I partiti nazionalisti europei rispondono alla crisi ucraina

Creato il 07 aprile 2014 da Conflittiestrategie

[Traduzione di Redazione da: http://www.stratfor.com/analysis/european-nationalist-parties-respond-ukraine-crisis/Stratfor]

In breve

L’Unione Europea ha risposto alla crisi ucraina imponendo delle sanzioni alla Russia, ma diversi partiti nazionalisti europei, guardando agli sforzi dei Russi in Crimea, vedono una lotta per l’auto-determinazione non diversa dalla propria. Questi partiti non sono necessariamente filorussi, ma vedono in un rapporto cordiale con Mosca un contrappeso all’Unione Europea, in un momento in cui l’Unione è politicamente frammentata e la Russia sta diventando più determinata.

Alcuni di questi partiti stanno anche intrecciando rapporti l’un l’altro in vista delle elezioni parlamentari europee a maggio. Varie differenze politiche e ideologiche limiteranno la loro capacità di formare un blocco coeso nel Parlamento Europeo, ma la loro crescente popolarità costringerà i partiti maggiori ad abbracciare alcuni dei loro punti di vista, ed a raggiungere dei compromessi a livello di UE.

Analisi

Alcuni dei principali partiti nazionalisti europei hanno visto il referendum in Crimea come un evento positivo. Laddove Bruxelles ha dichiarato il voto illegittimo, il portavoce agli esteri del Partito Popolare Danese ha dichiarato che la decisione di unirsi alla Russia dovrebbe essere rispettata, mentre il partito bulgaro Ataka ha chiesto a Sofia di riconoscere i risultati. Ai primi di marzo, la guida del Front National francese, Marine Le Pen, ha espresso la propria preoccupazione in merito al governo non eletto dell’Ucraina, che ha accusato di essere illegittimo e di dare spazio a membri “estremisti”.

Queste tendenze risalgono a prima degli eventi in Crimea. A gennaio Marian Kotleba, il leader del partito slovacco di estrema destra Partito del Popolo – La Nostra Slovacchia, ha inviato una lettera all’ex Presidente Ucraino Viktor Yanukovich, incoraggiandolo a non cedere di fronte ai dimostranti della Maidan. Ancor prima, a maggio dello scorso anno, Gabor Vona, il leader del partito ungherese Jobbik, ha visitato Mosca incontrando diverse personalità.

In cerca di equilibrio

La maggior parte di questi partiti vede in un rapporto più stretto con la Russia un modo per contrastare l’Unione Europea e gli Stati Uniti. Uno degli elementi chiave nell’agenda dei partiti nazionalisti europei è la loro critica a Bruxelles. Alcuni chiedono di fermare o di invertire il processo d’integrazione continentale, mentre altri auspicano la completa abolizione dell’unione. Dei rapporti più stretti con la Russia servirebbero anche a contrastare l’influenza degli USA, un effetto auspicato da quei partiti che credono che i loro paesi dovrebbero uscire dalla NATO.

Dal momento che nessuno di questi partiti è al potere, le loro aperture pro-Russia sono perlopiù retoriche e non hanno grandi effetti sulla politica estera dei rispettivi paesi. Tuttavia i partiti nazionalisti hanno visto crescere la loro popolarità nel corso della crisi europea, perciò la Russia è interessata a sviluppare i suoi rapporti con loro. Secondo il think tank ungherese Political Capital, Mosca fornisce assistenza professionale e organizzativa ad alcuni di questi partiti, compreso l’accesso ai circoli ed agli esperti di politica. L’obbiettivo della Russia non è solo quello di sviluppare i rapporti bilaterali, ma anche quello di connettere l’un l’altro i partiti nazionalisti.

Nonostante queste iniziative, la maggior parte dei partiti nazionalisti europei non è banalmente filorussa. Infatti, diversi di questi partiti hanno respinto l’invito da parte di un’organizzazione non governativa vicina al Cremlino ad inviare degli osservatori per monitorare il referendum in Crimea. Ma in un momento in cui la crisi dell’Eurozona ha innescato una profonda frammentazione politica in Europa e la Russia sta diventando più determinata, i partiti nazionalisti ritengono che i loro governi dovrebbero mantenersi aperti a tutte le possibilità, sviluppando una politica estera più bilanciata. Per certi partiti, rapporti economici e politici più profondi con la Russia – anche se non un allineamento completo – sono una necessità strategica nel panorama attuale.

Prima della crisi ucraina, alcuni partiti nazionalisti intessevano rapporti con l’estrema destra ucraina. A marzo del 2013, un membro del partito ucraino Svoboda ha partecipato a una conferenza organizzata dal partito di destra Partito degli Svedesi a Stoccolma, dove tra i relatori c’era un esponente del Partito Nazional Democratico tedesco. Svoboda e il Partito Nazional Democratico si incontrarono quindi in Germania a maggio, per discutere su una collaborazione più stretta.

Tuttavia, ora che è scoppiata la crisi tra Russia e Ucraina, molti dei gruppi nazionalisti hanno dovuto prendere le distanze. Per esempio il Partito Nazional Democratico è diviso al suo interno perché appoggiare la Russia significa ostacolare i nazionalisti ucraini. Il partito non ha commentato le mosse russe in Crimea, e recentemente la sua sezione regionale bavarese ha criticato l’Occidente per le sanzioni contro la Russia. Nel suo programma per le elezioni europee, il Partito Nazional Democratico tesse le lodi del Presidente Russo Vladimir Putin per essersi opposto al multiculturalismo in Russia, ed invoca una collaborazione economica più forte con Mosca.

Anche i partiti nazionalisti più grandi, come il Front National francese, hanno ridimensionato i loro legami con Svoboda nel loro sforzo di ripulire la propria immagine e diventare più accettabili per una base elettorale più estesa. Il partito nazionalista ucraino può ora contare solo sui partiti più piccoli e più estremisti per quanto riguarda la collaborazione internazionale.

Spostando la maggioranza

Nel frattempo, i partiti nazionalisti europei cercano di stabilire legami più saldi l’uno con l’altro. Negli ultimi mesi il Front National e il Partito per la Libertà olandese hanno raggiunto un accordo per unire le proprie forze dopo le elezioni parlamentari europee. I partiti minori, come la Lega Nord italiana, il belga Interesse Fiammingo e i Democratici Svedesi, potrebbero imitarli.

Dal momento che ci si aspetta che molti partiti ottengano buoni risultati nelle elezioni, essi saranno in grado di costituirsi in un gruppo piuttosto grande nel Parlamento dell’UE, ma d’altra parte sono piuttosto disomogenei. Sebbene la maggior parte condivida un’opinione negativa dell’Unione Europea, per il resto hanno poco o nulla in comune. Alcuni pensano addirittura che associarsi a partiti stranieri (e controversi) durante la campagna elettorale possa danneggiarli sul fronte interno. Alcuni partiti euro-scettici, come il Partito per l’Indipendenza nel Regno Unito, hanno già dichiarato che non faranno parte di alcuna coalizione con i nazionalisti. Per finire, alcuni partiti sono considerati troppo estremisti, inclusi Jobbik in Ungheria e Alba Dorata in Grecia, e verranno esclusi da qualunque coalizione.

Il risultato sarà che i nazionalisti avranno una forte rappresentanza, ma probabilmente non saranno abbastanza coesi da prendere il controllo della situazione. Tuttavia, i gruppi principali di centrodestra e centrosinistra saranno costretti a formare un’alleanza per impedire agli euro-scettici di bloccare i processi legislativi. Ciò renderà ancor più contorto il già complesso iter decisionale dell’UE.

La crescente popolarità dei partiti nazionalisti avrà conseguenze anche sul fronte interno. Con l’euro-scetticismo che acquista consensi, i partiti moderati dovranno adottare alcuni dei punti dell’agenda dei nazionalisti. Il recente aumento della retorica anti-UE a Londra si può spiegare in parte con l’ascesa nei sondaggi del Partito Indipendenza. Alla stesso modo, le posizioni anti-immigrazione nel Governo Francese e nell’opposizione sono perlopiù una risposta ai successi del Front National.

I partiti nazionalisti hanno molto meno peso nelle relazioni dei loro governi con la Russia. Ostacoli commerciali, energetici e politici sono ancora il fattore principale nei legami dei paesi UE con Mosca. Tuttavia, prima della crisi ucraina, alcuni paesi dell’Europa centrale stavano ripensando la propria posizione nel continente. In varia misura, paesi come l’Ungheria, la Romania, la Bulgaria e la Slovacchia stavano seriamente considerando i possibili benefici di rapporti economici e politici più stretti con la Russia.

Avvicinarsi alla Russia non significa rompere con l’Unione Europea e con la NATO, ma il panorama geopolitico in mutamento fa sì che le relazioni con la Russia non siano più un tabù in questi paesi ex-comunisti. Nel breve periodo, i fatti in Ucraina finiranno probabilmente con il raffreddare le relazioni tra questi paesi e Mosca, ma la crescente competizione tra la Russia e l’Occidente sull’Europa centrale segnerà gli anni a venire. I partiti nazionalisti europei giocheranno un ruolo in questa competizione.


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