Magazine Diario personale

Il bene che ti voglio

Da Chiara Lorenzetti

Il bene che ti voglio

Lo senti scorrere il bene che ti voglio? Posato sui fiori del calicantus, profuma di inverno ancora acerbo, di un colore acceso, il giallo dei limoni, aspro, come talvolta sono i tuoi baci, forte come le tue mani quando mi fermano, prima di andare, quando impongono agli occhi il tuo volere, come fiori di un bosco, come una luna nel cielo, o solo una fetta, dipende dal tempo che fa.
Lo senti appartenerti le ossa, il bene che ti voglio? Nella sua fortunata sorte di averti incontrato, tra le strade di nebbia e fango alle volte, altre di pietra lastricata, sarebbe bello di sabbia, non trovi? o di prato verde, immagina una specie di incanto, le strade di sabbia ed erba e nel mezzo una distesa di nulla. E lì, nel vuoto, tu. E io. Dipende da dove la guardi la compagnia, anche dal cuore, lo so, si chiama amore, ma non parliamone più, ti va?

Ho adagiato due rami di calicantus appena fioriti dentro a un vaso che era rotto e ho riparato con l’arte Kintsugi, racconta di me e di mille altri me, non lo vedi? Il giallo dell’oro, il giallo dei fiori, la terra bruciata, rotta e ricostruita.
Così è la vita, ci si rompe, ci si aggiusta. Ci si vuole bene, lo sai.
Il bene.
Lo senti vero il bene che ti voglio?

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