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Il cinema dei dilemmi tragici: Il professore e il pazzo

Creato il 26 marzo 2019 da Salvatore1

"Il professore e il pazzo", diretto da P. B. Shemran, racconta la storia vera dell'iniziatore del grande dizionario inglese della .Oxford University Press, avviato nel 1878. E' il professore Murray (Mel Gibson), un autodidatta coltissimo e plurilingue. Il suo collaboratore più prezioso si rivela il dottore Chester (Sean Penn), un geniale medico statunitense cui l'esperienza della guerra di secessione ha provocato forti disturbi mentali sì da arrivare all'omicidio e quindi al manicomio criminale. Il film al di là dell'ottima prova degli attori e della buona regia, mi è apparso assai ricco di input culturali. C'è il tema, in contrasto con le passioni tristi dei tempi che viviamo, delle scommesse che riempiono una vita: la vita del professore e parte della vita del "pazzo". C'è una idea anti-accademica della cultura che cresce nella passione e facendo a meno di maestri, mentre l'accademia guarda ad apparenza, carriera e affari. C'è il tema e il dilemma irrisolvibile delle responsabilità personali. Dobbiamo crederci responsabili anche se la nostra mente è ferita o distrutta. Anche quando non ci riconosciamo più e neanche i familiari delle vittime ci riconoscono più negli assassini che eravamo, anche se non siamo più quelli, la legge non può assolverci. La legge deve fingere che l'assassino ossessionato da voci che lo tormentano è la stessa persona dello sgobbone che cerca e trova tra migliaia di libri parole dimenticate. Se non lo facesse chiunque potrebbe decidere di fare il male scommettendo di convertirsi poi al bene. La mia generazione non dimentica la tortura decennale degli otto rinvii dell'esecuzione capitale (1960) per Caryl Chessman, diventato celebrato scrittore nella cella della morte. Tutto il mondo lo voleva salvare, se non liberare, ma la Legge no. Forse giustamente no, al di là dello scandalo accessorio della pena di morte. Perché la pena non rimovibile a quelli diventati innocenti deve dissuadere i potenziali colpevoli di domani. Il film mi conferma che la vita non consente spesso risposte a dilemmi che ci tormenteranno sempre.

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