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I selfie di Renzi e il "nostro" mezzogiorno

Creato il 01 aprile 2016 da Alessandromenabue
selfie Renzi Non c'è alcun dubbio: Matteo Renzi è un uomo che si preoccupa molto degli obiettivi. Quelli delle fotocamere. Nelle ultime ventiquattr'ore si è manifestato diverse volte sui social per pubblicare una sua foto con Sergio Marchionne (quello con la residenza in Svizzera che paga le tasse all'estero e non perde occasione per spiegare agli italiani come stare al mondo) e una serie di selfie del suo viaggio negli Stati Uniti. Non ha inoltre dimenticato di fornire un puntuale resoconto delle sue gagliarde imprese: "Giornata intensa di lavoro a Boston. Prima i giovani imprenditori italiani con le loro idee e il loro desiderio di investire anche nel nostro mezzogiorno". Peccato che proprio il "nostro" mezzogiorno in queste ore sia al centro di quello scandalo politico-affaristico che ha portato alle dimissioni della ministra Guidi e messo ancora una volta in serio imbarazzo Maria Elena Boschi. Al centro dell'inchiesta c'è Rosaria Vicino ex sindachessa Pd del piccolo capoluogo lucano Corleto Perticara che nel 2014 si era rivelata infaticabile collettore di voti per Gianni Pittella, Massimo Paolucci e Pina Picierno (che oggi su Twitter redarguisce De Magistris per le buche nelle strade di Napoli; chissà cosa ne pensa dei buchi delle trivelle in Basilicata),

selfie Renzi

Rosaria Vicino

all'epoca candidati e poi eletti al parlamento Europeo. Nelle intercettazioni che la riguardano, la Vicino, denotando profondo attaccamento per il "nostro" mezzogiorno e deferente rispetto per la sintassi fa una serie di dichiarazioni che ancora una volta mettono in luce il profondo senso civico di chi si occupa della cosa pubblica: "Se scoppia un pozzo? None, a noi la sicurezza non ce ne fotte niente. [...] Perché insomma deve essere chiaro: il nostro ruolo dei sindaci è cambiato, è diventato l’ufficio di collocamento e voi a me mi dovete tenere contenta". Al momento la Vicino è tenuta agli arresti domiciliari e probabilmente non è particolarmente contenta. L'ex prima cittadina lucana imponeva alla Total l'assunzione di suoi amici e protetti politici, pena il mancato rilascio delle autorizzazioni che servivano all'azienda per operare sul territorio: "La nostra filosofia è questa: piena apertura però nessuno deve dimenticare che questa è la sede del Centro Olii, che questa è la sede di tutti i pozzi, e che quindi la maggiore occupazione, il comune che va attenzionato prima è Corleto". La maggiore occupazione a lei più gradita, ovviamente: "Vi servono due persone? Noi vi mandiamo due persone. No, questi me li devi pigliare, bello (sic). Senza se e senza ma". Poteva capitare che chi aveva requisiti o pieni diritti per lavorare presso i pozzi (ad esempio grazie allo status di disoccupato) venisse escluso per fare posto ai pupilli della Vicino, gente che spesso non aveva le competenze e veniva piazzata alla sorveglianza dei pozzi. Tanto della sicurezza "non fotte niente". Il "nostro" mezzogiorno per Rosaria Vicino e chi era in combutta con lei è roba loro, nulla più che un serbatoio di laute prebende alimentato da corruzione e clientelismo. Logica vorrebbe che un Presidente del Consiglio, di fronte ad un simile scandalo, reagisse con rabbia e sdegno. Ma questi sono sentimenti che Renzi riserva a gufi, professoroni e a chiunque osi criticare il suo operato e le sue scelte. Questo è un governo che ha flirtato prima con un pregiudicato e ora flirta con il suo ex tirapiedi, chi ancora auspica uno scatto etico da parte di questo premier e dei suoi sodali è irrimediabilmente ingenuo. O passivamente connivente.

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