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I Pfas alterano anche la fertilità femminile

Creato il 11 novembre 2019 da Informasalus @informasalus

gravidanza

Aborti, endometriosi, alterazioni del ciclo mestruale, nati pre-termine e sottopeso. Le patologie riproduttive femminili possono essere correlate all'azione delle sostanze perfluoroalchiliche (Pfas) sulla funzione ormonale del progesterone, ormone femminile che agisce a livello dell'utero.

A confermare i rischi per la salute legati all'esposizione a tali sostanze è un team di ricerca dell'Università di Padova coordinato da Carlo Foresta, con Andrea Di Nisio e Manuela Rocca, che ha valutato l'effetto dei Pfas sull'azione del progesterone.

L'analisi sulle cellule endometriali in vitro ha mostrato che i Pfas interferiscono vistosamente sulla regolazione dei geni espressi a livello dell'endometrio; su più di 20.000 geni analizzati, il progesterone ne attiva normalmente quasi 300, ma la ricerca ha riscontrato che in presenza di Pfas ne vengono alterati 127, tra i quali proprio quelli che preparano l'utero all'attecchimento dell'embrione e quindi alla fertilità.

Lo stesso gruppo di ricerca nel 2018 aveva individuato il meccanismo attraverso il quale i Pfas alterano sia lo sviluppo del sistema uro-genitale che la fertilità negli uomini, interferendo con l'attività del testosterone. “A questo punto – ha commentato Foresta - la comprensione di un'interferenza importante dei Pfas sul sistema endocrino-riproduttivo sia maschile che femminile e sullo sviluppo dell'embrione, del feto e dei nati, suggerisce l'urgenza di ricerche che intervengano sui meccanismi di eliminazione di queste sostanze dall'organismo, soprattutto in soggetti che rientrano nelle categorie a rischio”.

Come hanno spiegato i ricercatori, questa dei Pfas si inserisce peraltro in una tendenza più vasta: l’ambiente si sta progressivamente arricchendo di prodotti inquinanti - principalmente di residui chimici, della plastica e dei suoi prodotti di degradazione - ai quali l’uomo e gli animali possono essere esposti attraverso l’alimentazione, le acque e il contatto stesso. Tali sostanze, definite “interferenti endocrini”, possono alterare l’equilibrio e la funzione degli ormoni interagendo o interferendo con la normale funzione ormonale e portando effetti avversi sulla salute.





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