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Il caso David Rossi, di Davide Vecchi

Creato il 31 ottobre 2017 da Funicelli
Il caso David Rossi, di Davide Vecchi Il suicidio imperfetto del manager di Monte dei Paschi di Siena. Incipit
Rocca Salimbeni, interno seraSono le 19.02 del 6 marzo 2013. E' un mercoledì. Ha piovuto tutto il giorno a Siena. Una pioggia incessante e pesante come la giornata. David è stanco. I ritmi di lavoro ultimamente sono estenuanti. Il suo del telefono gli ricorda che deve tornare a casa dalla moglie Antonella.È lei che chiama. Sono le 19.02 esatte: «Tra una mezz'ora arrivo» la rassicura. È uno preciso, David. Ha prenotato la cena e deve passare a ritirarla. La rosticceria è lungo la strada. Se che servono al massimo trenta minuti per uscire dall'ufficio, fermarsi a prendere il cibo e arrivare a casa. Chiude la telefonata, si alza dalla scrivania, per per prendere la giacca, il capotto e andarsene. Tra poco sarà da lei. Deve farle un'iniezione di antibiotico. In quei giorni Antonella sta poco bene, ha preso una brutta polmonite ed è stata appena dimessa dall'ospedale. David deve tornare a casa per occuparsi di lei. Ma succede qualcosa che cambia i suoi piani. Qualcosa di imprevisto. Perché David a casa non torna.
Se fosse un romanzo giallo, l'inchiesta sulla morte di David Rossi, responsabile delle comunicazione di Monte dei Paschi di Siena, sarebbe un pessimo libro. Cioè uno di quei libri dove cioè al lettore viene data in pasto una verità finale di comodo che fa acqua da tutte le parti, che non spiega tutti i lati oscuri, che devi prendere così, senza fare domande. Anche se non ti convince. Il libro-inchiesta di Davide Vecchi, giornalista del Fatto Quotidiano, racconta la storia delle indagini sulla morte (archiviata come suicidio) del manager della banca senese, David Rossi: precipitato dalla finestra del suo ufficio e morto a seguito di un volo di 12 metri, alle 19.43 del 6 marzo 2013. Morto dopo una lunga agonia, registrata dal video delle telecamere di sorveglianza della banca, che mostrano un corpo, di schiena sul selciato di un vicolo. E mostrano anche altro, se solo si fosse voluto vedere altro. Per la procura di Siena la morte di David Rossi è un caso di suicidio: ne erano così convinti i pm che si sono occupati del caso, che non hanno svolto tutti quegli approfondimenti che normalmente sono prassi quando muore una persona. Nessuna indagine sui tabulati, sebbene qualcuno abbia usato l'iphone di Rossi dopo che costui era già agonizzante nel vicolo del Monte. Nessuna indagine sui fazzoletti, trovati nel suo ufficio (sporchi di sangue, non si sa se di David Rossi o se di qualcun altro). Nessuna ricostruzione che stia in piedi sul come David Rossi si sarebbe ucciso, che dimostri come sia salito sulla finestra e come si sia gettato, procurandosi quelle ferite. Non solo quelle sul bacino, conseguenza della caduta a corpo morto. Ma anche i tagli in fronte e sul naso, i lividi sui bracci e sul polso (come se qualcuno le avesse afferrato). Nessuna spiegazione efficace sul perché delle macchie bianche sulle suole delle scarpe. Nessuna spiegazione sul perché l'orologio di Rossi cada sulla strada dopo 20 minuti dalla caduta del corpo. Chi l'ha gettato? Siamo oltre il romanzo. Questa è la realtà, a Siena”. Secondo i pm e il gip che hanno archiviato il caso, la prima volta nel settembre 2013, si è trattato, purtroppo, di un suicidio. Erano i mesi in cui si squarciava il velo sullo stato di salute di MPS, la banca senese che aveva distribuito soldi a pioggia nel corso degli anni (anche per tenersi buona la stampa, la cittadinanza, le associazioni, la politica). E che ora si trovava in difficoltà cui conti: l'acquisizione di Antonveneta pagata a caro prezzo, il derivato Alexandria fatto con la banca giapponese Nomura, l'inchiesta sulla banda del 5% e sulla spoliazione dei suoi beni … la procura di Siena stava investigando su questi filoni, attorno alla banca (e ai suoi ex vertici) iniziava a montare una certa tensione. Un mondo che Rossi conosceva bene, avendo lavorato a fianco di Piccini prima e Mussari (l'ex presidente MPS, poi passato all'ABI): temeva, in quelle settimane, di finire indagato, risucchiato dentro il gorgo delle indagini, finire in carcere senza poter spiegare le sue ragioni, vedere la sua vita distrutta .. David Rossi voleva parlare coi magistrati senesi, però: lo aveva anche scritto in una mail al nuovo AD Viola, anzi in più mail in cui chiedeva aiuto. Mail senza alcuna risposta e di cui i magistrati non hanno tenuto conto nel modo giusto: mail che qualcuno, oltre che Viola, avrebbe potuto leggere, per rendersi conto di quanto Rossi poteva costituire una minaccia, se avesse parlato.
“Ho paura. Voglio parlare con i magistrati… Aiutatemi! Domani potrebbe già essere troppo tardi!”Le ultime parole di David Rossi.Dalle mail inviate all’amministratore delegato di Mps
Perché era una persona scrupolosa, David Rossi. Sapeva di aver lavorato bene e che il suo lavoro era riconosciuto anche dalla nuova dirigenza. Temeva di essere intercettato e di aver fatto una “cazzata” grossa, fidandosi di un amico: questo scrive sui bigliettini poi trovato nel suo cestino. E che, per i pm, costituiscono una delle prove della sua situazione di crisi, che lo ha portato a fare quella scelta.
.. come non pensare che il manager legato al potentissimo Mussari e che con ogni probabilità custode di molti segreti sia stato eliminato o spinto ad uccidersi? Che domande. Questa è una tesi da romanzo giallo. A Siena, nella realtà, un uomo ricco, potente, noto e ritenuto custode di informazioni riservate e compromettenti, si uccide lanciandosi dalla finestra dell'ufficio pochi minuti dopo aver detto alla moglie che stava rientrando a casa. Ovvio. Forse.”
No, se fosse un giallo questa storia sarebbe decisamente un pessimo giallo: perché diversamente dai romanzi, non spunta nessun investigatore pieno di dubbi che decide di fare una sua indagine parallela anzi, nel 2014 sono proprio il giornalista Davide Vecchi e la vedova di Rossi, Antonella Tognazzi a venire indagati per una serie di reati le cui motivazioni, da parte della procura, fanno sorgere altri dubbi. Vecchi è indagato per violazione della privacy, per aver pubblicato le mail di Rossi all'AD Viola (nonostante avesse avvisato l'amministratore e MPS non avesse rilevato alcuna violazione). Il fascicolo su Antonella è ancora più incredibile e soprattutto umanamente più infamante: i pm l'accusano di aver cercato di ricattare l'azienda, speculando sulla morte del marito per avere un risarcimento più alto. Davide Vecchi e Antonella Tognazzi sono tutt'ora sotto processo:
“Un processo singolare, oggetto di interrogazioni parlamentari, del quale si è occupato anche il Global Freedom of Expression della Columbia University di New York, ritenendolo un tentativo di limitare la libertà di stampa.”

Nel 2015, con l'arrivo di un nuovo pm (Boni) e di un nuovo procuratore Capo (Vitello) a Siena, si intravede una speranza per avere una verità più credibile sulla morte del manager: su richiesta dell'avvocato Goracci della famiglia Rossi, che ha fatto eseguire delle contro perizie, vengono ordinate nuove indagini. Coinvolgendo i RIS e la dottoressa Cattaneo dell'istituto di medicina legale di Milano. Ma dopo tre anni, pur ottenendo dal GIP la riesumazione del cadavere, è difficile ottenere nuove prove perché nel frattempo, una parte di chieste sono andate distrutte, dopo la prima archiviazione. Anche i fazzoletti con macchie di sangue. L'unico merito della seconda indagine è quello di far emergere quanto male si fosse investigato nella prima, un'indagine fatta in fretta con degli atti – commenta l'autore – al limite della sciatteria. Nonostante tutti gli sforzi del nuovo procuratore e del Ris, si arriva così ad una seconda archiviazione: niente da fare, pare che sia impossibile arrivare ad una diversa ricostruzione di quella sera del 6 marzo 2013. L'unica cosa certa è che David Rossi, potente capo della comunicazione di una banca che era sotto i riflettori della città e della magistratura, si sente minacciato, dice al suo amministratore delegato di essere disposto a parlare coi magistrati, per dire quello che sa. Possiamo solo ipotizzare cosa. I rapporti con la politica, probabilmente. O con la massoneria. Però, prima che potesse incontrare i magistrati muore, non sappiamo ancora come. Un altro mistero, un altra “strana” morte, l'autore nella copertina la paragona a quelle di Calvi e Raul Gardini: altri suicidi molto imperfetti. Altri misteri connotati da omertà, omissioni e una certa deferenza al potere politico. Racconta l'autore, che è stato uno dei primi giornalisti ad apprendere la notizia della morte, che dopo questo suicidio imperfetto calò su Siena una strana cappa di silenzio. E anche sull'inchiesta attorno alla banca di Rocca Salimbeni, un'inchiesta che “sembrava il corto circuito perfetto tra finanza, politica e massoneria”. Dobbiamo rassegnarci a questo finale, a quanto pare (l'autore nel finale prova a ricostruire due scenari alternativi, su come sono andate le cose quella sera). Ma questo breve saggio serve almeno a mettere assieme tutti i fatti per dare a ciascun lettore tutti gli elementi per farsi una sua idea, una sua opinione su quanto è successo a Siena nel 2013. La scheda del libro sul sito dell'editore Chiarelettere Il blog dell'autore
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