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Il cane barbone

Da Foscasensi @foscasensi

Era un cane barbone. Non lo conoscevo, ma era chiaro che il latrato fosse spinto, la posa era tutta tesa. Mi si rivolgeva laggiù, su un impiantito che correva da est a ovest. Un unico setto di vetro, uno specchio liquido, incideva lo spazio, che per il resto era buio, immenso. Il medico, con una torcia da speleologo stretta sulle tempie e i denti tutti slogati urlava: lascia perdere. Intanto lo trattava duramente.
Un cuscino di pelame corvino si addensa al mio braccio. Ora il barbone urla, io penso: vuole giocare.

No, no! Preconosce l'azione il dottore e la vorrebbe fermare. Ma ho già liberato il cuscino nell'aria, e quello veleggia leggero. Il cane si è lanciato oltre gli spazi, quasi lo prende il buio, ma oltrepassa l'aria e il cuscino e si tuffa nello specchio, l'unico setto che c'era prima del nulla. C'è un rumore di legna secca, una torsione, e il barbone è per terra, gli arti slogati e impazziti. Il medico professore in camice con una croce nera ride per rimettere in sesto la macchina tutta sciupata.
Voleva solo giocare, piango un poco, tutta dentro di me.
Stava attaccando se stesso, mi viene risposto prima dell'alba.


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