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I ♥ Telefilm: Élite | The Affair S04

Creato il 15 ottobre 2018 da Mik_94
I ♥ Telefilm: Élite | The Affair S04Indossano le divise inamidate e le facce da schiaffi dei rampolli di Gossip Girl. Condividono i legami pericolosi e i segreti di How to get away with murder. Si parla di sesso e stupefacenti come in Skins, e non si ha paura di esporre generosamente i corpi o di rivolgersi all'occorrenza allo spacciatore di fiducia. È da una versione meno politicamente corretta di Tredici, però, che si prendono in prestito il cadavere di un'adolescente scomoda e tabù a fantasia. L'enorme differenza è che non siamo né nell'Upper East Side né in una serie a tesi pensata per un pubblico di adolescenti pudibondi. A spalancarsi, infatti, sono le porte di una scuola privata spagnola in cui non esistono censure o benpensanti. Si assisterà agli intrighi e agli amori dei teen drama di ogni dove, quindi, ma calcando la mano. Spesso esagerando non poco, vero, fra omosessualità e fondamentalismo religioso, truffe e gravidanze in forse, zuffe e discriminazione. Ma sono uno spettatore che rinnega talora le mezze misure e, se si tratta di guilty pleasure, pretendo siano così: divertenti e svergognati. Dopo La casa di carta, Netflix e la Spagna sono pronti a mostrarci lo scoppio della rivoluzione in un laccatissimo microcosmo impreparato all'ingresso del proletariato. A scuola ci sono tre nuovi studenti da scrutare con la puzza sotto il naso, infatti, e vengono dai bassi fondi: il timido cameriere Samuel nasconde un fratello galeotto e una cotta per una ragazza impossibile; Cristian, belloccio pronto a svendersi in cambio di un posto al sole, si lascia coinvolgere in un allettante mènage à trois da una coppia di fidanzatini in crisi, pronti a contenderselo per infantile capriccio; Nadia, musulmana praticante, indossa il velo a lezione, diventa l'oggetto di una scommessa erotica alla Cruel Intentions e protegge un fratello gay (in coppia proprio con un tennista della stessa scuola) dalle reazioni repressive di una famiglia troppo religiosa. Li unisce, li divide e li fa scoppiare, gettando prima il sasso e nascondendo poi la mano, la sfuggente Marina: sedicenne ribelle che si trasforma pian piano in vittima imperfetta, con una doppiezza e un'ambiguità che la collega Hannah Baker – capro espiatorio come lei – probabilmente si sognerebbe. Chi l'ha uccisa? Anzi, maestra di frequenti inimicizie quale era, chi l'avrebbe voluta viva? Gli spagnoli si confermano insuperabili con il giallo e gli eccessi delle telenovelas: alla combinazione tra le due cose, al trash che crea dipendenza vera, perciò non si resiste. Ricco, sfrontato, a nudo, Elite scotta per forma e contenuto, rivelandosi con malizia ben più colpevole delle serie affini. I suoi capi di imputazione: detenzione e spaccio, falsa testimonianza, omicidio colposo, atti osceni in luogo pubblico. Che dopo questi otto episodi introduttivi, allora, torni presto in aula: magari sexy e recidivo proprio come lo abbiamo conosciuto, pronti a dichiararlo l'imbattibile guilty pleasure di questa annata. (7)
I ♥ Telefilm: Élite | The Affair S04Riallacciare i ponti con The Affair senza prima passare dalla terza stagione, definita disastrosa da spettatori di fiducia che, come me, avevano apprezzato per due anni consecutivi questo dramma che sempre di sesso, voltafaccia e menzogne parlava. L'ho fatto, sì, in nome di una serie che sembrava essere ritornata fortunatamente agli antichi fasti, sui propri passi, violando una regola non scritta nel manuale degli spettatori seriali: mai barare. C'era il senso di colpa. C'era il presentimento che mi mancassero i nessi logici, le basi, avendo saltato quasi per intero il precedente arco di episodi. Più forte, però, era il desiderio di qualcosa di valido, di qualcosa di ben scritto, se su altri fronti le incensatissime Sharp Objects e Maniac deludevano. Ho fatto bene, decisamente, e da qui sorge una domanda quanto mai piena di sconcerto: perché il passato scivolone, con un pessimo Fraser nel cast e nuove parentesi affatto convincenti, responsabile forse di aver fatto abbandonare a tanti un prodotto che a sorpresa aveva ancora molto da dare? Sono passati un numero imprecisato di anni dai fatti della prima stagione. Sono cambiati i partner, le città, il numero dei figli a carico, la conformazione delle famiglie. A restare è una struttura bipartita che mostra i quattro protagonisti allo specchio, al bivio: ognuno con una propria storia, ognuno con una versione dei fatti. Partiamo da Dominic West, lasciato prima dalla moglie e poi dall'amante, che dopo un best-seller e il carcere scopre la vocazione all'insegnamento e si trasferisce a Los Angeles per il bene di figli che, tuttavia, poco lo considerano: sarà uno studente talentuoso e ribelle a motivarlo, quando tutto sembra perso. Maura Tierney, la ex livorosa, fa invece i conti con la malattia del nuovo compagno – il chirurgo Vic, personaggio a cui si vuole un gran bene – e le tentazioni di Emily Browning, libertina vicina di casa. Ruth Wilson, da sempre donna fragile e problematica, ha avuto intanto un'altra bambina, frequenta un altro uomo – Ben, reduce di guerra perfino più fragile e problematico di lei – e, colta sull'orlo dell'abisso, rischia purtroppo di oltrepassare il punto di non ritorno. Questa, però, è la stagione per eccellenza di un Joshua Jackson in cerca di rivalsa e di se stesso: ora tradito, ora traditore, tenta di esorcizzare lo spettro del primo amore e, attraverso cinque compiti da portare a termine, di dire addio al ricordo di una Alison irraggiungibile. Che fine ha fatto quella Wilson ferita nell'anima, presenza evanescente sin dal primo episodio? In un viaggio a tre verso Princeton nasce un'impensata collaborazione tra West e Jackson, storici rivali costretti a riporre l'ascia di guerra per la donna a cui entrambi tengono ancora. Ci sono meno rancori, meno bugie, ma ugualmente tanti segreti. Scarseggia il sesso spinto, nella stagione più matura delle quattro, e ci si dà a confessioni struggenti (il nono episodio è uno shock) e a qualche rara caduta di stile (vedasi i padri che ritornano per un trapianto di reni, oppure le gravidanze inattese) grazie a una coralità compatta, prima dislocata e poi d'improvviso riunita, galeotta una Alison che fa da mastice e mistero. Ci si prova a rimpiazzare come si può, nell'impossibilità di dimenticarsi. Lo stesso, con un sospiro di sollievo, può dirsi anche di una serie tornata agli alti livelli di un tempo, che invece, sfiduciato nel profondo, io davo già per persa. Chiodo scaccia chiodo: lo sanno bene i protagonisti, tentati dall'idea della pace. E così, allo stesso modo, un grande ritorno scaccia al suon di dialoghi intensi e prove viscerali un errore di percorso che, a proposito di The Affair, ci era parso un tradimento imperdonabile. (7,5)

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