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“Il Culto dell’Albero Porcospino – Storia, sproloqui e ricordi dei Porcupine Tree”, di Enrico Rocci

Creato il 24 settembre 2018 da Athos Enrile @AthosEnrile1

“Il Culto dell’Albero Porcospino – Storia, sproloqui e ricordi dei Porcupine Tree”, di Enrico Rocci

"Il Culto dell'Albero Porcospino - Storia, sproloqui e ricordi dei Porcupine Tree"

Enrico Rocci - Chinaski Edizioni

E' anche il giorno in cui muore Frank Zappa ".

Dopo una cinquantina di pagine del libro "Il Culto dell'Albero Porcospino - Storia, sproloqui e ricordi dei Porcupine Tree ", ci si imbatte in questa chiosa - elemento oggettivo - a cui Enrico Rocci fa seguire la sintesi di un pensiero amico, che immediatamente diventa quello dell'autore: " Niente è per caso ".

La band di cui si "occupa" Rocci si identifica con Steven Wilson, il genio, il leader, il manipolatore di suoni, ed è reale la dicotomia immediata e spontanea che il suo nome, di questi tempi, provoca: il signore porcospino o il super tecnico di cui si fidano persino personaggi complicatissimi come Ian Anderson e Robert Fripp?

Non voglio elogiare la qualità di certa musica, per me sacra... le evidenziazioni positive sarebbero ovvie e probabilmente retoriche, ma proverò ad aprire la strada verso la lettura, indispensabile per gli amanti della cult band, probabilmente rivelatrice per chi, vittima di pregiudizi anagrafici, si sia fermato al passato. E magari per tanti giovani che cercano soddisfazioni reali provenienti da trame musicali che, quando sono magiche, provocano forti piaceri... anche fisici.

Il racconto vuole delineare una storia interessante, fatta, ad esempio, di musica progressiva in un momento in cui la stessa è stata relegata al mito dei seventies.

Ma il percorso è realizzato dall'interno, da chi conosce i dettagli, da chi ha vissuto i live - italiani e non -, assistendo ad un'evoluzione artistica, alla fama crescente, alle modifiche umane e tecniche all'interno della formazione.

Ma se è vero che si suona soprattutto per se stessi è altrettanto vero che il ruolo conquistato cambia la vita e incide sugli eventi, e l'arte che si crea diventa patrimonio dell'umanità, quella più sensibile e attenta agli immensi risvolti musicali, e quella che sul giudizio e pregiudizio ci deve - o vuole -campare.

Certo è che la vita in team è tutt'altro che facile.

Beh, nel definire cosa sia lamusica progressiva, tutti penseranno a sottolineare, tra i tanti aspetti, la totale libertà espressiva, senza paletti e vincoli legati a categorie tradizionali.

Pagina dopo pagina si sviluppa la storia - la discografia, il gruppo di amici/fan -, e accanto al racconto degli eventi, personali e generali, si viene accompagnati in una efficace introduzione alla sostanza, ovvero ai dischi creati dai Porcupine Tree, alle loro evoluzioni e alla loro arte.

Uscendo dall'argomento specifico, la lettura casuale, quella affrontata da chi non ha particolari amori musicali, permette di disegnare un mondo di amicizie e relazioni "corrette", che nascono e si alimentano attraverso eventi a base musicale, dove la socializzazione positiva di cui abbiamo tutti bisogno si realizza facilmente, come quando da adolescenti eravamo ansiosi di acquistare l'ultimo album di ELP o YES, per poterlo mettere su un "piatto" e farlo girare, commentandolo con gli amici di sempre.

Ricca e gradevole la sezione fotografica.

“Il Culto dell’Albero Porcospino – Storia, sproloqui e ricordi dei Porcupine Tree”, di Enrico Rocci


Enrico Rocci colma un vuoto e ci regala un contenitore a tratti didattico, utilizzando però il linguaggio colorito del fan, rendendo piacevole un viaggio che spesso risulta oscuro per il mero fruitore della musica.

E' interessante cercare di entrare nei dettagli? Io dico di sì... provate a leggere e mi darete ragione!


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