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Il Caso Spotlight – Quando il giornalismo si fa denuncia e straordinario impegno civile!

Creato il 21 febbraio 2019 da Rosebudgiornalismo @RosebudGiornali
Il Caso Spotlight – Quando il giornalismo si fa denuncia e straordinario impegno civile!

Accade di tanto in tanto, ma accade. Così, stasera Rai3 si è fatta un'altra volta didattica è ha mandato in onda un film davvero spettacolare. Si tratta del vincitore di 2 premi Oscar Spotlight diretto nel 2015 da Tom McCarthy. Purtroppo, la Rai ha pensato bene di vietare l'accesso alla versione originale, costringendoci poi a recuperare il DVD, ma per una volta si può comunque essere contenti.

Il film tratta delle investigazioni del gruppo di giornalisti chiamato "Spotlight", una squadra del The Boston Globe, il quotidiano che agli inizi degli anni 2000 denunciò lo scandalo pedo*ilo nella chiesa cattolica. Questa particolare inchiesta giornalistica portò alla pubblicazione di circa 600 articoli nel solo 2002, alla denuncia di circa 250 preti pedo*ili e alla scoperta di oltre 1000 casi di abusi. Si trattò di un momento epocale che cambiò le nostre coscienze e anno dopo anno ha portato alle recenti e determinate prese di posizione di Papa Francesco riguardo allo scandalo pedo*ilo in seno alla chiesa di Roma. Si trattò di un momento in cui il giornalismo è diventato davvero epico e ha mostrato chiaramente quale dovrebbe essere il suo percorso virtuoso, quale fibra etica e deontologica dovrebbe farlo vivere.

Mi ha colpito nel finale di questa produzione, la lunga lista dei principali casi di abuso, mostrati al pubblico come quando si mostrano le vittime di una guerra o di una qualsiasi umana tragedia, perché di questo effettivamente si tratta. Dobbiamo molto a questo genere di cinema e a questo genere di giornalismo che, peraltro, ci dà anche contezza dell'arretratezza culturale italica.

Esagero? Allora pensate che in Italia la chiesa cattolica regna da 2000 anni. L'Italia è la sua casa madre, eppure in tutti questi anni le denunce sono state pochissime rispetto a quelle fatte in America, ma anche in paesi come l'Irlanda. In Italia infatti, mercé l'esistenza di un giornalismo di altra natura, mercé il nostro spirito prono alla superstizione e alla beatificazione di tutto ciò che meriterebbe di essere trattato altrimenti, migliaia di vittime resteranno senza giustizia per sempre. O almeno fino al momento in cui la giustizia dovrà amministrarla l'universo... Ci piace pensare però che verrà amministrata e che in tale occasione non verranno considerate le attenuanti.

Quando rifletto su questi argomenti, quando mi torna in mente una casa che, anni fa, qui a Dublino, venne sequestrata dalle autorità e sulla sua porta fu affisso un cartellone gigante che invitava i bambini a non avvicinarsi a quel luogo, a restarne a distanza, mi ricordo sempre di Joseph Conrad che nel suo Heart of darkness (1899) parlava " dell'Orrore". Un orrore di tipo munchiano, un orrore dell'anima, un orrore che pur con tutta la buona volontà paralizza l'essere, lo spirito. Un orrore che nonostante i tempi cambiati fa fatica a dissolversi dentro, a scomparire, forse non potrà svanire mai, proprio come lo strazio nei cuori di tutti coloro che sono stati vittime senza speranza di giustizia. Vittime di alcuni dei peggiori criminali della storia travestiti da pastori di anime per l'occasione propizia: l'orrore, appunto!

Rina Brundu

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