Magazine

I pubblici della cultura

Creato il 06 aprile 2016 da Gazzettino @Gazzettino_Info
I pubblici della culturaL’idea di questo articolo nasce unicamente da un corso di aggiornamento a cui i giornalisti pubblicisti sono tenuti a seguire affinché possano mantenere l’iscrizione allo stesso Ordine dei giornalisti.Così il 13 gennaio 2016 presso la sala ONU del meraviglioso Teatro Massimo di Palermo si è tenuto questo seminario legato comunque anche alla presentazione di un libro che si sarebbe svolta nella stessa giornata ma ad un orario diverso, ma che diventa allo stesso tempo motivo di riflessione su un tema a volte sottovalutato. Naturalmente il mio interesse per l’argomento ha fatto scattare l’esigenza di saperne di più. Io sono una socialpatica ovvero una persona che ama relazionarsi e confrontarsi con le idee altrui, attraverso un social che sia Facebook, Instagram o semplicemente Twitter. Dunque in merito alla scelta di cosa vedere in tempi brevi, leggere o semplicemente aggiornarsi di cultura diventa, attraverso un semplice click, accessibile a tutti. Così i divulgatori della cultura, che sia editoria, che sia teatro, musica, network televisivi, riconoscono finalmente l’esigenza assoluta di studiare l’audience e lo sviluppo delle politiche di adesione alla cultura stessa. Dunque sono diventate   tematiche particolarmente importanti da parte delle istituzioni che devono a loro volta partecipare attivamente alla cultura con i finanziamentiCosì in collaborazione con l’Ordine si sono trovati a discutere Antonella Agnoli consulente bibliotecaria e autrice de “Le piazze del sapere” e di “Caro sindaco, parliamo di biblioteche”,  Michele Trimarchi, docente di Cultural Economics a Bologna, componente dell’editorial board del Creative Industries Journal, vicepresidente della Fondazione Teatro comunale di Bologna”, Antonio Taormina, direttore del Settore Osservatorio di Ater (Associazione teatrale Emilia Romagna) e coordinatore dell’Osservatorio Spettacolo della Regione Emilia Romagna, questi alcuni dei nomi; assolutamente interessante l’intervento del sovrintendente del Teatro Massimo Francesco Giambrone. La dialettica riguardava soprattutto sui numeri dei pubblici della cultura ovvero questioni complesse e spesso controverse, che vedono numeri di spettatori diversi a seconda della regione, a seconda del genere rilevato e nella ricerca  attiva dell’offerta ricca e molto articolata dei temi, delle poste in gioco nonché la messa a punto di alcuni parametri concettuali, e di linee guida in vista di soluzioni possibili affinché luoghi concettualmente chiusi come potrebbe essere un teatro con la sua lirica possa finalmente aprire le sue porte. All’avvio del suo incarico  per esempio, Francesco Giambrone si scontra con un numero di bilancio che andrebbe analizzato perché la realtà vera è che un teatro resta aperto 1 giorno su tre, che il bilancio era in ordine ed il teatro era in salute, ma un teatro con un bilancio in ordine e con un’occupazione dei posti del 50 %  non è davvero in salute; due sono le culture con cui il paese ha a che fare: la cultura della conservazione e la cultura della fruizione; le tematiche diventano assolutamente legate anche se in realtà la tendenza nel paese è stata opposta, ovvero la conservazione dei luoghi di cultura diventa quasi opposta alla fruizione e considerato ciò, i teatri, le biblioteche restano luoghi chiusi dove non c’è cultura fruibile ma solo cultura da conservare. L’esempio è proprio il Teatro Massimo di Palermo che diventa oltre che teatro anche museo. Il teatro apre le porte al pubblico e le apre nel modo più semplice…cioè aprire i cancelli che circondano tutto il perimetro del teatro; questa azione come racconta lo stesso sovrintendente diventa davvero una lotta con chi gli risponde “No!  Ma noi abbiamo fatto sempre altro…” dunque si trova a scontrarsi con una mentalità della conservazione che mal si coniuga con la mentalità della fruizione: ma la battaglia la vince lui, i numeri gli daranno ragione, da 44.000 visitatori arriverà nell’arco di un anno a 74.000... e il teatro diverrà il secondo luogo più visitato della cittàdi Palermo dopo la stupenda Cappella Palatina; dunque la fruibilità di un luogo considerato chiuso alla massa diventa luogo di accesso alla cultura, che sia danza, teatro, musica lirica poco importa, finalmente il teatro apre le porte ad un pubblico trasversale e diventa un luogo accessibile. Naturalmente la particolarità dell’incontro era il confronto dei diversi pubblici che si possono affacciare alla cultura e in questo avvicendarsi di pubblico diventa importante anche la relazione che si sviluppa fra fruitore della cultura anche attraverso un social e il divulgatore della cultura che deve avere a che fare anche con un pubblico a volte distratto. Dunque ci si pone davanti ad un pubblico che prima veniva considerato contemplativo, e che invece deve diventare oltre che contemplativo anche attivo nel vero senso della parola; il pubblico deve sentirsi parte attiva dello spettacolo vivendo anche una dimensione partecipativa. Questo il risultato delle ultime politiche europee, cambia la considerazione di tutto e anche un social diventa la trasposizione di una locandina cartacea, di un manifesto teatrale sul web accessibile a tutti. Prima che si possano aprire le menti alla cultura diventa necessario cambiare la mentalità di chi la divulga; fatto questo primo passo tutto diventa più semplice e la tecnologia in questo diventa un valido aiuto.
BARBARA FILIPPONE

Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :