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Il cavaliere inesistente

Creato il 24 giugno 2019 da Phoebes

di Il cavaliere inesistente
Il cavaliere inesistente
Italo Calvino

Titolo: Il cavaliere inesistente
Serie: I nostri antenati (3)
Genere: storico, fantastico
Autore: Italo Giovanni Calvino Mameli ( sito italiano - biografia)
Nazionalità: italiana (Calvino è però nato a Cuba)
Prima pubblicazione: 1959
Ambientazione: Francia, inizi del IX secolo
Personaggi: Agilulfo Emo Bertrandino dei Guildiverni e degli Altri di Corbentraz e Sura cavaliere di Selimpia Citeriore e Fez, Rambaldo di Rossiglione
Casa Editrice: Mondadori (Oscar Grandi Classici)
Copertina: Fausto Melotti, Il viaggio (1961)
Pagine: 119
ISBN: 978-88-04-52168-6
Provenienza: regalo, Natale 2010
Link al libro: IN LETTURA - GOODREADS - ANOBII
inizio lettura: 2 giugno 2019
fine lettura: 23 giugno 2019


cavaliere inesistente

- Dico a voi, ehi, paladino! - insisté Carlomagno. - Com'è che non mostrate la faccia al vostro re?
La voce uscì netta dal barbazzale. - Perché io non esisto, sire.

Nell'esercito di Carlomagno c'è un paladino dall'armatura sempre immacolata, pulita, in ordine. A dire il vero "c'è" non è l'espressione giusta perché quell'armatura, in realtà, è vuota: il cavaliere Agilulfo non esiste.

Questo romanzo chiude la cosiddetta "trilogia degli antenati" di Italo Calvino, perché è l'ultimo libro ad essere stato pubblicato anche se, a detta dello stesso autore, può essere considerato anche il primo perché ambientato cronologicamente prima degli altri ma soprattutto perché gli altri due romanzi hanno come temi centrali vari modi in cui si può essere, mentre qui il tema è proprio l' essere in sé. Infatti incontriamo tante tipologie di essere o non essere: non solo Agilulfo, il cavaliere inesistente, ma anche Gurdulù che c'è ma non lo sa; o anche Rambaldo e Torrismondo, che sono giovani e già solo per questo alla ricerca di un posto del mondo, un motivo di essere; e infine il popolo di Curvaldia, lo dicono loro stessi, solo quando si ribellano si rendono conto di essere al mondo.

La trama gira intorno ai paladini, diventa anche avventurosa a tratti, e non lesina qualche colpo di scena, ma tutto sommato è anche tranquilla, sono piccole scene, eppure cattura l'attenzione: guardando quanto ci ho messo a leggerlo potrebbe sembrare di no, ma veramente il libro mi ha preso moltissimo e quando non lo stavo leggendo ci pensavo spesso ma forse inconsciamente ho rallentato la lettura perché non volevo terminare né il romanzo né la trilogia.

L'ambientazione è bellissima! Siamo nel periodo dei paladini, dei poemi cavallereschi, ma ne vediamo tutti gli aspetti meno eroici: la burocrazia che sovrasta tutto, la difficoltà di combattere davvero con tutto quell'armamentario addosso tanto che si si ferisce più che altro a insulti (eppure, devo dire, pur sembrando assurdo pare anche tutto tanto plausibile!). E poi vediamo gli eroi fare la pipì, o ingozzarsi, o vantarsi vanamente di imprese di cui non c'è prova. Ma penso che la parte più bella dell'ambientazione sia quando negli ultimi capitoli la voce narrante che spesso era intervenuta con commenti sul mestiere di scrivere esprime la sua difficoltà a rappresentare le avventura di Agilulfo facendo diventare la pagina stessa l'ambientazione, immaginando i paesaggi in cui passa Agilulfo materializzarsi sulla carta, non so se sono riuscita a spiegarmi bene ma le ho trovate delle descrizioni bellissime!

La trama mi ha avvinto, l'ambientazione affascinato ma, che lo dico a fare, i personaggi sono la cosa che mi è piaciuta di più. Agilulfo, il cavaliere inesistente che anima l'armatura vuota per pura volontà di esserci, è sicuramente quello che colpisce di più. Mi ha sorpreso con il suo lato ossessivo compulsivo per l'ordine, la geometria, le regole e regolamenti vari. Però a tutto questo c'è una spiegazione: inquadrare il mondo in caselle precise in cui ogni cosa ha il proprio posto aiuta Agilulfo a non sentire mai ciò che lo circonda come sfumato, incerto, e non rischiare di perdersi anche lui. Queste sue caratteristiche mi hanno un po' ricordato Sheldon Cooper, impressione confermata dal fatto che anche Agilulfo prova un sacco di piacere a spiegare le cose, a chiunque, che l'abbiano chiesto o no. Insomma, un uomo di sostanza, ma solo figurativamente. Prevedibile il suo epilogo che lo porterà a scomparire definitivamente. Crede di non essere più un cavaliere, e senza quello gli rimane solo l'appellativo di inesistente, si spoglia dell'armatura, e be', non si può dire che smetta di esistere, perché non esisteva neanche prima, ma se la volontà di esserci gli viene meno, svanisce anche tutto il resto.

A far da controparte al cavaliere che non esiste, abbiamo un personaggio che c'è ma non lo sa: Gurdulù (conosciuto anche con tanti altri nomi) che trova conferma della sua esistenza solo "diventando" qualcos'altro: un'anatra, una pentola, qualunque cosa incontri.

Nonostante il romanzo sia intitolato a lui, Agilulfo non è però veramente il protagonista, questo ruolo è riservato a Rambaldo di Rossiglione. L'ho pensato spesso e l'ho trovato confermato nelle parole dello stesso Calvino nella Nota 960 posta in appendice a questa mia edizione. Rambaldo esiste, ma è giovane, in lui l'esserci e il non esserci lottano, ed è quindi alla ricerca delle prove di questo esserci. Lo cerca nella vendetta, poi nella possibilità di gloria, poi nell'amore. Ma, come accadeva per Il visconte dimezzato , l'incompletezza che sente è solo gioventù.

Altro giovane tra i personaggi principali è Torrismondo, anche lui cerca una ragione d'esserci, nell'identità, nell'appartenenza. La sua storia là per là mi piaceva meno, e poi è per colpa sua che il povero Agilulfo svanisce definitivamente), però il suo epilogo è quello che mi è piaciuto di più: diventa Conte di Curvaldia, un paese che dopo aver preso coscienza di sé con la ribellione, prospera nell'autogestione e vuole vivere in democrazia, e dopo un'iniziale titubanza Torrismondo decide di rimanere, facendosi pari a contadini e artigiani.

Vengono nominati diversi paladini che fanno parte del ciclo carolingio (come ho detto QUI questo libro mi ha dato la spinta per riprendere in mano l'Orlando furioso) ma l'unica ad avere un ruolo un po' più importante è Bradamante, e se già il personaggio mi piaceva un sacco in Ariosto, qui in una versione più umana mi è piaciuta veramente tanto. Bradamante, unica donna in un intero esercito di uomini, è stata a letto un po' con tutti, sempre insoddisfatta, e ovviamente si innamora di Agilulfo, l'unico che possa ancora risvegliare qualcosa in lei. Di lei invece si innamorerà Rambaldo, e alla fine riuscirà a ricambiarlo.

Personaggio minore ma comunque molto importante è la narratrice, suor Teodora, religiosa dell'ordine di San Colombano che scrive questa storia come penitenza. E ogni tanto interviene esprimendo non commenti sulle vicende ma raccontando delle sue difficoltà nello scrivere, in cui non è difficile (e la Nota me l'ha confermato) immaginare pensieri dello stesso Calvino. Mi è piaciuto molto questo narratore, come ho detto prima le sue riflessioni sul modo di portare l'ambientazione direttamente sulle pagine mi sono piaciute moltissimo. E suor Teodora ci regala anche un colpo di scena per me piuttosto intrigante: a fine romanzo scopriamo che la suora è in realtà Bradamante, che periodicamente si chiude in convento a fare penitenza per i peccati suoi e degli altri, per poi riprendere armi e armatura e partire per nuove avventure.

Lo stile di Calvino si conferma eccezionale. Mentre leggevo, riga dopo riga, amavo ogni parola, far scorrere le pagine era un piacere! Mi sento anche un po' sciocca, perché probabilmente chi legge qui dirà: ma va?, però anche se già lo sapevo quanto divinamente scriveva quest'uomo è come se fosse sempre una sorpresa! Il suo stile è estremamente semplice, eppure si capisce che ciò non è frutto del caso, anzi, ci dev'essere dietro un impegno, un lavoro, e anche una conoscenza della lingua italiana sicuramente notevoli! Insomma, genio.

La copertina l'ho già commentata negli altri due libri del ciclo, visto che si trovano sullo stesso volume: bella ma non bellissima, di questa serie della Mondadori dedicata a Calvino ce ne sono di più belle. Il titolo è semplice, potrebbe quasi sembrare banale, ma lo trovo semplicemente bellissimo.

Commento generale.

Con Calvino ho un rapporto di amore e simpatia, nel senso che alcuni suoi libri mi sono piaciuti tantissimo mentre altri non così tanto, ma a ben vedere mi sono comunque piaciuti, magari non li ho amati, in confronto con gli altri mi risultavano perdenti. Su Il cavaliere inesistente avevo alte aspettative, tanto che temevo potesse deludermi in confronto, ma invece mi ha avvinto fin dalle prime pagine, quando lo posavo malvolentieri giù mi dicevo sempre "questo libro è bellissimo"! Sarà banale quanto sto per dire, ma nessuno sa insegnarti che cosa significa esistere se non qualcuno che non c'è. E seppure ogni personaggio aveva il suo rimuginare sull'esistenza in maniera diversa, io mi sono ritrovata un po' in tutti. Ho sofferto e gioito con i Curvaldi, ho tifato per i nostri guerrieri, ho riso di certe descrizioni bizzarre ma così credibili, mi sono incantata alle riflessioni di suor Teodora, e soprattutto mi sono commossa per questo cavaliere che si sforza di esistere per pura volontà. Magari il libro non mi ha trasmesso sentimenti forti, è stato come un insinuarsi nelle mie emozioni con delicatezza, ma sicuramente ha lasciato un'impronta profonda.

Curiosità

Ne ho due, entrambe derivate dalla Nota 960 in appendice al volume.

Ed ecco che scrivendo una storia completamente fantastica, mi trovavo senza accorgermene a esprimere non solo la sofferenza di quel particolare momento ma anche la spinta a uscirne. (Pagina 414) Calvino spiega come nei racconti "fantastici" della trilogia degli antenati lui abbia in realtà raccontato il mondo suo contemporaneo. Mi è piaciuta particolarmente questa citazione perché è un pensiero che condivido e che credo di aver espresso più volte in questo blog: amo molto il genere fantasy (e anche la fantascienza) perché ci mostra mondi fantastici e spesso lontanissimi dalla nostra realtà, eppure parla sempre di noi.

Parlando de Il barone rampante Calvino dice che ha voluto inserire in quel romanzo anche dei personaggi famosi. Io avevo immaginato leggendo il libro che il soldato russo incontrato da Cosimo di nome Andrej potesse essere Andrej Bolkonskij di Guerra e Pace . Ora, non so se Calvino si riferiva solo a personaggi storici o anche di fiction, ma mi piace pensare che avevo ragione! :)

Essere o non essere: il genio sicuro c'è

Sfide

Un po' di frasi

Sotto le rosse mura di Parigi era schierato l'esercito di Francia. Carlomagno doveva passare in rivista i paladini. Già da più di tre ore erano lì; faceva caldo; era un pomeriggio di prima estate, un po' coperto, nuvoloso; nelle armature si bolliva come in pentole tenute a fuoco lento.

Dovete compatire: si è ragazze di campagna, ancorché nobili, vissute sempre ritirate, in sperduti castelli e poi in conventi; fuor che funzioni religiose, tridui, novene, lavori dei campi, trebbiature, vendemmie, fustigazioni di servi, incesti, incendi, impiccagioni, invasioni d'eserciti, saccheggi, stupri, pestilenze, noi non si è visto niente. Cosa può sapere del mondo una povera suora?

Con quest'usanza d'andare in battaglia carichi di bardature sovrapposte, al primo scontro un catafascio di oggetti disparati casca in terra. Chi pensa più a combattere, allora? La gran lotta è per raccoglierli; e a sera tornati al campo far baratti e mercanteggiamenti. Gira gira è sempre la stessa roba che passa da un campo all'altro e da un reggimento all'altro dello stesso campo; e la guerra cos'è poi se non questo passarsi di mano in mano roba sempre più ammaccata?

- Digli che sono il figlio del marchese di Rossiglione e vengo a vendicare mio padre.

L'interprete tradusse. L'argalif alzò la mano a dita raccolte.

Se la potenza d'un'armata si misura dal fragore che manda, allora il sonante esercito dei Franchi si fa a riconoscere davvero quando è l'ora del rancio. Il rumore echeggia per le valli e le piane, fino al luogo in cui si mischia con un'eco eguale, proveniente dalle marmitte infedeli.

Non ci sono altri giorni che questi nostri giorni prima della tomba, per noi vivi e anche per voi morti. Che mi sia dato di non sprecarli, di non sprecare nulla di ciò che sono e di ciò che potrei essere. [...] Comunque per te i dati hanno già dato i loro numeri. Per me è ancora vorticano nel bussolotto. E io amo, o morto, la mia ansia, non la tua pace.

Rambaldo parla con un cadavere che stava trascinando

L'arte di scriver storie sta nel saper tirar fuori da quel nulla che si è capito della vita tutto il resto.

Non c'è difesa né offesa, non c'è senso di nulla. La guerra durerà fino alla fine dei secoli e nessuno vincerà o perderà, resteremo fermi gli uni di fronte agli altri per sempre. E senza gli uni gli altri non sarebbero nulla e ormai sia noi che loro abbiamo dimenticato perché combattiamo...

Nessuno era venuto a salutare Agilulfo che partiva, tranne che poveri staffieri, mozzi di stalla e fabbri di fucina, i quali non facevano troppe distinzioni tra l'uno e l'altro e avevano capito che questo era un ufficiale più fastidioso ma anche più infelice degli altri.

Forse non è stata scelta male questa mia penitenza, dalla madre badessa: ogni tanto mi accorgo che la penna ha preso a correre sul foglio come da sola, e io a correre dietro. È verso la verità che corriamo, la penna e io, la verità che aspetto sempre che mi venga incontro, dal fondo d'una pagina bianca, e che potrò raggiungere soltanto quando a colpi di penna sarò riuscita a seppellire tutte le accidie, le insoddisfazioni, l'astio che sono qui chiusa a scontare.

La pagina ha il suo bene solo quando la volti e c'è la vita dietro che spinge e scompiglia tutti i fogli del libro.

5 stelline, ambientati in Francia, ambientati nel 9° secolo, autori del 20° secolo, autori italiani, explicit, fantasy, frasi dai libri, incipit, segnalibri, Sfide a Tema, Sfide delle Pagine, Sfide sulla TBR list, storico, voto 9


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