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I poteri forti, i loro fiduciari e i politici lacchè

Creato il 09 giugno 2012 da Tnepd

Lloyd BlankfeinMonti ha messo le mani avanti per avvertire che Wall Street e la City ci affonderanno se non faremo riforme e privatizzazioni

di Filippo Ghira
Rinascita

I “poteri forti” che abbandonano il governo Monti?

Un governo che di quei poteri forti, italiani ma soprattutto esteri, è diretta espressione?

Un governo che è nato per realizzare appositamente gli interessi di quei poteri forti?

Un’ipotesi che sarebbe folle sostenere visto che finora l’ex consulente di Goldman Sachs e di Moody’s, nonché membro della Commissione Trilaterale e del Bilderberg, ha fatto quello che doveva fare.

Come ad esempio, decidere lo scorporo della Snam dall’Eni. Quello che volevano Wall Street e la City. E soprattutto le compagnie petrolifere anglo-americane e anglo-olandesi che spingono ora per la privatizzazione dell’Eni. Pensiamo pure alla riforma del mercato del lavoro che grazie alla Fornero diverrà sempre più precario e flessibile, nonostante le assicurazioni in merito rilasciate dal ministro dalla lacrima facile.

La tirata di Monti è apparsa così fatta più in difesa che in attacco, osservando malinconicamente che lui medesimo e il suo governo, negli ultimi tempi, hanno perso l’appoggio di quei poteri forti che molti osservatori gli attribuivano. In particolare, il professore della Bocconi ha lamentato di non essere più sostenuto, come prima, da un quotidiano (evidentemente il Corriere della Sera) che di quei poteri forti è considerato “voce autorevole”. Un quotidiano del quale, prima di arrivare a Palazzo Chigi, Mario Monti è stato più volte articolista, con i suoi pezzi piazzati in prima pagina come articoli di fondo, a rappresentare quindi la linea “ufficiale” del Corriere e di conseguenza di quei “poteri forti” che forse non lo ameranno più come prima perché poco decisionista ma che sicuramente non lo hanno abbandonato.

Le frasi di Monti vanno intese allora come rivolte a fare capire ai partiti politici che appoggiano il suo governo tecnocratico, che la ricreazione è finita e che se l’Italia vuole che la speculazione si fermi deve varare e in fretta una totale riforma ultra-liberista del sistema economico nazionale.

Con il differenziale di rendimento (spread) tra i nostri Btp decennali e i Bund tedeschi che è ritornato a quota 500 punti, come ai tempi dei tanto disprezzati Berlusconi e Tremonti, l’Italia è di nuovo sotto tiro. Proprio perché Monti non ha realizzato in maniera compiuta e in modo più veloce quello che gli era stato chiesto prima di essere issato al governo. Così, dopo che da settori del centrodestra e del centrosinistra si sono levate voci che chiedevano elezioni anticipate in autunno e quindi la fine del suo governo, Monti ha voluto giocare d’anticipo e avvertire: guardate io non sono in grado da solo di tenere calmi i mercati finanziari (voleva dire gli speculatori) ma senza di me sarà il caos e rischiamo di fare la fine della Grecia. O della Spagna. Guardate, voleva dire ancora Monti, siamo ormai in una fase storica nella quale l’Alta Finanza (il potere reale) non si fa più problemi di mettere in evidenza il ruolo di sovrastruttura della politica che è chiamata soltanto a mettere in atto i desiderata della struttura, altrimenti verrà spazzata via.

Sulla questione “poteri forti” ha fatto spallucce pure il vice ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, ex direttore generale del Tesoro. “Monti abbandonato dai poteri forti? – ha ironizzato – Se me li indicate poi ve lo dico”. Una scelta di basso profilo per non ammettere quello che in realtà è evidente: la natura del governo Monti come agenzia di affari dei poteri forti esteri ed italiani che va tenuto sotto pressione, e non amato più come prima, se non si mostrasse deciso ad andare avanti sulla strada promessa e se non cercasse di fare passare le riforme ultraliberiste attraverso il voto di fiducia. Uno strumento in grado di imporre le proprie ed altrui scelte e allo stesso tempo di fare toccare con mano alla politica il fatto di essere un semplice esecutore di ordini.

Lo stesso anglofono Monti al momento del suo insediamento aveva negato di essere un esponente dell’Alta Finanza e delle multinazionali.

Anche come commissario europeo (alla Concorrenza e poi al Mercato Interno), aveva sostenuto, ho inflitto una multa consistente alla Microsoft per “abuso di posizione dominante”. Multa che in realtà qualsiasi altro commissario al suo posto avrebbe potuto infliggere, considerata l’evidente situazione di predominio esercitata sul mercato del software dall’azienda Usa.

Una multa quasi obbligata quindi ma che non può essere presa ad esempio per negare l’innegabile legame di Monti con gli ambienti finanziari anglofoni e la sua condivisione della filosofia operativa che li muove. Quella che intende fare del mondo, non solo dell’Europa, un unico grande mercato, sul quale possano essere spostati a piacimento materie prime, merci, prodotti finiti, capitali e forza lavoro e grazie al quale la sovranità degli Stati venga esautorata progressivamente. Questo vogliono i poteri forti di cui Monti quasi nega l’esistenza e il peso, questo vogliono i poteri forti, tipo la “sua” Goldman Sachs guidata da Lloyd Blankfein (nella foto) che l’hanno messo a Palazzo Chigi.


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