Il derby

Da Marcellogaletti

  1° settembre, Oum Dhouil.
Il Derby
 
Oggi pomeriggio si è svolto il derby Oum Dhouil village contro El Maesra village, categoria giovanissimi, partita amichevole. Sono andato al campo con Blanca, perchè giocava il nipote di Monia, Fehdi, che è indiscutibilmente il suo preferito (e certo che mi piace, è il mio cugino tunisino”); il risultato non è mai stato in discussione, perchè gli avversari erano più grossi, più dotati tecnicamente, più organizzati. L'unico fattore sul quale le due squadre si equivalevano è stato quello delle urla durante il gioco, che peraltro si è svolto senza scontri: semplicemente i giocatori si gridavano dietro di continuo.


Il campo era in terra, con qualche pietra qua o là, e molti cocci di bottiglia sia qua che là, specie nella parte di campo accanto a dove eravamo seduti noi (dopo essere stati cacciati a male parole da una Signora al pascolo delle pecore che ci rimproverava di esserci seduti su un tronco. I bambini che si sono allontanati con me mi guardavano come a dire “Ma a questa che cazzo le ha preso?!”). Solo un paio di giocatori avevano scarpe da calcio, gli altri no. Uno giocava con una scarpa ed un sandalo, che volava via spesso e volentieri. Uno con la zazzera all'insù mi ha ricordato il libero dell'Olanda Ruud Krol, giocava con degli assurdi pantaloncini Bermuda a fiori, che mal si addicevano alla locale tradizione machista; è venuto a chiedermi la foto della squadra. Tutti sorridenti, è venuta bene.


 
Uno solo aveva la maglietta di una squadra di calcio, tunisina. Il pallone aveva perso tutte le parti colorate, era marrone con pezzi di cucitura che svolazzavano qua e là. Nella squadra dei nostri, nonostante alcune individualità, regnava il casino, specie all'inizio. I cambi erano frequenti (mentre i vincitori hanno sempre giocato senza uscire), ma la musica non è mai cambiata. L'amico Mohammed si è distinto per alcune parate coraggiose, ma nulla ha potuto contro la superiorità degli avversari. Il nostro Fehdi, pur avendola buttata dentro due volte ed avere fatto alcuni buoni numeri, si è mostrato un po' timido.



La partita si è fermata per l'intervallo, che buona parte dei nostri ha passato a salire sulla traversa o ad appendersi alla stessa come scimmie, con l'evidente obiettivo (centrato) di farsi fotografare dall'italiano. Ad un certo punto è comparso un ragazzotto che ha fatto il suo ingresso in campo in moto con aria di quello che “adesso sistemo tutto io”. Dopo una mezz'oretta è andato via per la stessa via dalla quale era arrivato. I nostri perdevano al suo arrivo e continuavano a perdere alla sua partenza.

  
I più piccoli, tra i quali il nipote di Monia, Hassin, e l'amico di banditismo Chokri, hanno trascorso il tempo a bordo campo impegnati in attività varie: lotta greco romana, impennate su bici più grandi di loro, lancio reciproco di acqua e pietre, botte, schiaffoni, lacrime ed abbracci. Non si sono registrati feriti. Risultato finale 10 a 4 per gli altri. O giù di lì