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Il 31 luglio è morto il grande scrittore Fazil' Iskander

Creato il 01 agosto 2016 da Candida
Il 31 luglio è morto il grande scrittore Fazil' Iskander Fazil' Iskander: la letteratura russa canta l'Abchasia La biografia di Fazil' Iskander è composita e reca in sé le tracce delle complicate politiche sovietiche sulle nazionalità. Lo scrittore nasce nel 1929 a Suchumi e da piccolo perde il padre che nel 1938 viene espulso dall'URSS per la sua origine iraniana. Tra il 1937 e il 1938, infatti, era stata attuata una "repressione per linea nazionale". Si trattava di una campagna di repressione di massa ai danni di persone di nazionalità non sovietica (polacchi, finlandesi, iraniani, cinesi, ma anche italiani, americani...) con il pretesto di combattere le spie capitaliste. Dall'agosto 1937 al novembre 38 vengono coinvolte 335.513 persone, di cui il 73,66% fucilati, mentre altri deportati ed espulsi. Gli iraniani vengono coinvolti nel gennaio 1938 con tanto di decreto ufficiale dell'NKVD(Chlevnjuk, 2000, pp. 162-163). Quindi Fazil' viene cresciuto dalla famiglia abchasa della madre. Nel 1948 va a Mosca a studiare, prima biblioteconomia e poi dell'Istituto Gor'kij della Letteratura Mondiale, dove sii laurea nel 1954. Comincia a lavorare come consulente letterario per varie testate locali e a pubblicare racconti dal 1952. All'apparenza, dunque, questo è un esempio di una fortunata e libera russificazione, che ha comportato anche l'assimilazione dei valori di libertà della cultura altra assimilata, comprese le sue istanze liberali e, quindi, anche una posizione di moderato dissenso, come l'episodio della pubblicazione all'estero della versione completa di Sandro da Čegem dimostra.
Eppure, è il tema della catastrofica frattura tra il mondo patriarcale della periferia e quello sovietico della metropoli-capitale che affiora in tutte le opere di Iskander. Dall'interno egli descrive un'alterità totale. Non si tratta di antisovietismo o di dissenso. La frattura viene prima. Il mondo che egli descrive non sembra essere toccato dalla modernità con i suoi assetti politici. Essa rimane irrilevante, come anche ideologie e religioni. Ebraismo, cristianesimo, islam o marxismo sovietico sono quasi impotenti di fronte a un mondo che è regolato da leggi antichissime, da una forte tradizione orale e una sorta di animismo pagano, la cui impenetrabilità è simboleggiata anche da una lingua intraducibile, dalla morfologia e fonetica complessa, solo evocata da lontano e mai realizzata. E' tutta una vita che Iskander mette insieme opposti inconciliabili: i monti del villaggio da cui è partita la sua famiglia con il mare trafficato di Suchum, la città dove è nato e ha vissuto infanzia e giovinezza e che nella sua prosa chiama Muchus, al contrario; il calore esuberante del Sud caucasico e il rigore introverso del Nord russo; il senso inalienabile del propria indipendenza e le ineludibili regole sovietiche; la grande tradizione letteraria russa (Gogol' per la capacità di raffigurare il tragico con il comico) con la sua passione etica e le saghe di un popolo perennemente in lotta per la sopravvivenza; la scrittura ricca di citazioni letterarie e la viva voce dei racconti nel cortile. Iskander scrive con un'ironia bonaria e una comicità straniata a tratti tinta di grottesco gogoliano, ma il racconto del mondo abcaso diventa uno spazio privilegiato che permette di mantenere vivo il legame con un'interiorità dalla forte connotazione etica, che inevitabilmente esprime un giudizio nei confronti del contesto sociale in cui la propria identità nazionale si è andata sviluppando. L'identità nazionale sembra non essere un problema politico per Iskander (e questo gli ha permesso di vivere in Unione Sovietica in modo accettabile, probabilmente), ma è una sorta 'soggettività collettiva', dotata di una memoria ostinata che si interroga sulla Storia e che cerca sfogo in un fermento che ha poche armi: le piccole storie, gli aneddoti tramandati, la vivacità linguistica, l'arguzia popolare. Dal suo cortile questa soggettività collettiva è in grado di riscrivere a suo modo la Storia e di opporsi alla visione statica e stereotipata ufficiale.

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