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Il biometano arriva nelle case degli Italiani!

Creato il 18 luglio 2017 da Deboramorano @DeboraMorano

Il biometano arriva nelle case degli Italiani!

Da pochi giorni il biometano scorre nella rete italiana del gas. Proviene dagli impianti di Montello, in provincia di Bergamo, che estraggono biogas dalla frazione organica dei rifiuti urbani.

Finora questo biogas era stato utilizzato come combustibile per produrre energia elettrica e calore. Un uso che rientra nelle buone pratiche suggerite dall’Unione europea che però ora, non è più il solo. Adesso, grazie alle nuove tecnologie, si può depurare il gas che proviene dalla fermentazione dei rifiuti ricavando un metano equivalente a quello di origine fossile.

Con questa strategia si ottengono diversi vantaggi. In primo luogo, il biometano si può ottenere anche da biomasse agricole e agroindustriali attraverso un processo di upgrading con digestione anaerobica: è una fonte energetica programmabile che, integrata con solare ed eolico, dà stabilità alla produzione di energia rinnovabile.

Il secondo è che il biometano ha emissioni zero ed è chimicamente indistinguibile dal combustibile fossile, il che significa che può sfruttare la rete gas esistente senza necessità di investimenti infrastrutturali.

Il terzo è che le dimensioni di crescita sono consistenti.

L’Italia ha già 1.500 impianti di digestione anaerobica in esercizio: siamo il terzo produttore mondiale di biogas da matrici agricole, con 2,5 miliardi di metri cubi annui. Secondo le analisi contenute nel manifesto di sostegno al biometano firmato da Snam, Cib (Consorzio italiano biogas) e Confagricoltura, entro il 2030 la produzione di biometano potrebbe crescere fino a 8 miliardi di metri cubi l’anno.

La produzione annua a regime nell’impianto di Montello, che recupera l’umido organico prodotto da 6 milioni di abitanti, sarà di 90 mila tonnellate di fertilizzante organico e di 32 milioni di metri cubi di biometano: quanto basta a far percorre 640 milioni di chilometri a un’auto.

E’ il primo impianto in Italia “carbon negative” perché recupera dai processi di lavorazione anche 38 mila tonnellate annue di anidride carbonica destinata a usi industriali e alimentari.

(fonte: http://www.repubblica.it)


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