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I nomadi, Bolzano e Soweto

Creato il 22 giugno 2018 da Gadilu
I nomadi, Bolzano e Soweto

Alcuni protagonisti del film “A ciambra”, di Jonas Carpignano

Quest’anno sudtirolesi e altoatesini hanno avuto un’occasione straordinaria per conoscere un po’ meglio la realtà dei cosiddetti “campi rom”. Si tratta del film “A ciambra”, lungometraggio girato dal giovane regista Jonas Carpignano e vincitore del Premio Provincia autonoma di Bolzano all’ultimo Film Festival. La dura realtà in cui vivono alcuni rom – in quel caso residenti in Calabria, nei pressi di Gioia Tauro – non viene edulcorata o resa più appetibile al palato di chi potrebbe avere dei pregiudizi negativi su queste comunità. Molto semplicemente, attraverso la straordinaria bravura degli interpreti si rivela un microcosmo complesso, a sua volta parte integrante di una rete di relazioni più vasta e perciò radicatissimo nel territorio. Cercatelo e vedetelo, ne vale la pena.

Si è tornati a parlare di rom a proposito delle recenti dichiarazioni di Matteo Salvini, il quale – in un’intervista rilasciata ad una emittente privata – ha detto che la “situazione” è ormai “caotica”, che urge un “dossier” in grado di farci vedere “chi, come, quanti”. Qualcuno, allarmato, ha citato odiosi “censimenti” o, peggio, criminali “schedature”. Ma stilare un dossier, in effetti, a quale fine sarebbe necessario? Salvini non l’ha detto esplicitamente, la questione può dunque essere lasciata aperta senza negare a priori una lettura “buonista” degli intenti del ministro: quando in campagna elettorale lui parlava di “ruspa” predicava la chiusura dei campi per costruire nuovi e più confortevoli alloggi in cui trasferivi con calma le persone.

Dalle nostre parti la parola “censimento” o “schedatura” ha subito ridestato vecchi fantasmi e antichi lamenti. Si sono avute dichiarazioni sconcertanti, come quelle della deputata Michaela Biancofiore, la quale non ha mancato di denunciare la condizione di segregazione razziale e di apartheid tuttora imperante in un clima di indicibili sofferenze patite dalla popolazione italiana. Biancofiore ha addirittura citato Langer e il libro di Sebastiano Vassalli del 1985, “Sangue e suolo”, dimenticandosi però che Langer giudicò allora il libro di Vassalli sbagliato e totalmente fuorviante e che lo stesso Vassalli, poco prima di morire, pubblicò un altro testo sull’Alto Adige (anzi sul “Sudtirolo”) lodandone la positiva evoluzione e sottolineando persino l’utilità della “proporzionale”: “Le vicende umane sono così complicate (…) da richiedere che un errore venga corretto da un errore di segno opposto”. Forse anche Biancofiore riuscirà prima o poi a correggere i suoi errori d’interpretazione e con lei quanti, ancora oggi, continuano a sovrapporre la florida provincia di Bolzano alla Soweto del 1976.

Corriere dell’Alto Adige, 22 giugno 2018

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