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Il Blitz di Castelrotto e le sue possibili (nefaste) conseguenze

Creato il 20 ottobre 2018 da Gadilu

Il Blitz di Castelrotto e le sue possibili (nefaste) conseguenze

Impossibile minimizzare. La comparsata di Matteo Salvini alla festa dei Kastelruther Spatzen si è trasformata prima in una inaspettata apparizione, quindi nell’evento saliente della campagna elettorale. Non era scontato che l’operazione – stimolata dall’onorevole Filippo Maturi – andasse in porto così felicemente, né che sortisse un effetto tanto marcato. Merito di chi cura l’immagine del “Truce”, come lo chiama Giuliano Ferrara, e del fiuto dei suoi adepti.

Da decenni siamo abituati a vivere il mondo politico locale profondamente diviso, ossia fatto da personaggi, rituali e soprattutto lingue che non si mescolano o s’incontrano solo in circostanze circoscritte e prevedibili. Certo, in passato abbiamo visto alcune fugaci “passeggiate” fatte dai leader della Svp nei cosiddetti quartieri italiani di Bolzano, a suggerire l’idea che se proprio non “una faccia, una razza”, almeno stiamo tutti più o meno nella stessa barca. Ma ciò che ha compiuto il vicepremier e ministro dell’interno è qualcosa di totalmente inedito, perché nessuno finora era andato a prendersi gli applausi e a fare il pieno di visibilità utilizzando un palcoscenico (in realtà solo una quinta, ma la cosa, come detto, è maturata oltre le aspettative) pensato per gli “altri”.

Detto questo, è importante anche analizzare il “contenuto” del Blitz salviniano. L’apparente primavera etnica è ovviamente solo strumentale ed è in sostanza vecchia politica. A parte la poco sorprendente dichiarazione di omogeneità culturale segnalata dal godimento di salsicce, birre e canti popolari, tale contenuto si riassume infatti nell’esclusiva disponibilità a governare assieme alla Svp questa provincia approfittando di due fattori contingenti: la crisi di consenso del Pd e il grave disorientamento strategico del partito di raccolta sudtirolese. Salvini, insomma, è come se avesse dettato all’auspicato partner la seguente ricetta: qui in provincia metto personalmente sul piatto un paio di eletti – li vedete confusi tra le mie guardie del corpo – che vivono solo grazie a me, come semplici pupazzi da piazzare alla bisogna, in modo che tutto venga deciso, come e meglio di prima, tra Bolzano e Roma. Scontato che ci intenderemo poi sulle cose essenziali e che aggiusteremo tutto il resto senza badare troppo al sottile. Il momento è propizio, le paturnie degli “italianissimi” allergici ai grembiuli blu e alle magliette che dichiarano “die Treue”, la propria fedeltà, al Land Tirol possono all’occorrenza sparire davanti all’ennesima denuncia di un fatto di “degrado” nei pressi della stazione, e poi un’alleanza celebrata mentre in sottofondo gli Spatzen cantano “Das Schicksal kennt di Grenzen nicht, was zählt ist das Gefühl” (il destino non conosce confini, cioè che conta è il sentimento) che male può fare?

Visto che però si parla di “confini”, ecco che sbuca il solito dubbio. A Castelrotto Salvini ha parlato di confini da difendere. Ma qui difendere i confini implica necessariamente riaprire la vecchia, ormai secolare ferita. Trecento selfie sotto al tendone non bastano a spazzare via la contraddizione che schianta ogni nazionalismo, anche quello che oggi va in giro per l’Europa facendosi chiamare “sovranismo”. Un’alleanza tra Svp e Lega è quanto di peggio, anzi di nefasto, possa uscire dal voto di domani.

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