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Il diario di Ciano. Novità dallo spionaggio Usa (1943-1945)

Creato il 03 dicembre 2014 da Casarrubea
 Diario di Galeazzo Ciano

Diario di Galeazzo Ciano

Scritto tra l’agosto 1937 e il febbraio 1943, il Diario di Galeazzo Ciano – «una fonte memorialistica di primaria importanza» nelle parole dello storico Renzo De Felice – è un documento prezioso per la comprensione dell’ultima fase del regime mussoliniano: il periodo fatale che va dall’incubazione del secondo conflitto mondiale ai mesi che precedono la caduta del fascismo.

L’esistenza del Diario è nota ai collaboratori più stretti di Ciano dalla fine degli anni Trenta, ai quali il ministro degli Esteri confida di volerlo pubblicare a guerra conclusa, allo scopo di riabilitarsi politicamente dinanzi alle potenze alleate.

Dall’estate del 1943, la «caccia» alle agende manoscritte del genero del Duce da parte dei servizi d’intelligence tedeschi e americani è al centro di un’avvincente spy story in bianco e nero. Una vicenda di tradimenti, colpi bassi, giochi doppi e tripli che Giuseppe Casarrubea e Mario José Cereghino ricostruiscono in modo nuovo nel saggio introduttivo “Spy story all’italiana. I servizi d’intelligence tedeschi e americani alla caccia dei diari segreti di Galeazzo Ciano”. Grazie soprattutto al ritrovamento di vari fascicoli dell’Office of Strategic Services (Oss) e dello Special Counter Intelligence (Sci), carte degli anni Quaranta custodite negli Stati Uniti d’America e in gran parte inedite in Italia.

Don Giusto Pancino – il sacerdote “amico e confessore” di Edda Mussolini che fa la spola tra la Repubblica Sociale Italiana (Rsi) e la Svizzera nel biennio 1944-1945, in seguito alla fucilazione di Galeazzo Ciano a Verona (11 gennaio 1944) – era in realtà una spia al soldo delle Ss con tanto di nome in codice: “Nikolaus”.

È quanto emerge da alcuni rapporti redatti dall’intelligence americana nell’immediato dopoguerra, in Germania e in Italia, carte desecretate dalla Central Intelligence Agency (Cia) nel 2005, tramite il “Nazi War Crimes Disclosure Act”, e ritrovate l’estate scorsa da Giuseppe Casarrubea e Mario José Cereghino.

Era già nota l’Operazione Conte, il tentativo nazista di mettere mano al Diario tra il settembre del 1943 e il gennaio del 1944. Una storia raccontata, tra gli altri, da Giordano Bruno Guerri nella sua monumentale biografia su Ciano pubblicata da Bompiani.

Si sapeva inoltre delle trattative segrete avviate in Svizzera da Edda Mussolini con lo spionaggio statunitense, negoziati che si conclusero nella primavera del 1945 con la consegna agli americani di una copia fotografica del Diario e con la sua vendita al quotidiano “Chicago Daily News”. Ne ha scritto ampiamente l’edizione domenicale di “Repubblica” in tre servizi esclusivi pubblicati tra il 2007 e il 2011 e firmati da Attilio Bolzoni, Nello Ajello e Filippo Ceccarelli.

Le novità riguardano ora la ricerca delle agende autografe di Ciano dopo la fuga in Svizzera di Edda (gennaio 1944), fino al luglio dello stesso anno. Una vera e propria caccia organizzata dallo Sichereitsdienst (Sd), il servizio segreto nazista. Un semestre che i documenti americani dell’Office of Strategic Services (Oss) e dello Special Counter Intelligence (Sci) raccontano ora in modo inedito.

I report top secret statunitensi svelano che don Giusto Pancino (1907-1981) – il sacerdote più volte inviato da Benito Mussolini al convento di Ingenbohl nei Cantoni Elvetici per rappacificarsi con la figlia Edda – era un agente dell’intelligence nazista.

La vera missione di “Nikolaus” consisteva nel convincere la vedova di Galeazzo Ciano a non consegnare il Diario alla stazione Oss di Berna (diretta all’epoca da Allen Dulles, il futuro capo della Cia). In cambio dell’“assistenza finanziaria tedesca”, secondo gli interrogatori delle spie naziste catturate dagli americani alla fine del conflitto.

Nell’ambito dell’Operazione Roderich (il nome in codice che le Ss affibbiano a Edda), si stabilì così “un contatto tra don Pancino e la Contessa Ciano, in Svizzera”. Nei primi mesi del 1944 il sacerdote italiano fu quindi arruolato dall’intelligence germanica, ovvero dall’“Ufficio VI” del Rsha, l’Ufficio Centrale per la Sicurezza del Reich.

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Gian Galeazzo Ciano, conte di Cortellazzo e Buccari (1903-1944), si avvicina al giornalismo e al teatro all’inizio degli anni Venti. Dopo aver conseguito la laurea in Giurisprudenza, inizia la carriera diplomatica all’ambasciata italiana di Rio de Janeiro, in Brasile. Suo padre, l’ammiraglio Costanzo Ciano, è un potente fascista della prima ora. Nel 1930 Galeazzo sposa Edda Mussolini, la primogenita del Duce, e subito dopo assume l’incarico di console italiano a Shanghai (Cina). Di ritorno a Roma, nel 1933, diventa capo dell’Ufficio Stampa e Propaganda del governo fascista. Dal giugno 1936 al febbraio 1943 è ministro degli Affari Esteri, poi ambasciatore italiano presso la Santa Sede per un breve periodo. Il 25 luglio 1943 vota l’ordine del giorno Grandi durante una drammatica seduta del Gran Consiglio a Palazzo Venezia, un evento che provoca la caduta del fascismo e l’arresto di Benito Mussolini. In agosto Ciano cade nelle mani dei servizi segreti nazisti e poco dopo, in settembre, è rinchiuso nel carcere degli Scalzi (Verona) con l’accusa di alto tradimento verso il regime. Condannato a morte dal Tribunale speciale della Repubblica sociale italiana (Rsi), viene fucilato l’11 gennaio 1944.

Castelvecchi, pp.822, Euro 44


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