Il duplice volto di Oaxaca

Creato il 08 settembre 2014 da Thefreak @TheFreak_ITA

Bienvenidos a las carnes asadas. Così il mercato di Oaxaca accoglie ogni giorno centinaia di turisti e locali per uno dei pranzi più tipici che si possano provare. Panche e tavoli di legno colorano l’entrata e le persone mangiano a qualsiasi ora del giorno – un po’ come in tutto il Messico – , non esistono orari né pasti prestabiliti.
L’ambiente richiama i colori caldi della carne, il rosso, il marrone, il giallo delle insegne, tutto immerso in un grigio fumo delle braci che rende lo scenario degno di un set cinematografico. Ragazzi e uomini si affacciano lungo i banchetti che espongono la carne cruda. La scelta è ardua ma alla fine si è attratti – o trascinati – dal venditore più insistente. Una volta scelta la carne, nella confusione generale viene quasi lanciato una specie di cesto-piatto di paglia con delle sfumature bianche e rosse. Non è chiaro l’utilizzo, ma ci si fa piacevolmente portare dalla calca di persone e dall’atmosfera che non delude.


Arriva un ragazzo che non avrà più di sedici anni e ci mette la carne appena scottata nel cesto. È seguito da un paio di donne che vendono piccoli vassoi con avocado, salsa, cipolline alla brace e tanti altri ingredienti quanti solo i messicani riescono a crearne per uno stesso piatto. Il mercato non si ferma mai, girano in continuazione bambini al di sotto dei dieci anni che vendono orecchini, braccialetti, gomme da masticare. Se la vendita non va a buon fine chiedono semplicemente qualche pesos. Dieci pesos – l’equivalente di 0,59 centesimi – in Italia potrebbero bastare per qualche goleador, ma qui possono valere un chilo di tortillas o un pezzo di buon queso. Ci sono molti bambini che girano per la città, forse troppi. Andranno a scuola? Avranno una casa? Sono troppi e troppe sono le domande che qui non trovano una risposta.
Oaxaca Juarez è la capitale omonima di uno degli stati più poveri e contraddittori del Messico. È una città luminosa, ricca di colori, di storia e, come ogni angolo di questo paese affascinante, di contrasti lampanti, quasi difficili da accettare con gli occhi e con la mente. Dietro la piazza della cattedrale sorge Calle Alcalà, una strada fuori dal mondo, anzi fuori dalla Oaxaca vista qualche attimo prima. Qui regnano locali hypster, caffetterie, ristoranti raffinati, mezcalerie e musei di un’arte contemporanea stanca e ribelle che non ha smesso di sperare in un cambiamento. Nel caffè Brujula non c’è traccia dei messicani visti al mercato, solamente pullulanti giovani che prendono caffè connessi al Wi-Fi con l’ultimo smartphone. È una sola strada, costruita per turisti messicani e non, comunque per quella parte della popolazione che può permettersi di non andare al mercato a vendere ogni tipo di oggetto per campare.


Oaxaca vive un ritmo lento fatto di contrasti, sorrisi e volti stanchi. Ogni sguardo corrisponde a un incipit di storie, anime che vagano senza la pretesa di dover raccontare. L’esperienza più straordinaria è potersi sentir parte, anche solo per un attimo, di questa soave melodia.

Di Guendalina Anzolin.


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