La Siria avrebbe consegnato finora meno
del 5 per cento del proprio arsenale chimico. Sono fonti vicine
all'Opcw (l'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche,
che si sta occupando dello smantellamento) ad averlo rivelato a Reuters.
Dunque oltre al primo round dei
colloqui di pace sulla Siria "Ginevra 2", concluso ieri con
un nulla di fatto – ma d'altronde, come lo stesso mediatore capo
Lakhdar Brahimi ha ricordato, era presto per arrivare a qualcosa di
definitivo –, a saltare sarebbe anche il termine della consegna
degli armamenti fissato per la prossima settimana.
Secondo quanto riportato dall'agenzia
di stampa britannica, i carichi arrivati al porto di Latakia
rappresentano soltanto il 4,1 per cento delle 1.300 tonnelate
dichiarate dal governo di Damasco all'Opcw. Una fonte, che ha parlato
a condizioni di anonimato, ha commentato: «Non è una quantità
sufficiente, ma non c'è nulla di più».
La missione di bonifica unificata
Onu-Opcw, a questo punto farebbe segnare tra le sei e le otto
settimane di ritardo, tanto che un funzionario della Casa Bianca ha
detto a Reuters che sarebbe necessario discuterne alla
prossima riunione (in programma all'Aia, per giovedì 30 gennaio) del
consiglio esecutivo dell'Organizzazione.
Damasco deve dimostrare a questo punto
di fare sul serio, hanno sottolineato le fonti interpellate, anche
perché i ritardi potrebbe innescare meccanismi di sanzioni verso la
Siria. Sanzioni che comunque dovrebbero essere ratificate dal
Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite – che a quanto pare sarà
informato sulla situazione dal capo della missione Sigrid Kaag la
prossima settimana –, e andare incontro al possibile veto di Russia
e Cina.
Esortazioni per accelerare le attività,
sono arrivate sia dal Segretario generale dell'Onu Ban Ki -moon, in
un rapporto presentato al Consiglio di Sicurezza; sia dal Segretario
di Stato statunitense Kerry, che a quanto riportato dal portavoce del
Dipartimento di Stato, Jen Psaki, avrebbe invitato in una telefonata
ufficiale il capo della diplomazia russa Lavrov ad utilizzare la
propria preferenzialità di rapporti, per incitare Assad ad andare
avanti con più vigore nelle operazioni
A detta di diversi analisti
internazionali, il governo Assad starebbe gestendo la fase di disarmo
parallelamente ai negoziati di Montreux, procedendo con un ritmo
lento – quel tanto che è necessario ad evitare le accuse di non
rispettare l'accordo – per poter utilizzare lo smantellamento come
"ricatto" diplomatico.
Nel frattempo il Pentagono ha
annunciato due giorni fa, che la nave "Cape Ray" che dovrà
occuparsi della distruzione dei prodotti chimici, ha salpato dal
porto di Norfolk, in Virginia, in direzione delo scalo italiano di
Gioia Tauro. L'arrivo è previsto nell'arco di due o tre settimane:
anche la partenza è stata leggermente ritardata, per la necessità di
sistemare uno dei motori dell'imbarcazione americana.