidente ha adottato nel corso della sua storia, illustrando così la dimensione tragica della condizione umana, stretta tra l’impossibilità di definire norme razionali e quella di vivere senza norme.”