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I VARGRAV e il black metal nel 2019

Creato il 05 settembre 2019 da Cicciorusso

I VARGRAV e il black metal nel 2019

Per la riflessione che sto per fare potrei prendere mille altri dischi di black metal o generi affini che escono ogni anno, ma prendo questo ad esempio perché ce l’ho fresco in testa in quanto, nonostante sia uscito ad aprile, ne ho scoperto l’esistenza solo ieri. Si tratta di una riflessione sul black metal nel 2019.

Parlo dei Vargrav ma potrei tirare in ballo anche altri, tipo i Mgła.

Che cosa, esattamente, hanno portato di nuovo i Mgła al black metal come genere? Risposta: nulla. Certo sono godibili e molto meglio di altri di sicuro, ma non venitemi a dire che hanno apportato dei cambiamenti significativi al genere. Non è così e lo sapete, con tutto il rispetto per i miei concittadini acquisiti, che se non altro hanno il merito, assieme ai Batushka, di avere spostato ulteriormente i riflettori della scena sul paese in cui vivo adesso, con i conseguenti benefici in termini di concerti ed eventi in generale. Ma nulla di più. Non sono i Mayhem e questo non è il 1994, mi dispiace. Concetto banale ma che vale ribadire nel caso, non si sa mai, qualcuno se lo fosse dimenticato.

Altra domanda che mi faccio quando vedo copertine e loghi che non sono in grado di decifrare o riconoscere: che senso ha oggi, per un quasi quarantenne come me, che ha vissuto il periodo della seconda ondata e che aveva In the Nightside Eclipse (disco a cui questo Reign in Supreme Darkness si rifà pesantemente) come dogma assoluto e termine di paragone per qualsiasi cosa, inclusi i cereali da mangiare al mattino a colazione, ascoltare i Vargrav, o in senso più ampio, il black metal del 2019?

I VARGRAV e il black metal nel 2019È questa stessa questione che mi porta a sentirmi estraneo in molti gruppi facebook dedicati alla musica estrema di oggi, quando vedo i post dei ragazzi più giovani. In un certo senso, questi cercano giustamente di vivere quello che per ovvi motivi anagrafici si son persi e di cui hanno solo sentito parlare, ma non è assolutamente la stessa cosa (perdonatemi quest’altra banalità), specialmente nell’era di Vice e dei post-questo e post-quello (chi cazzo l’ha mai capito, poi, che cosa significa sto prefisso affiancato a qualsivoglia genere musicale). Manca quella sensazione di appartenere a un qualcosa di non comprensibile e non accessibile a tutti, che vi portava ad essere additati come potenziali psicopatici assassini per la strada da gente che non sa assolutamente un cazzo di metal.

Marylin Manson, oggi, non fa più paura nemmeno alle mamme, figuriamoci all’hipster con i baffetti da coglione che legge di black metal tra un articolo sulla deriva fascista del mondo odierno e uno su quanto sia “sessista” non coinvolgere la propria fidanzata quando si va in un negozio a sfogliare vecchi dischi in vinile, anche se a questa non frega assolutamente un cazzo di un vecchio album dei Coroner o dei Paradise Lost e se, anche qualora provaste, a coinvolgerla, al limite vi guarderebbe con compassione annuendo con gli occhi al cielo (vi parlo per esperienza diretta). E tutte altre puttanate di questa risma. Che poi a me, Lords of Chaos, non aveva manco dato così fastidio, forse perché l’ho visto solo come un filmetto di intrattenimento e nulla più. Tutta questa consapevolezza viene acquisita una volta esaurito il periodo in cui questo genere musicale ha davvero senso. Prima che, per intenderci, diventasse un fenomeno da baraccone e argomento da filmetto thriller/horror da Netflix. O materia di studio per diplomatici.

Per pietà, poi, non andrò nemmeno a parlare della gente che popola i gruppi di “collezionisti” e della “polizia” dei social che passa al microscopio ogni riga di ogni testo di una band, decidendo cosa è bene e cosa e male postare in questo o quel gruppo e segnalando di conseguenza. Soprassediamo su questi patetici soggetti.

Ma allora perché, di tanto in tanto, mi sentite parlare entusiasticamente di ragazzi giovani che fanno death metal vecchio stile o quello speed/thrash/power metal di stampo tipicamente ottantiano?

Perché il black metal nella mia memoria è una cosa ideologicamente diversa da altri generi: ai nostri tempi era una musica molto amata e idealizzata da un adolescente metallaro. Lo si legava direttamente a molti aspetti che trascendevano quello meramente musicale: natura, filosofia, misantropia. Era sì ideologico ma allo stesso tempo libero e in quanto tale scevro dalle regole del politicamente corretto di oggi. E soprattutto non era come sentire un caro vecchio riff a la Exciter, accompagnato da un bel rutto dopo una sorsata di Stella Artois dalla lattina. Era qualcosa di più intimo e personale, in un determinato punto dell’esistenza di chi lo ha apprezzato.

I VARGRAV e il black metal nel 2019

La vera differenza stava nel fatto che, almeno personalmente, questa “visione” del mondo e della musica era strettamente legata a quegli anni di vita. Dopodiché, diventando adulti, non ci si basa più sui testi degli Emperor per sviluppare una propria visione del mondo e delle cose, che ve lo dico a fare. E si riprende così a ridere delle scorregge ed a agitare il pugno a ritmo di Heavy Metal Maniac e Mothra, cosa che peraltro si è sempre fatta. Questa è la differenza principale.

Per un quarantenne di oggi, l’ascolto dei classici del black metal è sempre un momento sacrale in quanto riporta in vita sensazioni e ricordi, vissuti però in maniera molto differente da allora. Sempre emozionanti ma profondamente diversi, anche perché sono passati più di vent’anni nel frattempo. E i Vargrav (o i Mgła)? che ruolo possono avere nella vita di un metallaro che si avvia alla mezza età e che ha visto le navi in fiamme a largo dei Bastioni di Orione?

Ma soprattutto, c’è davvero bisogno di fare questo discorso ai coetanei che leggono queste pagine? Ho pensato davvero se valesse la pena di pubblicare questo pezzo, magari attirandomi l’antipatia dei lettori più giovani. Eppure ho deciso di farlo non tanto per vantarmi di aver vissuto un’epoca che, fortunatamente, era ancora fertilissima, quanto per sottolineare che man mano che si va avanti, del metal rimangono solo gli avanzi lasciati dai più anziani, masticati e sputati e a disposizione e nutrimento dei più giovani. Ma non sto dicendo niente di nuovo. È solo una triste constatazione, e ve ne accorgerete quando le nostre rubriche mensili sui dischi che compiranno vent’anni si assottiglieranno di mese in mese, fino a magari scomparire per mancanza di materiale davvero significativo.

Se poi invece devo dirvela tutta, al secondo ascolto ‘sti Vargrav mi hanno davvero rotto il cazzo e sono andato a mettere un disco sconosciuto di simil-nwobhm svedese degli anni Ottanta che non si caca nessuno e ne ho anche approfittato per cambiare l’adesivo alla dentiera. (Piero Tola)


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