I mercati finanziari incominciano a temere l’effetto Grillo

Creato il 01 novembre 2012 da Societa' Critica @societacritica

Lo ha affermato Gabriele Roghi responsabile gestioni patrimoniali di Invest Banca: se Grillo ed il suo movimento dovessero affermarsi come primo partito in Italia alle prossime elezioni politiche come appena successo in Sicilia i mercati non gradirebbero e lo spread schizzerebbe alle stelle. La connessione tra finanza e politica sta diventando sempre più forte e gli effetti sono sotto gli occhi di tutti. È bastata una conferenza stampa improvvida di Berlusconi per far schizzare lunedì scorso il differenziale tra BT e Bund di quasi 20 punti base. In futuro un post troppo temerario ed antieuropeo di Grillo potrà verosimilmente spargere il panico tra gli investitori (che con i loro capitali sostengono il nostro debito e quindi noi). Con le sue nuotate, i suoi proclami, i suoi comunicati e le sue piccole rivoluzioni il leader del M5S potrebbe diventare una mina vagante, pronta ad espolodere se innescata.

Un battito di ali a Palazzo Grazioli, o due righe fuoriposto sul blog del Movimento 5 stelle possono infatti generare in tempi di mercati interconnessi e globalizzati uno tsunami sui nostri conti pubblici (con tutte le ripercussioni del caso), coinvolgendo a catena anche le finanze degli altri stati europei.

Lo ha spiegato bene l’esperto Gabriele Roghi sulle pagine del Sole24ore di ieri interpellato da Vito Lops:

“I mercati cercano politiche che siano coerenti con gli interessi dei detentori del debito: chiunque e in qualunque forma tuteli il rimborso delle obbligazioni detenute dagli investitori globali è sostenuto e non avversato dai flussi di investimento; nel caso contrario – si veda il referendum greco cancellato con un colpo di spread – si innescano quelle vendite che molti identificano con la cosiddetta speculazione. Il discorso generale è che la politica e la democrazia sono state messe sotto scacco da una finanza che ha ormai da tempo esondato dal proprio alveo naturale (…). Il caso di Obama è eclatante: partito come il messia che ci avrebbe salvato dalla finanza, ha dovuto chinare il capo di fronte a lobby più potenti dello stesso Commander in Chief (…).”

Che il comico genovese possa riuscire, dove Obama ha fallito? Ne dubitiamo.

Grillo e Casaleggio quindi oltre a gioirei di aver incrementato il proprio bagaglio di voti in Sicilia di uno straordinario +512% (mentre PD, UDC e PDL perdono sul campo rispettivamente il 49%, il 38% ed il 73%) dovrebbero incominciare a pensare come convincere non tanto gli italiani che vedono il M5S come l’ultima spiaggia su cui puntare, ma quei mercati che un domani potrebbero vanificare ogni sforzo messo in atto per accumulare vasti settori di elettori. Con la fine dell’esperienza del governo Monti l’emergenza sul debito pubblico non scomparira’ ma anzi potrebbe aggravarsi come durante la parentesi appena conclusa del berlusconismo.

Riguardo questo tema sempre Gabriele Roghi sul quotidiano economico di Confindustria, che sulla finanza ha un occhio privilegiato e più affinato della Casaleggio Associati ha dichiarato:

“Se il M5S dovesse confermarsi come seconda forza politica e addirittura essere cruciale per la formazione di un governo o se a un certo punto i sondaggi dessero queste indicazioni, credo che i “mercati” farebbero tornare lo spread in area di pericolo, oltre i 500 punti per convincere gli italiani, prima delle elezioni, o i parlamentari dopo il voto, a dirigersi verso un Monti/altro tecnocrate a loro gradito”.

Chiaro no? I detentori del portafoglio mondiale attualmete non vedono il grillismo come un opzione percorribile.

Quel 14,7% dei voti raccolto dal Movimento 5 stelle in Sicilia dovrebbe quindi servire come base su cui costruire, i governi (locali e nazionali) di domani, tramite accordi programmatici con le forze più vitali e meno compromesse del paese. A meno che Grillo non speri di raggiungere il 51% dei consensi degli italiani, impresa mai riuscita nemmeno a Silvio Berlusconi con tutti i suoi apparati di informazione e scenario obiettivamente inquietante.

Va bene tutto, Grillo avrà pure l’appoggio di Mina (come pubblicizzato sul suo blog) ma non potrà fare meglio di Obama (in termini di relazioni con la finanza) e del Cavaliere (in termini di incremento del consenso). È tempo di scendere sulla terra ed usare i propri voti per tentare di cambiare qualcosa, altrimenti come ha detto il leader del movimento 5 stelle in Sicilia Giancarlo Cancelleri (nella foto), i grillini rimarrano delle “zitelle acide”. E la storia dei prossimi anni verrà scritta da qualcun altro.


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