Nel post di ieri criticavo con sprezzante ironia tutti coloro che si coprono di boria e fanno la ruota come i pavoni per la loro intellettualità.
Permettetemi dunque oggi di darvi una dimostrazione pratica, e di aprire io la mia coda di fagiano per gonfiarmi di vanità autoreferenziale.
Sebbene lavori da un po’ di anni nel mondo dell’editoria, e mi capiti di incontrare continuamente editori, distributori, librai, lettori di tutto il mondo, non è mia consuetudine parlare di me come scrittore, mettere in vetrina le mie opere per gettare un sasso e magari attendere che qualcuno lo raccolga.
Amando scrivere, e non essendo uno che riempie cartelle e cartelle di parole per usarle come belletto per farsi attraente agli occhi degli altri, sono sempre in imbarazzo quando si parla di me e delle mie storie edite.
Oggi però faccio un’eccezione, perché l’occasione merita il venir meno alle consuetudini, e perché una regola non è tale senza uno strappo che ogni tanto la squarci a dimostrarne l’usuale integrità.
Mi è capitato, durante l’inverno scorso, di passare qualche giorno con dei clienti di una libreria internazionale di Cambridge (quella negli Stati Uniti, vicino a Boston) e, sentendomi particolarmente ben accolto e a mio agio in quel contesto, di inviare loro – una volta rientrato in Italia – due copie de “Il cosmo secondo Agnetha”. L’ho fatto come gesto di amicizia e di stima per le persone che mi avevano ospitato in quei giorni, non certo con l’idea di promuovere me stesso.
La distanza geografica e un errore nella digitazione del mio indirizzo email hanno fatto sì che io, poi, perdessi i contatti e mi dimenticassi completamente del mio slancio di esuberanza.
Stamattina, però, aprendo la posta elettronica, ho trovato il seguente messaggio:
Caro Daniele,
entrambi Daniel e io ci siamo spesso domandati se stai bene, giacché né lui né io non ti abbiamo mai sentito. Voglio informarti che oggi abbiamo ricevuto un fax dalla parte di una biblioteca in Newton, MA con una lista di libri che la biblioteca vuole acquistare, fra i quali un SOLO libro italiano: TUO!!! Mi ha sorpreso e certamente reso lietissimo e ho voluto subito che lo sappia tu. Speriamo che stia bene, Daniele. Faccelo sapere un giorno o l'altro. Allego la mia mail del 21 aprile che forse non hai ricevuto.
Un abbraccio,
Dean
Non che con questo pensi di essere diventato la nuova Erica Jong o chissà che, però devo ammettere che fa un certo effetto pensare che, in una biblioteca degli States, nel settore della letteratura italiana, tra Moravia, Calvino e Paolo Giordano, ci siano anche Clodette e gli altri personaggi del Cosmo.
E scusate tanto il momento di superbia.
Ora, promesso, richiudo la coda di pavone e me ne torno in cantina.
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