I pugnalatori di Leonardo Sciascia

Creato il 05 dicembre 2014 da Paperottolo37 @RecensioniLibra

Leonardo Sciascia e un mistero dell’Italia appena unificata

Dell’amore di Leonardo Sciascia per i misteri nostrani ed in special modo se in questi misteri entra la sua Sicilia non credo occorra che dica nulla di più di quanto già non appare ovvio leggendo la sua opera letteraria. Ne “I pugnalatori“, uscito dopo l’altro romanzo, se di “romanzo” è corretto parlare visto l’argomento e considerato che protagonisti sono personaggi realmente esistiti, in cui si occupava di un mistero legato ad un personaggio eminentissimo della scena scientifica italiana e siciliana in particolare, ovvero “La scomparsa di Majorana“, Leonardo Sciascia si immerge e ci fa immerge nell’esplorazione di un mistero risalente stavolta al primo periodo immediatamente successivo all’Unità d’Italia. Le vicende hanno luogo a Palermo dove, in una sera d’ottobre del 1862 in contemporanea o quasi vengo pugnalati, chi a morte chi riportando solamente ferite di varia gravità, tredici persone. A poco tempo da questi gravissimi fatti viene fermato un uomo, certo Angelo D’Angelo, responsabile in prima persona di una delle aggressioni, il quale, per poter (per quanto possibile, almeno) alleggerire la propria posizione, come si direbbe oggi, fa i nomi degli altri responsabili i quali, in breve tempo, vengono poi arrestati e rinviati a processo a seguito del quale verranno condannati, chi al patibolo, chi ai lavori forzati a vita e l’ultimo, colui il quale meno responsabilità aveva avuto nei fatti, ai lavori forzati per un periodo di vent’anni.

Vicenda chiusa quindi? All’apparenza si potrebbe credere di sì ma gli inquirenti, tra i quali il Giudice Giacosa, inviato a Palermo dal Piemonte, vogliono vederci più chiaro circa i mandanti di queste pugnalazioni e circa i motivi che stanno dietro a questi fatti di estrema gravità. Indagando i due inquirenti vedono le indagini indirizzarsi, inizialmente, verso la pista di un’azione ordita da nostalgici dei Borboni. Proseguendo però nelle proprie indagini i due si imbattono in una sorta di cospirazione intricatissima nella quale entrano, a vario titolo, gli ambienti più disparati, da quelli religiosi a quelli della politica più “alta”. Insomma un ginepraio dal quale emerge sempre più un desolante scenario di impossibilità di venire a capo della Verità ed un’altrettanto desolante mancanza di speranza di poter fare Giustizia, quantomeno una Giustizia completa. Infatti, mentre per alcuni capi che avevano diretto sul campo le azioni delittuose scatta la lama della ghigliottina, utilizzata in quel caso per applicare la pena di morte, per almeno un altro responsabile, un responsabile che però occupa una posizione di grande rilievo, ci saranno solo guardie d’onore e manifestazioni pubbliche in vece del Re d’Italia. Come apparirà anche in “Una storia semplice“, anche ne “I pugnalatori” le speranze che restano ancora alla Giustizia sono nulle.



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