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Il "Ballo a Venezia" degli Anagoor al Museo di Palazzo Fortuny di Venezia.

Creato il 23 gennaio 2011 da Robertoerre

 

Anagoorfortunyperweb

 

Un evento teatrale  concepito per una sede affascinante e storica qual è il Museo di Palazzo Fortuny di Venezia. Messo in scena da una delle compagnie di teatro performativo più qualificate a livello internazionale. Sono i presupposti per un successo scontato che animerà, “Ballo a Venezia”, arricchito da installazioni visive ideate dagli Anagoor, per due giorni i saloni del Museo Fortuny, sabato 19 alle 21 e domenica 20 febbraio alle 17.

 La regia è di Simone Derai. Con Anna Bragagnolo, Pierantonio Bragagnolo, Roberto Berti, Moreno Callegari, Paola Dallan, Emanuela Guizzon, Marco Menegoni, Sergio Policicchio, Matteo Ramponi, Emanuele Sonzini, Jacopo Toso. Le coreografie sono di Anna Bragagnolo, Simone Derai, Moreno Callegari, Pierantonio Bragagnolo. Scene e costumi di Simone Derai, Serena Bussolaro, Moreno Callegari, Marco Menegoni, Canti di Paola Dallan, Emanuela Guizzon. Musiche di Marco Menegoni. Una coproduzione Città di Venezia/Teatro Fondamenta Nuove, Palazzo Fortuny, Fondazione Musei Civici di Venezia, Centrale Fies, Operaestate Festival Veneto.

“Ballo a Venezia” è composto dall’ultimo dei quattro episodi site specific che anticipano la nuova produzione di Anagoor, "Fortuny".  Previsto nel 2011, approda nel cuore stesso del mondo di Mariano Fortuny. 

L’insediamento a Palazzo da parte di Anagoor coniuga le forze di uno degli spazi espostivi più suggestivi e all’avanguardia del polo museale veneziano con quelle di una tra le più innovative formazioni teatrali italiane. L’allestimento esclusivo al Museo Fortuny rientra nella programmazione 2011 del Teatro Fondamenta Nuove di Venezia, inserito in un’articolata progettualità che prevede anche un laboratorio per giovani nell’ambito di Esperienze di Giovani a Teatro della Fondazione di Venezia e un incontro sul rapporto tra Fortuny e il teatro, tenuto da Claudio Franzini all’Ateneo Veneto, nell’ambito di Grammatiche della Scena. In occasione di questo quarto e ultimo episodio, torna la Venezia evocata da Fortuny, tornano tutte le Venezie. Ogni sua immagine e ogni frammento d’immagine. L’azione consterà di una danza operata sulla memoria, e un canto, ricamato di ricordi, dove le voci intesseranno spire come labirinti, come gli intrecci decorativi delle stoffe di Fortuny. Un coro di performer creerà negli spazi del Museo quadri di un tempo senza tempo, reminescenza di una Venezia antica.

 

Oggetto delle visioni su cui Anagoor sta lavorando sono le pietre di Venezia, il trascolorare della luce e i mosaici, l’iride e l’oro, il corpo di San Marco, ma anche e soprattutto l’atto blasfemo di distruzione delle gondole, e del loro portato simbolico, da parte delle compagnie di giovani nel 1507 come raccontato da A. Chastel (“tutte le gondole in Canal Grande furono fracassate. Il mattino seguente, Venezia risvegliandosi, ammutolì di fronte allo scempio, cattivo presagio”). Ad evocare questi spettri un nutrito gruppo di giovani performer, provenienti da tutta Italia, appositamente scelti da Anagoor che, da sempre, rivolge il proprio sguardo poetico verso l’adolescenza. L’adolescente che si scherma, come una crisalide, ma che, ribollente sotto il cappuccio, è pronto anche ad armarsi, è una delle figure principali del teatro visivo della compagnia. Il corto circuito con l’episodio storico che vide coinvolta, all’alba del declino della Serenissima, la meglio gioventù veneziana - la stessa che compare nei teleri di Vittore Carpaccio, prima fonte d’ispirazione anche per il poliedrico Mariano Fortuny - autrice di un gesto dal così forte valore simbolico, è immediato. Anche oggi. in una realtà come quella italiana, la disaffezione ignorante e criminale per la memoria culturale e per la bellezza, lo strazio subìto dalla terra e dal paesaggio, e il disagio di chi vive una delicatissima età di formazione corrono velocissimi su binari paralleli e talvolta spaventosamente si intrecciano. Non potrebbe essere altrimenti per chi nella fase di metamorfosi percepisce la fragilità delle cose preziose e la noncuranza con cui le cose preziose sono sacrificate in nome del profitto infinito. Un sentire che subito si incarna, ferisce, rende il sé duro e fragile al tempo stesso. Sono tensioni che vibrano latenti e minacciano di esplodere quando il sé in formazione, viene negato, conculcato, violentato. Quando a più livelli le figure genitoriali sono assenti o si fanno osservare senza vergogna sconvolte dal furore luminoso del dominio e della fortuna allora si addensano nubi all’orizzonte che non promettono niente di buono. E a Venezia, in epoca rinascimentale il legame tra fortuna e tempesta era ben conosciuto.

www.anagoor.it

www.teatrofondamentanuove.it


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