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Il buco

Creato il 23 marzo 2020 da Nehovistecose

(El Hoyo, conosciuto anche col titolo The Platform)Il buco

Regia di Galder Gaztelu-Urrutia

con Ivan Massagué (Goreng), Antonia San Juan (Imoguiri), Zorion Eguileor (Trimagasi), Emilio Buale Coka (Baharat), Alexandra Masangkay (Miharu), Zihara Llana (Mali).

PAESE: Spagna 2019
GENERE: Fantascienza
DURATA: 94′

Goreng si sveglia in una prigione (?) disposta su diversi livelli in cui ogni livello rappresenta una cella. Dopo un mese di permanenza si viene spostati, a caso, in un altro livello più alto o più basso. Una volta al giorno dal buco situato al centro di ogni cella passa una piattaforma che contiene del cibo. Coloro che sono situati nei livelli più alti si abbuffano, quelli sotto vivono di avanzi o, più si va giù, di nulla. Dopo aver cambiato diversi livelli e diversi compagni di cella, Goreng decide di agire per cambiare le cose.

Scritto da David Desola e Pedro Rivero, è un piccolo film di fantascienza spagnolo presentato al festival del cinema di Toronto e subito acquistato da Netflix, che l’ha distribuito a partire da marzo 2020. Il fatto che buco sia l’anagramma di cubo fa tornare alla mente un film analogo di qualche anno fa, Il cubo appunto (1998, V. Natali), col quale questo El Hoyo condivide piu d’un’idea sia a livello narrativo che a livello di concetto. Tuttavia per comprendere al meglio gli intenti politici su cui il film è concepito è meglio rifarsi al titolo anglofono, the platform, chiaro riferimento al montacarichi che porta il cibo, per discesa, da un livello all’altro: una riuscita metafora su questi tempi nostri in cui la maggior parte delle risorse del pianeta è in mano a pochi (coloro che stanno più in alto nella piramide sociale = livello) e i molti si devono accontentare delle briciole, di ciò che arriva dopo, quando ormai “quelli di sopra” hanno fatto il bello e il cattivo tempo senza minimamente curarsi di chi sta sotto; e quando qualcuno tenta di cambiare le cose come fa Goreng viene osteggiato anche e soprattutto da coloro che condividono la sua stessa condizione, in una sorta di eterna ripetizione del mito della caverna di Platone. Leggibile su molti – mai termine fu così adatto (!) – livelli (religioso, politico, filosofico, antropologico, psicanalitico), il film ha una prima parte quasi infallibile e un’ultima mezz’ora ridondante e non sempre convincente, con un fastidiosa (e fuori luogo) svolta gore alla Tarantino e un finale debole. Bella prova, anche fisica, del misconosciuto Massagué, e piacevole ritorno della San Juan, già apprezzata in Tutto su mia madre di Almodovar. Film brutale, sanguinolento, ma anche intelligente e ben fatto. Consigliato.

Il buco


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