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Il corpo dell’uomo vuole cibo, la mente assiomi, l’anima l’estasi: Zolla

Da Colorefiore @AmoreeDintorni

Il corpo dell’uomo vuole cibo, la mente assiomi,  l’anima l’estasi: ZollaStorica registrazione su radio tre Rai tenuta nell’aprile del 1993,
"Paesaggi con Figure", programma a cura di Gabriella Caramore. 

Beh io ebbi una fortuna, che credo abbastanza rara. Dei genitori 
incredibilmente distratti, non si apprendevano a me, cioè non 
avevano l’impressione di dover ricavare qualcosa da me o di 
dovermi instillare qualcosa, non mi facevano insegnamenti come in 
genere i genitori ritengono di dovere di fare. 
La maggior parte della gente si lamenta di avere avuto 
genitori distratti, lei invece se ne fa motivo d’orgoglio
Ne fui ben felice, mi lasciarono completamente a me stesso, così si 
facevano avanti, dicevano qualche parolina, ma senza troppo 
impegno, senza poi badarci tanto; ed è quello di cui ha bisogno un 
bambino, ha bisogno di questo stare fuori perché ha molto da fare, 
ha macigni da trasportare, ha l’intero mondo da organizzare… 
Forse tra i meriti dei suoi genitori che erano distratti come 
lei dice vi era il fatto che suo padre era pittore, e sua madre 
era musicista e non lo so se questo in qualche può avere 
contato…
Questo fatto sì li distraeva abbastanza, li teneva attenti a quello che 
dovevano fare… 
Ma oltre a distrarli c’è anche il fatto che fosse cresciuto tra 
immagini, suoni…
Sì questo mi giovò sicuramente, ho sentito quasi tutto il repertorio 
per pianoforte sin dai primi anni, avevo imparato quel che si può 
imparare osservando un pittore anche questo sin dai primi anni, 
quindi questo tipo di esperienza lo ebbi in pieno e mi giovò poi nella 
vita potere ricorrere a queste memorie così consolidate 
Quindi c’è una educazione precoce all’armonia, alla bellezza, 
alle forme…
All’interesse per queste cose… 
Senta, invece più avanti altri elementi che lei abbia sentito 
come formativi, incontri, persone, letture?
Persone no! nessuna persona che mi abbia colpito in qualche 
maniera nell’infanzia o anche più tardi…i maestri a scuola li ritenevo 
piuttosto uggiosi e tentavo di evitarli il più possibile, d’altra parte a 
scuola non c’erano difficoltà, imparavo con una certa facilità, sicché 
la scuola non ebbe una gran parte se non di rivelarmi un mostro 
che mi sarebbe toccato poi di affrontare. 
Qual era questo mostro?
Il mostro era l’atmosfera italiana, quel tempo… 
Dunque stiamo parlando degli anni…
Nacqui nel '26 a Torino, sicché negli anni 30 cominciai a guardarmi 
d’attorno… 
E questo mostro che volto aveva?
Allora era un mostro fascista! Non che l’Italia si redima diventando 
antifascista, questo non l’ho mai creduto, però certamente da 
fascista era parecchi seccante e per un bambino che voleva 
starsene tranquillo e non disturbato dalla retorica generale questo mostro poteva essere ossessivo. 
Questo bambino cosa percepiva di questo mostro? 
L’ossessività?…
Intanto la retorica era profusa a piene mani nella scuola dove 
andavo a Torino…questo bisogno di sentire l’esaltazione della 
truppa, esaltazione dell’onore, tutte queste cose che non venivano 
nemmeno spiegate, erano istillate così con l’interazione costante e 
con l’aria trasognata. Cosa poi che mi è servita come allenamento, 
perché poi nella vita non mi è capitato di esser sedotto da questo 
tipo di esaltazione. Poi m’interessava quel pochino di giustificazione 
che tentavano di fornire gli educatori, per esempio quel tipo di 
perorazione patriottica…per cui mi studiai tutto ciò che c’era di 
disponibile sull’idea di nazione, di popolo, sull’ideologia che veniva 
ammannita, e quindi studiai parecchio di politica e tutto quello che 
potevo raggiungere lo assimilavo e giunsi così al mio uso interno a 
una specie di vago, generico liberalismo da bambino, con il quale 
mi serviva buttar via tutta questa immondizia che mi veniva 
rovesciata addosso nella scuola o nelle conversazioni 
generali…perché io devo dire che Torino passa per esser stata 
antifascista, giuro che da bambino non vidi altro che fascisti fanatici 
attorno a me, e tornavo a casa felice di non essere più fulminato da 
queste perorazioni patriottarde, in casa non se ne parlava, erano 
del tutto indifferenti alla vita politica i miei genitori, semmai erano 
un pochino antifascisti, io invece ero un piccolo fanatico e me ne 
vergogno, mi disgustava talmente questo tipo di perorazioni 
patriottiche e sviluppai una resistenza impenetrabile. 
Quindi il suo era un acceso antifascismo…
E da bambino sì ahimè, quanto tempo mi hanno fatto sprecare in 
sentimenti così inutili… 
Sentimenti inutili, però anche lei ci diceva delle informazioni 
poi…
Eh sì mi sono fatto poi una certa cultura diciamo politica 
Ecco, perché anche la piccola cultura politica poi mi sembra 
l’abbia in anni un pochino più maturi di adolescenza e 
giovinezza aiutato a prendere visione non solo di questo 
mostro fascista ma anche ad avere una idea della modernità 
come le sembrava allora configurando e quale poi si è 
venuta in lei a capire con il tempo…come una idea molto 
precisa…
Mah io come dico sono uscito da questa prova, aggiungiamo poi che 
spesso si andava via, si abitava fuori, si abitò per due anni in 
Inghilterra, a Parigi, sicché non fui sempre sottoposto a questa 
pressione, tanto più la pressione mi veniva a sembrare una 
assurdità, qualcosa di innaturale e di deleterio. In genere dunque 
non ero permeabile alle parole d’ordine, a tutte le parole d’ordine, 
in primo luogo a quella che ormai si dimentica che era fondamento 
del fascismo così come è stata a fondamento di tutte le altre 
ideologie che sono seguite ed è quella della modernità, il dovere di 
essere alla page, di essere perfettamente inseriti nel proprio tempo, 
di amare il proprio tempo, di seguirne le direttive, e tutto questo 
non ebbe mai su di me la minima possibilità di insidiarsi, non ho 
mai ritenuto di dovermi adeguare al tempo, semmai spero che il 
mio tempo si adegui un pochino a me 
Se dovesse dire che cosa la distinguesse più radicalmente 
dalla Scuola di Francoforte oltre alle cose che ci ha detto…
Beh, mi distinse in modo fondamentale un incarico che ebbi per 
caso, cioè l’incarico di fare una antologia dei mistici, mi venne da 
Citati che lavorava allora per la Garzanti e volle che facessi 
un’antologia dei mistici d’occidente e accettai, ma non sapevo che 
la cosa sarebbe stata fatale per me! 
In che senso fatale?
Perché m’interessavano i mistici, avevo seguito un po’ tutta la 
rievocazione delle verità mistiche che c’era stata verso la fine 
dell’ottocento in alcuni autori, però non mi ero mai fermato a 
ridosso, l’impegno a dover raccogliere tutte le pagine mistiche a 
principiare dai pitagorici, raccogliere tutti i grandi mistici greci e 
romani, poi passare dalla perfezione dei neoplatonici fino ai nuovi 
mistici che nascevano dal ceppo cristiano, e via via a seguire questo 
sviluppo della mente mistica dallo pseudoDionigi fino alla fine di 
questa grande fioritura che avviene non a caso alla fine del 
Settecento. Tutto questo fu per me una esperienza fondamentale 
per molti motivi. Prima di tutto m’accorgevo di una serie di verità 
sempre espresse alla stessa maniera, quasi dai primordi greci fino 
alla fine del Settecento. Io posso sovrapporre i vari mistici perché 
possono avere visioni diverse in termini di personaggi, circostanze, 
però fondamentalmente uguali perché tutti portano determinati 
atteggiamenti verso l’essere e il non essere, verso l’emersione 
dell’essere dal non essere, nel rapporto tra l’essere e il non essere, 
tutto questo è definito in modo costante ed è l’unico fatto costante 
della Storia, per cui distinguere i periodi della storia della mistica è 
dato e non è dato. Poniamo: nella letteratura indù che è pervaso da 
questo sentimento mistico è quasi impossibile determinare la data 
delle opere…si sgarra da un secolo all’altro addirittura, anche nel 
mondo cristiano è molto difficile stabilire esattamente a quale data 
ci si trova, salvo per la qualità filologica del linguaggio, ma non ci 
sono altri criteri che ci consentano di determinarlo. 
Quindi il tipo di verità espressa lo trovava identico…
Trovavo una verità che non cambiava con il cambiar del tempo 
oppure cambiava ma per aspetti trascurabili 
Che non cambiava con il cambiar del tempo e neppure
deduco da questa antologia dei mistici con il cambiare delle 
zone di provenienza…
Non ci sono più osservando questi mistici queste distinzione sulla 
quale è basata la concezione generale della storia.
Ecco, ci aiuti a sgombrare il campo da equivoci, vaghezze e 
da cose con cui siamo abituati a ragionare. Come conosce la 
conoscenze mistica?
Conosce attraverso un’intensificazione che porta a concentrarsi sui 
fatti fondanti e non sui fatti variamente fondati. Cosa significa 
questo? Significa che mi astraggo dalle circostanze generali dalle 
quali sono impegnato per ritrovare i punti diciamo eterni, non 
modificabili, che sono alla radice di ogni evento. Se io mi trasporto 
a questo punto con tutto il mio essere ho quello che si suol dire una 
visione mistica. Poi la mistica non è legata necessariamente alla 
teologia, tutta la mistica buddista per dire non è legata al concetto 
di Dio, anzi è espressamente e volutamente atea. 
Ma anche attenendoci alla mistica d’occidente, parlando lei 
anche di mistici pagani e quindi…
Sì, ma non c’è una differenza di tipo teologico e poi posso trovare 
ogni tipo di cristianesimo e ogni tipo di non cristianesimo in questa 
costanza della visione mistica. 
L’arco della mistica finisce nel settecento?
Finisce. Dopo ci sono esempi molto trascurabili. Per la Francia 
l’ultimo grande mistico è De Pierre de Cossada, il quale ci da una 
versione perfetta della mistica eterna, dopo di lui in Francia non 
ritrovo più questa vena… 
Cos’è che fa estinguere questa vena?
Che cosa sarà mai? E non sarà la vittoria dell’illuminismo? Cioè la 
mentalità illuministica con la rivoluzione francese s’impone con il 
ferro e con il sangue, viene diffusa in tutta l’Europa e diventa una 
costante d’allora in poi della mentalità europea, tanto è vero che 
questa esplosione di sentimenti mistici dopo di allora non ci sarà 
più. Non volevo affatto finire l’antologia con il settecento, protesi 
fra tutte le testimonianze ma non ritrovai più questa tonalità così 
sicura, trovai semplicemente della gente che si adeguava ai canoni 
ecclesiastici e forniva i giudici delle santificazioni di ragioni 
sufficienti, ma non più con quella tonalità travolgente, né in 
Inghilterra, né in Francia, né in Italia. 
Ecco, allora cosa ha preso il posto della mistica?
Nulla direi. C’è il vuoto da allora, non c’è più la possibilità di 
attingere a queste forze straordinarie. Io non è che non abbia 
cercato, ci fu un periodo in cui andavo alla ricerca degli ultimi 
bagliori di questa vitalità e trovai taluni, specie donne meno uomini, 
ma donne straordinarie…mi ricordo una monaca in un monastero 
laziale che ancora parlava con l’intensità travolgente di una grande 
mistica spagnola e però a ridurre per iscritto quello che lei diceva 
non venivano fuori della pagine di alta letteratura, questo non è più 
dato…si è estinta completamente. 
Che cosa l’aura per lei, Zolla?
L’aura è ciò che alona una cosa, che la rende viva, è quell’alone 
indicibile perché non si può definire cos’è l’aura di una cosa, 
l’emanazione, la prova di vitalità, l’aura può circondare qualsiasi 
cosa, una montagna, i fiori, un volto umano. 
E’ legata alla bellezza allora?
Sì, però ci può essere un’aura legata a cose sinistre volendo, non è detto che sia soltanto la bellezza a emanarla, infatti una dea 
mostruosa può essere vibrante di un’aura travolgente. 
E l’aura può essere anche in chi la coglie?
Non esiste se non c’è chi la coglie, ma non è soltanto di chi la 
coglie, esiste anche oggettivamente. 
Lei dice anche in Aure che chi abbia consuetudine con la 
propria intimità scorge le aure nel mondo esterno, chi si 
ignora, chi non abbia mai avuto un sogno fatidico, può 
passare accanto ad esse e neanche voltarsi. 
Il libro Aure nasce per una volontà di negazione. Fu scritto negli 
anni in cui in Italia imperversava il terrorismo, in cui era pericoloso 
muoversi per le strade, in cui una generazione di folli aveva deciso 
di rivoluzionare tutto a forza di scoppi e detonazioni ed eccidi. E 
non sono mai stato molto legato all’Italia, io amo moltissimo l’arte 
italiana, amo certe consuetudine italiane, certe cucine italiane ma i 
per sé, la nazione in quanto tale mi pare costruita un po’ con un 
collante abbastanza indegno. Non credo in breve al risorgimento, 
quindi non sono quello che si chiama un patriota. Questo legame 
che tuttavia mi lega all’Italia, in fondo rispetto le leggi italiane, 
tento di non ribellarmi troppo e questo collante scomparve 
completamente quando l’Italia diventò la nazione più ossessionata 
dal terrorismo, quindi parlo degli anni 70, quindi in ogni momento 
che potevo scappavo. Dapprima andavo sempre in Iran, poi 
cominciai a girare, incontrai mia moglie, incominciammo a girare 
insieme, lei era stata per tanti anni in India e quindi cominciai a 
esplorare l’India con lei ed ebbi degl’incontri straordinari, si 
aggiunsero a quelli che ho avuto nell’Iran e poi via via tutti gli stati 
dell’Asia più o meno visitai e quasi in ognuno d’essi incontrai 
persone memorabili, templi che non posso dimenticare, poi in Italia 
la situazione è diventata quasi normale, e ho potuto risistemarmi 
da queste parti…quel libro riporta una stagione infernale in Italia 
ma…  
Ma il libro non è affatto infernale, c’è un po’ di malinconia 
invece…
Qualche volta quando parlo di ricordi di una Italia diversa, 
naturalmente spira qualche malinconia per ciò che andò perduto… 
Allora forse abitare a Montepulciano ha il senso di questo 
ritrovare le cose perdute, le cose che vorrebbe conservare…
Per ora è un accostamento delle pietre… 
Lei accennava, Zolla, agli incontri che ha avuto in questo suo 
girovagare e in Aure ne dà molti racconti e forse mi 
piacerebbe che qualcuno di questi racconti venisse evocato 
da lei…se ne ha in mente qualcuno in particolare.
Ho incontrato una quantità di uomini straordinari, gente che valeva 
la pena d’incontrare, capace di trasmettere tesori straordinari… 
Ma quest’incontri, mi scusi se l’interrompo, avvenivano quasi 
sempre per caso?
Quasi sempre per caso, non c’era mai l’indirizzo di una persona da 
cui mi sono recato e poi ho trovato meravigliosa. No! li ho 
incontrato per caso! Mettiamo, uno dei principali e forse primo di 
questi uomini straordinari di questa lunga serie fu Abram Heschel 
che era discendente di una famiglia chassidin polacchi molto illustri, 
riconosciuto generalmente nel mondo chassidico e lo incontrai per 
caso, perché frequentavo un ristorantino che esisteva a Roma 
tempo fa e dove andava un cabalista e mi facevo istruire da lui e 
una sera mi disse: no guardi io stasera sto zitto, ho l’obbligo di 
stare zitto, non le dirò mezza parola…io gli domandai perché e lui 
mi disse perché qui c’è l’uomo di fronte al quale io ho l’obbligo del 
silenzio e m’indicò un uomo che sembrava proprio uscire da una 
vignetta colata dell’ottocento, con la barba bianca, con un fare 
maestoso e che mangiava in modo rituale, in modo straordinario, 
da osservare, e questo mi dice è Abram Heschel, lo avevo sentito 
nominare vagamente e c’incontrammo a questa maniera, fummo 
presentati e da lì nacque un’avventura per me fondamentale e 
accanto a lui per anni e anni venni a conoscere per esperienza 
diretta, per osservazione immediata la vita dei chassidin polacchi, 
qualcosa a cui mi ero avvicinato attraverso mille letture, però senza 
mai toccarlo, senza amai averne l’esperienza piena.
E questo fu un primo incontro fondamentale, dopo di che mi sento 
capace di intuire qualcosa di quello può essere la vita di un uomo 
che riferisce tutto alla sephirot, al divino che si materializza nelle 
minime cose, nel modo di riversare l’acqua per lavarsi le mani 
prima del pasto, quindi ho avuto questa straordinaria fortuna. Ma 
uno fra tanti, tutta una serie di straordinari incontri, alcuni 
nemmeno viaggiando…un giorno incontrai un professore di fisiologia 
punto e basta…però un giorno mi svelò che lui era il capo di una 
confraternita zazen e si prodigò in un modo straordinario, quasi 
eroico nel comunicarmi tutto quello che poteva dello zen nella 
settimana in cui poteva rimanere in Italia, e io avevo un grande 
desiderio di attingere a queste conoscenze che possedeva. 
Gli scrissi talvolta per vedere se ci si poteva rincontrare. La sua 
risposta fu molto zen! Mi mandò tutto l’occorrente per la calligrafia 
giapponese! Dovevo imparare molto a scrivere! 
Poi invece ci sono gli incontri così non di esperienza, non di 
persona ma gli incontri nei testi, nei libri, e anche di questi 
lei restituisce immagini di grande intensità…tra le figure che 
più mi ha colpita in questo suo ultimo libro, Uscite dal Mondo
,è questa figura di Duncan Derrett…
E’ uno strano uomo, era un uomo molto bizzarro devo dire…era un 
buon avvocato inglese e poi ha incominciato a sentire una strana 
attrazione verso il diritto indù, anzi verso il diritto indiano che è 
l’insieme dei diritti indù, dei diritti islamici, perfino del diritto 
ebraico. E padroneggiò la materia, diventò un maestro del diritto 
indù. A metà della vita incominciò a scoprire che esisteva un diritto 
radicalmente diverso, fondato su regole di ragionamento che non 
avevano nulla in comune con quelle britanniche o indù, ed è il 
diritto ebraico, e gli venne in mente che i vangeli non si potessero 
leggere se non accompagnati passo per passo da un avvocato 
ebreo del tempo e quindi come aveva incarnato perfettamente 
l’avvocato indiano incarnò l’avvocato ebreo del tempo di Gesù e 
incominciò a rispiegare i vangeli passo per passo alla luce del diritto 
ebraico del tempo. Ora siccome di fatto Gesù combattè il diritto, un 
gran lottatore contro il diritto, è impossibile intenderne i significati 
se non si è un buon avvocato ebreo del tempo e di colpo tutta la 
prospettiva dei vangeli cambia di molto, li si legge in tutt’altro 
modo, in modi talvolta bizzarri, vediamo il caso del Cristo intorno 
all’adultera in cui non risponde non dice una sola parola però si 
china a scrivere per terra e che fa Derrett? Comincia a calcolare 
quale spazio ha dove scrivere, calcola quante lettere ebraiche si 
possono disporre in quello spazio su quella sabbia. Va a finire che 
riesce a individuare esattamente il passo dei salmi che poteva 
citare ed è un passo molto ambiguo ma che risponde esattamente 
alla domanda, adesso non ho tempo di spiegare esattamente e 
filologicamente come va alla ricerca, ma indubbiamente è esaltante 
e a questo modo non c’è episodio dei vangeli che non viene riletto 
fondamentalmente. 
Sa cosa colpisce di questa indagine che racconta di questa 
figura? Ovviamente la singolarità di questo personaggio così 
genialmente maniacale ma anche però la seduzione che 
esercita su di lei, questa sua capacità di reinterpretare la 
storia, cioè di…
Di rileggerla! Al modo giusto tra l’altro! 

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Inviato il 05 febbraio a 13:49

Elémire Zolla è stato mio professore all'Università di Roma La Sapienza. Sono rimasto piacevolmente sorpreso dal trovare per caso questa sua intervista. Il lascito intellettuale di Elémire è per me indimenticabile. Enrico Antonielli