Magazine Religione

il caso e la nascita della vita

Da Salvoc
il caso e la nascita della vita Ho letto ultimamente in libro (1) molto interessante in cui l’autore, il ricercatore chimico Giulio Dante Guerra, affronta il problema (insoluto) della comparsa della vita sulla Terra. Il libro risulta essere una sintesi ben documentata della debolezza delle ipotesi che la ritengono come dovuta al 'caso',  così come sostengono gli ‘abiogenisti’ e i sostenitori del darwinismo. L’autore afferma infatti che “per quanto riguarda l’origine della vita, si può dire che con certezza si sa che essa è stata assente dal nostro pianeta per lunghe ere geologiche, e che a un certo momento ha cominciato ad esistere. Qui cercherò di dimostrare che ciò non è avvenuto per puro caso”... Inizialmente l'autore prende in considerazione le diverse teorie che hanno sostenuto la nascita della vita dalla 'non vita' e che sono alla base dell'evoluzionismo. Mentre quelle più antiche almeno ritenevano causa di questa nascita le 'influenze astrali', quella più moderne non adducono nessuna causa, ritenendola solo dovuta al caso. In realtà queste ultime teorie sono nate nell'ottocento, postulate dai 'progressisti' perché considerate come una necessità alla base del loro 'materialismo'.
L'autore afferma che per quanto riguarda la 'nascita spontanea della vita’ “l'atteggiamento moderno non è cambiato, è stata variata solo la semantica usando parole più sofisticate tipo 'abiogenesi' e si è retrodatata questa 'nascita' a lontanissime ere geologiche con supposte condizioni ambientali non verificate e non verificabili ma “ricostruibili in laboratorio” in cui sarebbe potuto avvenire quello che oggi è impossibile”.
Grandi enigmi irrisolti: composizione dell’atmosfera primordiale, chiralità, complessità irriducibile.  Il caso può creare informazione? E' così che l'autore passa ad una analisi del famoso esperimento di Miller (che ottenne alcuni aminoacidi tramite scariche elettriche in un recipiente con un supposto ‘brodo primordiale’) e di quelli seguenti che si sono ispirati ad esso mettendo in evidenza il fatto che uno dei punti deboli è l'ipotesi non provata della composizione dell'atmosfera o del brodo primordiale e il fatto che i prodotti ottenuti sono degli aminoacidi che essendo solo parti per costruire le proteine, che invece sono strutture di una complessità enorme, tutto si possono ritenere fuorché 'vita'. “Il passaggio dagli aminoacidi, che avrebbero dovuto interagire tra loro per formare polisaccaridi, polipeptidi, poi proteine, poi polinucleotidi e poi acidi nucleici, che messi assieme avrebbero dovuto formare i primi organismi, infatti appare talmente complicato e improbabile che il sostenere che sia avvenuto per 'caso' sembra più un atto di fede che una seria supposizione scientifica”.
L’autore analizza una delle più grandi difficoltà nella costruzione di queste strutture organiche: la 'chiralità' della maggior parte delle sostanze di origine biologica dovuta alla dissimmetria sferica delle molecole. Parecchie di queste molecole possono cioè esistere in due versioni simili ma non non equivalenti come lo sono la mano ‘destra’ e la mano ‘sinistra’, quelle biologiche, per esempio 19 aminoacidi sui 20 che formano le proteine, la ventesima non è chirale, esistono solo nella forma ‘sinistra’, mentre gli zuccheri degli acidi nucleici sono presenti solo in forma ‘destra’. L’origine di questa asimmetria è ancora avvolta nel mistero. E visto che la composizione dell’atmosfera terrestre primitiva non poteva portare a questa alcuni hanno proposto ‘l’origine extraterrestre’ della vita, spostando così il problema sugli altri pianeti dove si sarebbero potute avere condizioni diverse da quello della nostra Terra .
Ma questo non è il solo problema evidenziato. Anche la sequenza degli aminoacidi per formare le proteine, come pure la sequenza delle basi negli acidi nucleici, fa notare, è tutt’altro che casuale. Infatti l’autore sostiene che è evidente un contenuto di informazione in tali sequenze e, sostengo io, il caso non può creare informazione. Una ulteriore difficoltà messa in evidenza è il codice genetico “che consiste nella corrispondenza tra gli aminoacidi delle proteine, la cui sequenza non può essere casuale perché deve rispondere a precise funzioni biologiche, e le terne puriniche e pirimidiniche del DNA”. Questo codice è pressoché universale e il problema consiste proprio nella sua origine e del quella del suo codice di traduzione, con un meccanismo attuato solo dai composti codificati dallo stesso DNA: ciò appare come una clamorosa autoasserzione del detto ‘omne vivum ex ovo’, come ebbe ad ammettere lo stesso Monod de ‘il caso e la necessità’, definendo questo fatto un ‘enigma’. Comunque esistono teorie dell’origine della vita alternative rispetto a quelle che postulano il ‘brodo primordiale’. Una di queste dovuta all’italiano Barbieri detta “la teoria semantica dell’evoluzione” criticata da molti perché evocherebbe ‘un fantasma di Progetto’: con essa Barbieri ha individuato una terza realtà presente nei sistemi biologici oltre alle due comunemente accettate, cioè oltre ‘la chimica’ tipica delle proteine e ‘l’informazione’ tipica del DNA: ‘il significato’, tipico del codice genetico. Soltanto questo permetterebbe di trasferire alle proteine l’informazione del DNA.
Tentativi falliti di costruire la vita in laboratorio L’autore non manca di analizzare i molteplici tentativi di creare in laboratorio ‘la vita artificiale’. In questi anni del nuovo secolo infatti ci sono state diversi esperimenti, ma in nessuno di questi, per quanto sofisticate potessero essere le procedure, si è riusciti a non usare parti vitali già esistenti e comunque i risultati ottenuti sono stati sempre abbastanza deludenti. In pratica si è trattato finora, quando c’è stato un minimo di successo, di creazione di OGM, ben lontani quindi dalle caratteristiche che dovrebbe possedere una vera ‘vita artificiale’.
L’ordine vitale non può nascere dal caos San Tommaso disse che “l’ordine non può nascere dal caos”. Vero è che nella fisica dei sistemi caotici si è visto che possono nascere degli stati di ordine, ma l’autore dice che in biologia ‘ordine’ va inteso “non come una semplice aggregazione di molecole e macromolecole ma l’esistenza di una forma organizzatrice, l’essere vivente, che costruisce e ordina queste molecole secondo un progetto strutturale; è un sistema cibernetico dotato di un grado di informazione superiore a quello delle singole parti che lo compongono”. Il biofisico Polanyi aveva un concetto chiaro di questo problema nel momento in cui diceva: “quando affermo che la vita trascende la fisica e la chimica intendo dire che la biologia non può spiegare la vita in termini di semplici azioni di leggi fisiche e chimiche. Un libro o qualunque altro oggetto recante un modello che comunica informazione, è irriducibile nella sua essenza alla fisica o alla chimica. Ne segue che dobbiamo rifiutarci di considerare lo schema attraverso il quale il DNA diffonde informazione come parte delle sue proprietà chimiche.
Intelligent Design Lo scienziato sostiene che Polanyi non aveva mai parlato di ‘Intelligent Design’, concetto elaborato da Behe vent’anni dopo, ma ritiene che questa affermazione ne sia una anticipazione. L’autore quindi passa a criticare dall’altro lato le teorie ‘creazioniste’ perché troppo legate ad una interpretazione letterale della Bibbia soprattutto per quanto riguarda il termine ‘giorno’ che invece in ebraico può significare anche ‘periodo di tempo indefinito’ e la data della creazione che risalirebbe a circa 6000 anni fa. L’ “Intelligent Design” non fa queste considerazioni temporali, tuttavia gli antisoprannaturalisti usano anche questo argomento per attaccare questa teoria. Ma comunque la complessità degli organismi viventi è così evidente che ultimamente alcuni ‘abiogenisti’ stanno attuando lo stesso cambiamento nella semantica a suo tempo fatto anche da Monod, e parlano di “teleonomia”, reintroducendo con un altro termine la ‘finalità’, oppure di “informazione funzionale” invece di ‘complessità irriducibile.
Per finire, l’autore ritiene che ormai il dibattito sull’origine della vita e in particolare la contrapposizione tra ‘caso e necessità’ e ‘progetto intelligente’ sia uscito dall’ambito scientifico per entrare in quello filosofico. Infatti, per l’autore, Behe avrebbe dimostrato in maniera convincente che l’opposizione all’Intelligent Design è privo di basi scientifiche e ha solo motivazioni filosofiche. L’autore quindi dichiarandosi non molto competente per poter affrontare tale dibattito termina il suo libro non senza mettere in evidenza il preconcetto antisoprannaturalistico del mondo accademico che in più casi ha tagliato le gambe a valenti ricercatori che si sono discostati anche se di poco da tale impostazione. Il libro termina con la seguente affermazione: “Io credo di aver esaurito il mio compito mostrando con dati sperimentali, e non con discorsi campati in aria, almeno una cosa: che le condizioni, postulate dagli stessi abiogenisti, per un qualsiasi meccanismo ‘plausibile’ di passaggio dall’inorganico al biologico, sono talmente specifiche, che invocare il puro ‘caso’ come ‘causa’, o meglio ‘non-causa’ del loro verificarsi, è una offesa al buon senso e alla logica più elementare”.
__________________________________________________________
Note e crediti
(1) Dante Guerra “L'origine della vita” - il 'caso' non spiega la realtà - D'Ettoris Editori

Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :