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I protagonisti della settimana NBA: Dragic e gli Heat scaldano l’Est, D-Will e i Mavs tremano ad Ovest

Creato il 10 marzo 2016 da Basketcaffe @basketcaffe
Goran Dragic - © 2016 twitter/MiamiHEAT

Goran Dragic – © 2016 twitter/MiamiHEAT

Qualcosa è cambiato in Florida ed il protagonista è Goran Dragic. I gravi malanni fisici di Chris Bosh hanno obbligato gli Heat a cambiare strategia, con un quintetto più piccolo e veloce che ha fatto proprio al caso del playmaker sloveno. “Ad inizio stagione mi sono sentito come se corressi da solo” ha dichiarato. Ed effettivamente, da quando Miami ha scaldato i motori, viaggia più veloce di tutti in NBA, segna molto più di quanto faceva prima e, soprattutto, vince. Cinque successi consecutivi, prima dello stop della notte scorsa contro i Bucks, ed un quarto posto in Eastern Conference con vista sulla parte bassa del podio. Dragic, che prima dell’All-Star break viaggiava a medie irrisorie rispetto ai recenti ed entusiasmanti anni di carriera (12.2 punti e 5.3 assist) è l’anima di questa nuova e ruggente squadra. Non ha certo pensato di incolpare Bosh o Dwayne Wade per i problemi e la frustrazione che prima lo affliggevano: “Non mi sentivo a posto, ero arrabbiato con me stesso. Ora tutto va nella giusta direzione“, semplicemente prende atto di quanto la situazione sia migliorata per lui, che rappresenta comunque il futuro della franchigia, avendo firmato per 5 anni e 85 milioni di dollari ad inizio stagione.

It’s all about winning“, questa è l’unica cosa che conta, soprattutto in una delle società più vincenti del passato recente. L’assenza di Bosh ha, come detto, obbligato gli Heat ad abbassare il quintetto, senza perderne in efficacia a rimbalzo e sotto canestro, soprattutto grazie alla ritrovata efficienza di Luol Deng, ma soprattutto alle prestazioni astronomiche dalla panchina di Hassan Whiteside. E’ stato soprattutto Dragic, però, ad alzare esponenzialmente il proprio fatturato: dalla pausa in avanti ecco 17.5 punti a partita, cui aggiunge 5.2 rimbalzi ed oltre 7 assist di media, comprese tre doppie-doppie ed un record che comprende otto vittorie ed appena tre passi falsi. Lo sloveno è decisivo su entrambi i lati del campo visto che, nel periodo preso in esame, stampa non soltanto un 109.4 di offensive rating, ma anche un eccezionale 98.3 di defensive rating (+11.1). Se il lauto investimento di inizio stagione poteva sembrare un azzardo, tanto che a febbraio è stato ad un passo dall’essere inserito in una trade, ecco che oggi si godono tutti i benefici della sua permanenza in Florida. Soprattutto se l’intesa con l’altro talento più cristallino, Whiteside, continuerà a produrre canestri e spettacolo all’American Airlines Arena.

Tutto il contrario si può dire tanto del periodo di forma di un Deron Williams in calo sempre più evidente di prestazioni e per i suoi Mavericks, la squadra meno calda del momento in Western Conference. Quattro sconfitte consecutive, soltanto cinque vittorie nelle quattordici partite giocate dall’inizio del mese di febbraio ed un settimo posto ad Ovest che potrebbe presto tramutarsi in ultima spiaggia se i Rockets continueranno a ritrovare continuità di rendimento. Fortuna che i Jazz stanno perdendo colpi, altrimenti per Dallas i playoff sarebbero seriamente a rischio. In tutto questo, se Dirk Nowitzki non può e non deve mai essere messo in discussione, se Chandler Parsons inizia a mostrare tutto il proprio potenziale anche a Dallas, se Wesley Matthews si sta lentamente ambientando, nel frattempo che ritrova la forma fisica ottimale, il prodotto di Illinois è la delusione più cocente. In particolare nel mese di marzo, in cui i Mavericks contano una sola gioia su cinque partite giocate, basti un dato per tutti: un buon 104.6 di offensive rating è completamente cancellato da 106.7 punti subiti ogni 100 possessi con D-Will sul parquet.

In generale, comunque, la stagione del 31enne non può che dirsi deludente: i 13.9 punti a partita rappresentano un minimo in carriera dopo l’anno passato ed il suo anno da rookie, unica stagione in cui, però, il suo fatturato in termini di assist è stato inferiore ai 5.5 attuali. Nella striscia di quattro sconfitte ancora attiva, Williams ha segnato appena 12 punti a partita, tirando con il 36% dal campo e 8/23 da oltre l’arco. La circolazione ottimale del pallone non è stata un punto di forza per Dallas nel recente periodo, escludendo la breve parentesi di Rajon Rondo l’anno passato. Con D-Will la situazione non poteva che migliorare, ma ci si aspettava anche per questo qualcosa di meglio rispetto all’attuale 28.4% di assist percentage, per intenderci inferiore anche a quella del compagno J.J. Barea. Più dolori che gioie al momento in Texas. Dolori che devono aver provato anche le caviglie del numero 8 quando Ben McLemore si è preso gioco di lui con un magico crossover, puntellato dalla successiva tripla a segno. Sintomo che a Dallas è ora di suonare la sveglia.

 

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