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Il cast di Scusate se esisto racconta l’esperienza sul set

Creato il 18 novembre 2014 da Oggialcinemanet @oggialcinema

La commedia può scendere in profondità e far contemporaneamente ridere e riflettere? Sì, parola di Riccardo Milani, il regista di Scusate se esisto, il suo nono lungometraggio in cui dirige una raggiante Paola Cortellesi, collega e compagna di vita, insieme a Raul Bova, che sfida gli stereotipi per un dar volto ad un ruolo a lui inusuale.

Scusate se esisto è una commedia nata in casa MilaniCortellesi, com’è partito il progetto?

Riccardo Milani: “Avevamo voglia di guardarci intorno. Io e Paola, che ha scritto il soggetto e la sceneggiatura, volevamo mettere al centro di una storia la donna, protagonista non solo di un film ma della vita. Il film racconta anche altri temi come quello del lavoro, quello della diversità e della menzogna”.

Ironica, solare e florida, Paola Cortellesi ha poi aggiunto: “Mi sono autoscelta per questo ruolo… E’ la mia prima sceneggiatura, in passato ho fatto l’autrice per la tv e per il teatro, ma mai al cinema. La prima cosa che mi è venuta in mente è stato raccontare qualcosa di autobiografico, qualcosa che conosco molto bene. Mi sono buttata a capofitto ed è stato un lavoro che mi è piaciuto molto. Non vogliamo accusare nessuno, ma in questo film volevamo raccontare quello che stiamo vivendo, di quanto sia difficile per le donne, in Italia come in altri paesi del mondo, farsi valere nel mondo del lavoro e a parità di competenze con un collega uomo avere la stessa considerazione. In questa storia abbiamo anche voluto portare alla luce come ognuno sceglie di interpretare un ruolo nella vita, che è sempre quello che gli altri vorrebbe che tu fossi. Si dipende dagli altri, succede negli uffici come a casa: ognuno finge di essere qualcun altro.

Scusate se esisto racconta una storia d’amore particolare, un rapporto fra un uomo e una donna che si vogliono bene ma in modo inusuale… 

Paola Cortellesi:  Sì, il mio personaggio s’innamora di Francesco… e sfido chiunque a non innamorarsi al primo sguardo di Raul Bova. Ma nel film precedente io e Raul avevamo già consumato…intendo dire come interpreti! Non a caso mio marito per la scena dell’incontro fra Serena e Francesco mi ha reso brutta, pure con la bocca sporca di pizza. Il film comunque va oltre la classica storia romantica e racconta l’amore condiviso di due persone che non condividono la medesima inclinazione sessuale, ma si sostengono l’un l’altro. Una vera coppia di fatto.

Cosa ti ha colpito di questo ruolo?

Raul Bova: Quando leggo un copione cerco di capire da subito quello che vuol dire. Mi sono misurato con un personaggio che è stato rappresentato tante volte, magari in modo sbagliato, stereotipato. Quello che però mi ha colpito di più è che si trattava di una commedia che affronta delle tematiche importanti. Il film parla della difficoltà e della paura di essere se stessi. Siamo costretti in etichette per fare i bravi genitori, figli… ma potremmo esserlo lo stesso con educazione, sensibilità e rispetto. Anche in questo modo si può trovare se stessi. Quello che mi fa piacere è aver affrontato queste tematiche in un film di genere. La commedia, che in Italia è vista dal grande pubblico, può trattare temi importanti facendo comunque ridere. Oggi si vedono molte commedie che però non ti lasciano nulla.

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Molte scene del film sono girate al Corviale, il chilometro di cemento – detto “il Serpentone” – della periferia romana, per cui sono stati stanziati dei fondi per la riqualificazione di spazi inutilizzati. Come vi siete imbattuti in questo progetto?

Riccardo Milani: Abbiamo messo al centro del film la periferia. Serena, la protagonista, pensa che costruire le case belle faccia crescere delle belle persone. Poi mentre cercavamo del materiale per il film ci siamo imbattuti nella riqualificazione del Corviale, un progetto ideato da un architetto donna. Ho deciso di raccontare questa realtà perché non sempre noi italiani siamo i peggiori del mondo, qualcosa si può fare, nonostante tutte le difficoltà, riuscire a fare qualcosa di buono.

Paola Cortellesi: Mi premeva parlare del disagio e dei pochi servizi della periferia … Molto spesso si pensa agli architetti come star, ma non è così. Esistono professionisti a cui stanno a cuore le persone. Costruire spazi armmonici accresce la civiltà delle persone, che terranno molto di più al luogo in cui abitano. La bellezza e la funzionalità non sono fini a se stessi.

Nel film ci sono anche attori non professionisti?

Paola Cortellesi: I personaggi che recitano nelle scene al Corviale sono le reali persone che lo abitano. Attori straordinari e puntuali come pochi…

Nel film avete combattuto anche gli stereotipi…

Paola Cortellesi: Durante le riprese c’è stato un momento emblematico. Riccardo voleva fare un complimento a me e Raul e ci ha detto. “Paola complimenti, sei bravissima. Poi guardando Raul… “e invece tu sei bellissimo”… Che significa che io sono cozza ma brava, e Raul bello ma non bravo? Nella mia carriera non ho mai avuto la necessità di essere bella e appariscente. Il teatro da questo punto di vista ti salva perché non viene richiesta una bellezza specifica rispetto al cinema, mentre quando facevo satira in tv ero talmente camuffata che non mi si vedeva.

Raul Bova: Esistono stereotipi per i quali ti scelgono per interpretare determinati ruoli e storie. Fa parte del giudizio degli altri, di come ti vedono. Ruoli che possono starti stretti e far decidere di sperimentarne altri. Allor devo imbruttirmi per dimostrare di essere bravo?  Mi chiedo se questo ha senso. Perché devo cambiare la mia natura per far vedere che ho talento? Bisogna dimostrare di essere bravi rispettando la propria natura. Non bisogna cadere nel tranello di coloro che ti giudicano. Proprio per questo ho scelto di interpretare un personaggio che fa dell’autoironia sulla propria bellezza.Chi vuol far vedere che è bravo questo ruolo non lo avrebbe mai accettato.

Scusate se esisto è una commedia civile che racconta il nostro paese…

Riccardo Milani: Soffro molto quando sento miei connazionali parlare male del Italia. È facile criticare ed avere la verità in tasca. Credo che questo sia un segno di immaturità inutilmente autolesionista. Questo paese puòsfornare grandi talenti, come ha fatto in passato. Non ho mai avuto il mito dell’estero, certo le difficoltà ci sono e non voglio nascondere la realtà delle cose, ma non provo piacere a parlare male dell’Italia. Fare commedia significa raccontare il paese e non nasconderlo, come hanno fatto i miei maestri della commedia italiana degli anni ’70, Monicelli, Scola, Risi, Comencini.

Nel film si vede una ragazza che deve nascondere una gravidanza per non perdere il posto di lavoro, anche tu sei una mamma lavoratrice, riesci a conciliare le due cose?

Paola Cortellesi: Non saprei come far meglio, sono una mamma lavoratrice iper privilegiata, non ho orari assurdi, non sono pendolare. Riesco a conciliare le due cose: ho fatto 4 film da quando ho avuto mia figlia. La sto crescendo insieme ai macchinisti e agli elettricisti sui set, come fanno altre donne con altre mansioni. Sarebbe bello che le mamme potessero disporre di asili nido all’interno delle aziende in cui lavorano, sarebbero molto produttive senza togliere affetto ai figli. Sarebbe l’ideale e con maggiori servizi cadrebbero le difficoltà sulle assunzioni. Mi sembra che in Italia ci sia ancora da lavorare.

di Federica De Masi per Oggialcinema.net

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