IL CAPPOTTO DI LANA di Luca Dal Canto

Creato il 25 giugno 2013 da Roberto Milani
Non sono un critico né tanto meno un critico cinematografico, ho però, in tanti anni di attività, acquisito una naturale propensione alla qualità. E qui di qualità ce ne è da vendere!

IL CAPPOTTO DI LANA Regia: Luca Dal Canto Soggetto e sceneggiatura: Luca Dal Canto, Anita Galvano Suono: Alberto “Abi” Battocchi Operatore: Filippo Morelli Costumi: Panciatici Livorno Arredi di scena: L’AltroVerso di Anna Laura Bachini Aiuto regia: Giuseppe Di Palma, Simone Antonelli Canzone “Livorno” (Ciampi-Marchetti) cantata da Luca Faggella
Con: Lorenzo Aloi, Marco Conte, Sergio Giovannini, Laura Palamidessi, Gabriele Di Palma
FESTIVAL (selezioni ufficiali)
Eiff 2012 Visioni Corte 2012 Caproni Festival Filmissima 2012 Mendicino Corto 2013 Schermi irregolari 2013 Versi di luce 2013 Bibbiena Film Festival 2013 Cinestesia 2013 Rassegna Caffè Letterario Roma 2013 Coming Soon Television VideoCorto Nettuno 2013
PREMI
Miglior Attore Protagonista (Lorenzo Aloi) a Eiff 2012 Miglior Sceneggiatura a Versi di Luce 2013 Premio del Pubblico a Cinestesia 2013

Lorenzo Aloi


SINOSSI “Il cappotto di lana” nasce da un'idea di Anita Galvano e Luca Dal Canto in vista dell'Anno Caproniano (2012), durante il quale si sono celebrati i cento anni dalla nascita di Giorgio Caproni, uno dei più grandi poeti italiani del Novecento. Il cortometraggio, prodotto da Bredenkeik e Vertigo Cinema,  con il contributo di Toscana Film Commission, è stato presentato al Caproni Festival a Livorno nel mese di dicembre 2012. Amedeo, Dedo per gli amici, è un bambino dolce e sensibile. Ama alla follia l'arte e la letteratura e soprattutto i versi del poeta Giorgio Caproni che ascolta quotidianamente grazie ad un vecchio walk-man; è questo l'unico modo per estraniarsi dalla realtà circostante e dal rude ignorante padre che considera la Cultura roba da femminucce. Un giorno scopre nella cantina di un amichetto un antico baule, in cui è custodito un vecchio cappotto di lana appartenuto proprio a Giorgio Caproni; lo prende e dalla felicità decide di non toglierselo mai di dosso, suscitando nel padre rabbia e rimproveri. La mattina seguente però il cappotto color cammello è sparito. Dedo comincia allora a vagare per Livorno; inizia così la magica avventura che lo porterà nel fatato mondo della sua più creativa immaginazione.
NOTE DI REGIA Il cappotto di lana  è un omaggio a Caproni e alla sua poesia, dolce, sensibile e nostalgica. E’ una fiaba, completamente frutto dell’invenzione degli sceneggiatori, che ruota intorno ad una delle più belle composizioni del poeta labronico: “Ultima preghiera”. Il protagonista è Amedeo, Dedo per gli amici, un bambino di 13 anni un po’ atipico per i tempi che corrono; è dolce, sensibile, ama l’arte e la letteratura. Invece che giocare alla Playstation legge libri e ascolta musica e poesie ad un vecchio obsoleto walk-man.  Solo quello e la mamma, decisamente più amabile rispetto al rude ignorante padre, buffo e ridicolo nella sua volgarità popolaresca figlia di un Paese e di una città in preda ad una recessione culturale senza precedenti, riescono ad estraniarlo dal mondo circostante. Ed è proprio per questo che Il cappotto di lana vuole anche essere un omaggio a Livorno, una città che sembra aver smarrito la propria identità, un luogo dove i suoi stessi abitanti hanno ormai perso ogni speranza e, soprattutto, la memoria di ciò che questo centro era fino a 70 anni fa, polo turistico e culturale del Mediterraneo; una città “malata di spazi” - come racconta lo stesso Caproni nelle sue poesie – con le sue immense piazze aperte ai venti, una città popolare, verace, ma a suo modo colta e ricca di storia, con monumenti e luoghi di cultura ormai lasciati nell’oblio. E così il cortometraggio vede al suo interno continui rimandi a livornesi illustri, soprattutto Modigliani e Piero Ciampi, artisti geniali, affascinanti e “maledetti”, come affascinante e ormai “maledetta” sembra essere la loro città natìa.
E’ il padre di Dedo che incarna perfettamente quella pessimistica disillusione che affligge ormai i livornesi da qualche decennio e che lentamente, come un virus letale, sta facendo smarrire ogni memoria storica. Amedeo (l’anima caproniana) e sua madre Nara sono le eccezioni che confermano la regola e che lasciano tuttavia spazio alla speranza di un ritorno alle origini.
Le location sono i luoghi caproniani per eccellenza. Piazza della Repubblica, i Fossi, il Mercato Centrale, ma anche il lungomare – quello di San Jacopo, ugualmente affascinante e spettacolare pur essendo meno famoso di una Terrazza Mascagni o di una Rotonda di Ardenza.
Il portone della casa natale di Caproni, invece, sarà, per forza di cose, ambientato nel quartiere Venezia; il punto dove si ergeva l’originaria palazzina in Corso Amedeo è infatti oggi occupato da un moderno palazzo su cui campeggia una targa sporca, immersa nel traffico e nell’indifferenza dei più.
E infine il, cappotto di lana. Beh quello è solo un pretesto (e un incubo per gli attori che a fine luglio dovranno indossarlo) per raccontare Giorgio Caproni, la sua poesia e come la fantasia di un bambino possa decollare dalle più piccole e apparentemente insignificanti cose di tutti i giorni.
Il cortometraggio "Il cappotto di lana" è in concorso a Streamoff.  E' possibile votarlo a questo link https://www.streamoff.tv/streamshort/il-cappotto-di-lana  Per vederlo basta cliccare su "play", per votarlo, invece, cliccare sulle stelline che si trovano sotto la locandina del film.
C'è una procedura di iscrizione velocissima e dopodiché puoi scegliere che voto dare (da 1 a 5).

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