I malanni di stagione

Da Sciroccata

Quest'autunno decido di abbandonare la posizione fatalista degli ultimi anni " influenza, se esisti ci sarà un motivo vieni a prendermi se vuoi e dura quanto è scritto nel libro del destino," per ripiegare su un approccio meno nichilista e più naturalistico. Tale approccio si traduce nell'ingurgitare sostanze omeopatiche per rafforzare le mie difese immunitarie.
Il problema è che queste fiale e fialette si prendono a intervalli così distanti tra loro, che tra una sostanza e l'altra, è probabile che io abbia già rivisto la mia posizione o che comunque abbia già rimosso dalla mia mente questa incombenza. Noncurante di ciò, inizio l'assunzione.
Presa una fiala dall'impronunciabile nome "grippe nosode", dopo due settimane mi si propone una seconda provetta dal nome quanto tenero quanto inquietante, il cosiddetto "influenzinum", che ha tutta l'aria di essere un concentrato di influenza già pronto così che ti risparmi la fatica di aspettarla.
Lo guardo con diffidenza, poi compio l'atto di fede necessario e ingurgito: una roba amara e assolutamente imbevibile. Dopo aver fatto amicizia con influenzinum, devo dire che i miei sintomi di raffreddamento si sono stabilizzati: il raffreddore è tornato, i colpi di tosse sono più inquietanti e la sensazione di avere delle taniche di cemento armato sulla testa è sempre più concreta.
Immagino che mi si dirà che è così funziona, lo sfogo viene ora tutto insieme e non verrà più dopo. Ma non era meglio aspettare il proprio momento piuttosto che andarselo a cercare?
Ah, i miracoli dell'omeopatia.


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