I rapporti della Turchia con la Russia ruotano attorno all’Iran

Creato il 13 gennaio 2014 da Conflittiestrategie

[Traduzione di Francesco D’Eugenio da: Turkish Relations with Russia Hinge on Iran]

Sommario

Il Ministro degli Esteri Turco Ahmet Davutoglu si è recato in Armenia il 12 dicembre per partecipare al meeting dell’Organizzazione per la Cooperazione Economica del Mar Nero. La Turchia ha un rapporto travagliato con il proprio vicino, e questo è stato il primo viaggio di Davutoglu a Yerevan dal 2009. La sua visita giunge una settimana dopo quella del Presidente Russo Vladimir Putin: l’Armenia è infatti una stretta alleata della Russia, tanto da aver deciso a settembre di unirsi all’unione doganale a guida russa.

La decisione di Davutoglu di rinnovare gli sforzi per normalizzare le relazioni con l’Armenia è il risultato di un importante cambiamento di direzione nelle dinamiche regionali. Il miglioramento delle relazioni tra Stati Uniti e Iran spinge sia la Turchia che la Russia a rivalutare le proprie strategie regionali. Se il riavvicinamento dell’America dovesse continuare, molto probabilmente la Turchia finirà con lo sfidare la Russia per l’influenza sulle due regioni strategiche del Mar Nero e del Caucaso.

Analisi

Uno dei principali obbiettivi strategici della Russia è quello di estendere la propria influenza sulla periferia dell’ex-Unione Sovietica. Per garantire la propria sicurezza, la Russia si è altresì impegnata a mantenere una forte presenza navale nel Mar Nero. La Turchia, d’altro canto, aspira ad acquistare un maggior ruolo geopolitico come leader della regione. Tra i suoi obbiettivi ci sono la normalizzazione dei rapporti con l’Armenia e il rafforzamento della cooperazione con Georgia ed Azerbaijan. Cosa ancora più importante, la Turchia mira a diversificare le sue importazioni di energia, che vengono in gran parte dalla Russia. Per poter salvaguardare la significativa area geografica della Penisola Anatolica e difendere le rotte di rifornimento essenziali, anche la Turchia è decisa a mantenere una presenza nel Mar Nero e nel Mediterraneo orientale.

Sia la Russia che la Turchia sono soggette a certi vincoli. Sebbene la Russia goda di buoni rapporti militari ed economici con l’Armenia, essa ha di fronte un certo numero di sfide nelle sue relazioni con il resto del Caucaso. Nonostante il miglioramento dei rapporti tra Russia e Georgia, il problema irrisolto delle regioni separatiste dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia – che garantiscono alla Russia l’influenza sulla Georgia – impedisce a Mosca di normalizzare le relazioni con il suo vicino meridionale. L’obbiettivo russo di aumentare la propria influenza sull’Azerbaijan cozza contro l’indirizzo di Baku a una politica estera che limiti il peso della Russia.

La Turchia non è riuscita a cementare i propri rapporti con la vicina Armenia, perché questo paese non può superare la disputa con l’Azerbaijan sul Nagorno-Karabakh. Fintanto che continuerà il conflitto tra Armenia ed Azerbaijan sulla storica regione, la Turchia non potrà risolvere pienamente le proprie differenze con Yerevan.

L’impegno della Russia a mantenere una presenza nel Mar Mediterraneo e a stabilire nuove basi in punti strategici come Cipro sono limitati dalla posizione geografica della Flotta del Mar Nero. La capacità russa di proiettare la propria potenza navale nel Mediterraneo orientale dipende dal consenso turco al passaggio delle navi russe attraverso il Bosforo. Sebbene la Convenzione di Montreux del 1936 garantisca l’accesso dello stretto alle navi russe, l’interpretazione e l’applicazione di tale accordo da parte di Ankara potrebbero cambiare con il mutare delle dinamiche geopolitiche. Purtroppo per Mosca, la Turchia è adusa a una certa flessibilità nell’applicazione della convenzione, come dimostrato dalla presenza nel Mar Nero di navi americane durante la guerra con la Georgia nel 2008.

In termini energetici, la Turchia dipende fortemente dal gas naturale russo. Nonostante la vicinanza geografica all’Iran ed all’Iraq, problemi politici e di sicurezza in entrambi i paesi hanno finora impedito ad Ankara di importarne quantità significative di petrolio o gas. La Russia fornisce il 60 percento delle importazioni turche di gas, a  fronte del 18 percento del gas (e del 15 percento del petrolio) che vengono dall’Iran.

Sebbene il 7 percento del petrolio turco provenga oggi dall’Iraq, la strategia espansionista turca si è concentrata su un oleodotto indipendente che collega la Turchia alla regione petrolifera del Governo Regionale Curdo del nord dell’Iraq. L’oleodotto è pronto e funzionale, ma Ankara sta tuttora provando a negoziare con Baghdad su quello che è un problema politico delicatissimo.

Negoziati con l’Iran e mutamento delle dinamiche regionali

I recenti negoziati tra l’Iran e i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU più la Germania (P-5+1), che hanno portato a un accordo provvisorio sul nucleare, potrebbero cambiare il gioco e gli obbiettivi per Russia e Turchia. Di fronte a un Iran in rinascita e meno isolato, entrambi i paesi si impegneranno con tutta probabilità a limitare l’influenza di Tehran sul Caucaso. Mantenere una presenza nel Caucaso significa però due cose molto diverse per Ankara e Mosca.

Tradizionalmente la Russia ha sempre appoggiato l’Armenia e l’Azerbaijan, armandole entrambe per accrescere la propria influenza. Mosca può inoltre contare sui propri avamposti militari nel Caucaso, come la 102ª base militare a Gyumri, in Armenia, a soli 12 chilometri dal confine Turco. Oltre ad estendere il contratto di affitto della base fino al 2044, in giugno la Russia vi ha dispiegato un certo numero dei suoi sistemi di missili balistici tattici Iskander-M (basati su un veicolo lanciatore in grado di ingaggiare bersagli a 400 chilometri di distanza). Anche se la 102ª base militare fa parte del sistema di difesa aerea comune della Comunità di Stati Indipendenti (stabilita nel 1996 e comprendente Armenia, Bielorussia, Kazakhstan, Kyrgyzstan, Russia e Tajikistan), lo schieramento dei sistemi Iskander può essere interpretato come una dimostrazione di forza nei confronti di Azerbaijan e Turchia. Ci aspettiamo che la Russia continui la sua strategia di dispiegamento militare nel contenere l’influenza e le ambizioni di Turchia e Iran sulla regione.

L’influenza della Turchia sul Caucaso e in Asia Centrale

Anche la Turchia sta adattando le proprie politiche per tenere conto di una possibile rinascita dell’Iran, mediando un riavvicinamento tra Armenia ed Azerbaijan e una soluzione per il conflitto sul Nagorno-Karabakh. Davutoglu ha discusso l’argomento con il Segretario di Stato USA John Kerry il 18 novembre. Normalizzare i rapporti con l’Armenia e rafforzare i legami con l’Azerbaijan servirebbero alla Turchia per limitare l’influenza di Tehran nella regione. Riconoscendo gli sforzi della Turchia verso una riconciliazione, l’Armenia ha invitato i ministri degli esteri turco ed azero ad un summit a Yerevan il 12 dicembre. Davutoglu ha accettato l’offerta e si è recato in Armenia, ma il ministro azero ha invece mandato una figura di secondo piano al proprio posto.

Nonostante abbia pubblicamente appoggiato i negoziati, la Russia è segretamente interessata a prolungare il conflitto per consolidare il proprio potere e la propria influenza. Questi approcci opposti non faranno altro che aumentare la tensione tra Russia e Turchia.

I negoziati con l’Iran stanno anche cambiando i vincoli cui Turchia e Russia sono sottoposte. Se la comunità internazionale dovesse sbloccare i fondi iraniani, Tehran avrà finalmente a disposizione l’agognato denaro da investire nel settore dell’energia. Se l’Iran dovesse raggiungere un accordo definitivo sul proprio programma nucleare, gli altri paesi potrebbero abolire del tutto le sanzioni, dando l’opportunità a compagnie private e agenzie internazionali di investire nelle infrastrutture del paese o addirittura di erogare prestiti.

Sebbene occorrerà del tempo prima dell’ammodernamento dell’Iran, esso dispone della seconda riserva di gas naturale al mondo. La rimozione delle sanzioni e dei controlli aumenterà la capacità di Tehran di esportare energia in paesi come la Turchia, aiutando così Ankara nei suoi sforzi atti a diversificare le proprie fonti di energia da Mosca.

Dall’inizio di novembre Davutoglu ha già incontrato due volte la sua controparte iraniana, mentre il Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan conta di ospitare il Presidente Iraniano Hassan Rouhani a gennaio, per poi visitare egli stesso Tehran alla fine del mese. Anche se la dipendenza energetica della Turchia dalla Russia continuerà nel futuro, la diversificazione delle fonti permetterà ad Ankara di seguire una politica più decisa nel Caucaso e nel Mar Nero.

La risposta russa all’intraprendenza della Turchia sarà verosimilmente un aumento della propria influenza in Georgia e Azerbaijan, e l’accelerazione nella modernizzazione della Flotta del Mar Nero. Allo stesso tempo, la Russia competerà con l’Iran per conservare la propria quota del mercato energetico turco. Russia e Turchia continueranno probabilmente la loro cooperazione sui progetti comuni, come la centrale nucleare di Akkuyu nella città meridionale di Buyukeceli, finanziata dai Russi. Ciononostante, il potere d’influenza della Russia in Turchia diminuirà nel corso del tempo.

Nel lungo periodo, tuttavia, un Iran in rimonta potrebbe minacciare gli interessi russi e turchi, specialmente nel Caucaso, dove le tre potenze si sono storicamente scontrate per l’influenza.

In Armenia, per esempio, l’Iran potrebbe minacciare l’influenza economica e politica della Russia incrementando le esportazioni di gas naturale. Sebbene il gasdotto Iran-Armenia abbia una capacità di 2,2 miliardi di metri cubi l’anno, nel 2012 l’Armenia ha importato solo 488,3 milioni di metri cubi di gas naturale dall’Iran. L’Armenia conta sulla Russia per quasi la totalità dei rifornimenti di gas naturale, ma se si rendesse disponibile più gas dall’Iran, essa potrebbe cominciare a diversificare il proprio approvvigionamento. Anche se si tratta di un processo a lungo termine e l’Armenia continuerà a cooperare con la Russia economicamente e militarmente, le esportazioni di energia forniranno all’Iran un potente strumento d’influenza.

In Azerbaijan, l’Iran potrebbe minare gli interessi commerciali e strategici russi e turchi. Tehran è preoccupata per l’influenza dell’Azerbaijan sulla significativa minoranza Azera in Iran, e potrebbe cercare un compromesso. L’Azerbaijan, a sua volta, ha tentato in passato di controbilanciare l’Iran alleandosi con i suoi rivali, come Israele. Negli ultimi mesi, incidenti lungo la frontiera tra Iran e Azerbaijan hanno aumentato la tensione tra i due paesi, causando diverse chiusure temporanee dei valichi. Un Iran più forte tenterebbe probabilmente di marginalizzare il proprio vicino, mentre la Russia e la Turchia cercherebbero di salvaguardare i propri interessi nel paese ricco di risorse energetiche.

Il miglioramento dei rapporti tra l’Iran e l’Occidente, indipendentemente da ciò che ne scaturirà,  sta mutando le dinamiche geopolitiche che attraversano la regione. Se la riconciliazione dovesse creare un clima migliore per gli investimenti e, in ultima istanza, un aumento della produzione energetica in Iran, la Turchia diventerebbe meno dipendente dalla Russia e potrebbe cominciare ad affermare la propria autorità nel Mar Nero e sul Caucaso.

Nel lungo termine, tuttavia, possiamo aspettarci che sia la Russia che la Turchia si scontreranno con l’Iran per l’influenza sul Caucaso, dove una risorta Tehran insidierà gli interessi economici e strategici russi e turchi.


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