Il federale, e l'attualità dei cretini

Creato il 27 luglio 2011 da Tiba84

Nell'Italia fascista della seconda guerra mondiale, un miliziano, con la promessa della promozione a Federale, è incaricato dai capi del fascio di prelevare un professore filosofo antifascista e condurlo a Roma. Il viaggio dall'Abruzzo alla capitale, però, è irto di insidie e di pericoli: nel 1944 l'Italia è terreno di guerra tra l'invasore nazista e gli alleati liberatori, e ardua è l'impresa del fascista e innumerevoli sono i tentativi del professore di scampare il tribunale militare.
Il film, tuttavia, non è solo un'avventurosa fuga verso Roma, zigzagando le insidie, non è neanche una semplice commedia retta sull'alternarsi rapido di battute e risposte; soprattutto è l'incontro tra due italiani all'opposto in un paesaggio scarnificato dalla guerra e reso aguzzo dai bisogni, povero e triste nell'abbandono. L'incontro tra i gusti colti del professore da un lato, che se non riescono a corrompere il miliziano, di certo toccano il nostro cuore, in momenti di incredibile lirismo poetico, e la semplicità del soldato dall'altro. Di certo non è difficile scegliere da che parte stare, il difficile, ce ne accorgiamo nella finale, è riuscire a essere umani nella parte giusta.
E l'insegnamento del professore è tutto qui, con le sue letture poetiche e la sua ricerca di vita: "in mano a un cretino, anche Leopardi non è più un poeta, ma un gobbo rancoroso". E il senso del film, tra un'educazione letteraria e politica, è un consiglio, quello di cercare di non essere cretini: la guerra fa male a tutti.

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