Magazine Politica

Il barbaro omicio Kashoggi, ed altro ancora. Ma per Matteo Renzi, andare in Arabia Saudita a fare ben pagate "conferenze" non è un problema

Creato il 04 dicembre 2019 da Tafanus

Come i sauditi hanno organizzato ed eseguito la macellazione di Jamal Kashoggi

20191204-Jamal-Kashoggi
Sono state rese note per la prima volta le ultime parole pronunciate da Jamal Kashoggi, giornalista saudita ucciso lo scorso 2 ottobre 2018 all'interno del consolato dell'Arabia Saudita a Istanbul. La conversazione, ottenuta grazie alle trascrizione delle cimici presenti nelle stanze del consolato, è stata pubblicata dal quotidiano turco Sabah

Quel giorno Kashoggi era andato all'ambasciata per firmare una serie di carte che gli sarebbero servite per poter divorziare dall'ex moglie e poi sposare Hatice Cengiz, la sua nuova compagna.

APPROFONDIMENTI - Delitto Kashoggi, Cia: "Il mandante è il principe ereditario"

Nella prima parte delle registrazioni ottenute dal quotidiano turco, registrate a partire dalle 13:02,  si sentono Maher Abdulaziz Mutreb, ufficiale vicino al principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, e Salah Muhammed Al-Tubaigy, dottore della Forensic Evidence presso il dipartimento di sicurezza generale saudita incaricato di smembrare il corpo, discutere su come poter nascondere il corpo della vittima. 

LEGGI ANCHE Delitto Kashoggi, Cia: "Il mandante è il principe ereditario"

«È possibile nascondere il corpo in una borsa?» chiede Mutreb. «No, è troppo pesante e troppo alto. Ho già lavorato sui cadaveri, so come tagliarli molto bene» gli risponde Al-Tubaigy, che specifica inoltre che quando taglia i corpi delle persone è solito fumare, ascoltare la musica e bere caffè. «Quando lo avrò smembrato, avvolgerai le parti in sacchetti di plastica, le metterai in valigie e le porterai fuori dall’edificio».

Dodici minuti dopo questa conversazione, alle 13.14, Kashoggi entra nel consolato. All'«animale da sacrificare», così lo chiamano i suoi aguzzini, viene chiesto di entrare in una stanza privata al secondo piano del palazzo dove viene poi portato di peso. Lì, gli viene detto che l'Interpol ha ordinato di rimpatriarlo a Ryadh e poi i due esecutori gli intimano di mandare un messaggio al figlio con scritto che si trova a Istanbul e di non preoccuparsi per lui. Poco dopo, Kashoggi chiede ai due uomini se verrà drogato e Al-Tubaygi gli risponde che sì, lo metteranno a dormire. Fu poi narcotizzato e soffocato con un sacchetto di plastica sopra la testa, mentre pronunciava le sue ultime parole: «Non mi tapperete la bocca. Ho l'asma. Non farlo, mi soffocherai».

Dai nastri si sentono poi rumori di lotta e di soffocamento, prima di una discussione tra i due e altri uomini sopraggiunti nella stanza. Alle 13.39 viene azionata la motosega che, per 30 minuti, smembrerà il corpo del giornalista. Si pensa che i suoi resti, mai ritrovati, siano stati nascosti in alcune valigie e poi portati fuori dall'ambasciata. 

Per l'omicidio sono attualmente sotto processo con l'accusa di omicidio 11 dei 15 uomini che si dice si siano occupati della morte di Kashoggi. Mutreb e Al-Tubaigy sono tra i 5 di loro che rischiano la pena di morte. L'Arabia Saudita ha ammesso che l'omicidio di Khashoggi è stato un atto intenzionale e premeditato perpetrato da agenti governativi, ma ha anche dichiarato che non vi era alcuna autorizzazione ufficiale all'omicidio. Tuttavia, osservatori e critici internazionali del regime credono che a dare l’ordine di ucciderlo sia stato il principe ereditario Mohammed bin Salman. Da allora, undici membri della squadra formata da 15 uomini sono stati processati per omicidio. 

Credit: Il Messaggero

---------------------------------------------------------------------------------------------------------------

20191204-ArabiaSaudita-01

Dieci cose da sapere sull'Arabia Saudita

Nota Bene: questo articolo non è tratto da un sito di fake-news, ma dal sito di Amnesty International. I crimini denunciati sono peraltro noti e provatissimi.

L’uccisione del giornalista dissidente saudita, Jamal Khashoggi, è solo l’ultima di una lunga serie di violazioni dei diritti umani che si aggiungono all’incredibile lista di quelle compiute in Arabia Saudita. Ecco dieci cose da sapere sul regno della crudeltà:

-1) Guerra devastante nello Yemen - La coalizione guidata dall’Arabia Saudita ha contribuito in modo significativo a una guerra che ha devastato lo Yemen negli ultimi tre anni e mezzo, uccidendo migliaia di civili, compresi i bambini, bombardando ospedali, scuole e case.

I nostri ricercatori hanno documentato ripetute violazioni del diritto internazionale umanitario, compresi i crimini di guerra. Nonostante ciò, l’Italia e altri paesi come gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Francia continuano a fare affari lucrosi con i sauditi.

2 – Incessante repressione contro attivisti pacifici, giornalisti e accademici - Da quando il principe ereditario Mohammed bin Salman è salito al potere, molti attivisti sono stati arrestati o condannati a lunghe pene detentive semplicemente per aver esercitato pacificamente il loro diritto alla libertà di espressione, associazione e assemblea.

Le autorità hanno preso di mira la piccola ma rumorosa comunità di difensori dei diritti umani, anche usando le leggi anti-terrorismo e contro il cyber-crimine per sopprimere il loro attivismo pacifico come strumento di opposizione alle violazioni dei diritti umani.

3 – Arresti di difensori dei diritti delle donne - All’inizio del 2018, una serie di eminenti difensori dei diritti delle donne sono stati arrestati durante repressione messe in atto dal governo saudita. A maggio, Loujain al-Hathloul, Iman al-Nafjan e Aziza al-Yousef sono stati arrestati arbitrariamente. Dopo il loro arresto, il governo ha lanciato una campagna diffamatoria per screditarli come “traditori”. Ora rischiano una lunga pena detentiva. 4 – Esecuzioni

4 - L’Arabia Saudita emette ogni anno moltissime condanne a morte. Spesso eseguite con macabre decapitazioni pubbliche. Riteniamo che la pena di morte violi il diritto alla vita e sia crudele, inumana e degradante. Inoltre, nonostante sia dimostrato come la condanna a morte non scoraggi le persone dal commettere reati, l’Arabia Saudita continua a emettere queste sentenze e a eseguirle, a seguito di processi gravemente iniqui.

Nel 2018, l’Arabia Saudita ha giustiziato 108 persone, quasi la metà delle quali per reati legati alla droga.

5 – Punizioni crudeli, inumane o degradanti - Le corti dell’Arabia Saudita continuano a imporre condanne di flagellazione come punizione per molti reati, spesso a seguito di processi iniqui. Raif Badawi è stato condannato a 1.000 frustate e 10 anni di carcere semplicemente per aver scritto un blog. Amputazioni e amputazioni incrociate, che invariabilmente costituiscono tortura, sono anche eseguite come punizione per alcuni crimini.   6 – Tortura e maltrattamenti -L’uso della tortura come strumento punitivo, e altri maltrattamenti da parte delle forze di sicurezza rimangono comuni e diffusi, mentre i responsabili non sono mai chiamati a giustificare i propri comportamenti di fronte alla giustizia. 7 – Discriminazione sistematica delle donne

7- Discriminazione sistematica delle donne - Le donne e le ragazze sono discriminate e legalmente subordinate agli uomini in relazione al matrimonio, al divorzio, alla custodia dei figli, all’eredità e ad altri aspetti. Sotto il sistema di tutela, una donna non può prendere decisioni per conto proprio, bensì è un parente maschio a decidere tutto a suo nome.

8 – Discriminazione religiosa - I membri della minoranza sciita del Regno continuano a essere discriminati: limitato il loro accesso ai servizi pubblici e all’occupazione. Decine di attivisti sciiti sono stati condannati a morte o a lunghe pene detentive per la loro presunta partecipazione a proteste antigovernative nel 2011 e nel 2012.   9 – “Ciò che succede nel Regno, resta nel Regno” -È noto che le autorità saudite intraprendono azioni punitive, anche attraverso i tribunali, contro attivisti pacifici e familiari di vittime che per chiedere aiuto contattano organizzazioni indipendenti per i diritti umani, come la nostra, o diplomatici e giornalisti stranieri.10 – L’omicidio di Jamal Khashoggi

10 - L'omicidio di Jamal Kashoggi - Dopo l’orribile uccisione di Jamal Khashoggi, abbiamo chiesto al Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres di istituire un’indagine indipendente delle Nazioni Unite sulle circostanze che hanno portato all’esecuzione extragiudiziale di Khashoggi, l’eventuale tortura e altri crimini e violazioni commessi al suo caso.

Credit: Amnesty International

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Caro (nel senso di costoso) Renzi,

ma chi la consiglia? Quando si è imbarcato per l'Arabia Saudita, per ritornarne con un pacco di soldi in tasca, in cambio di una conferenza e del bacio della pantofola del principe ereditario Muhammed Bin Salman, si è premurato di leggere prima almeno un bignamino sull'Arabia Saudita, sul suo "progressista" Principe Ereditario, sullo stato della democrazia e della legalità in quel paese?

Come si dice a Firenze "pecunia non olet"?

Atterrando in Arabia Saudita, non ha avvertito un acre odore di sangue? Ma no! La capisco. L'odore della pecunia copre quello del sangue. Facciamo bene a darci delle priorità.

Ma no... Scherzo, naturalmente. Kashoggi lo hatto fatto a pezzetti con una sega elettrica in Turchia, mica in Arabia Saudita! E poi se in Arabia ci va un grande  (di statura e capigliatura) come Donald Tromb, perchè non dovrebbe andarci anche lei? Un paese che ha dato i natali a Bin Laden, agli attentatori dell'11 settembre, ai padri fondatori e finanziatori dell'ISIS, merita tutto il nostro rispetto. Congratulazioni per  la scelta.

Tafanus (un suo ammiratore di lungo corso)

20191204-statisti


Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog