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Il filosofo Némo: «chi ha fede capisce la vera dignità dell’uomo»

Creato il 06 luglio 2012 da Uccronline

Il filosofo Némo: «chi ha fede capisce la vera dignità dell’uomo»Il filosofo Philippe Némo, è uno dei tanti ex illuministi ed ex marxisti oggi convertiti alla fede, considerato uno degli epigoni dei “nouveaux philosophes” per le loro prese di posizioni anticonvenzionali. Ex allievo di Emmanuel Lévinas, è direttore del Centro di ricerche in Filosofia economica presso la prestigiosa ESCP Europe.

E’ stato intervistato dal sempre ottimo Lorenzo Fazzini su “Avvenire” in occasione dell’uscita del suo ultimo libro intitolato “La belle mort de l’athéisme moderne” (Puf 2012), nel quale indaga le ragioni per cui la negazione di Dio non è oggi più così trendy come si pensava un tempo, affermando che «la voce del cristianesimo può di nuovo farsi ascoltare. Il cristianesimo torna ad essere la grande posta in gioco intellettuale della nostra epoca».

Da convertito alla fede (e dunque da “esperto dei fatti”), ha affermato: «Non penso che non credere sia una colpa. È solo una sfortuna, perché impedisce di capire la vera dignità dell’uomo. Colui che non ha un senso della trascendenza conduce una vita priva di senso e che non viene orientata da nessuna speranza». La libertà umana è sempre misteriosa, ma c’è da dire che «forse il diavolo gioca un ruolo nell’orchestrare i grandi movimenti ideologici che impediscono agli uomini la fede: essi così non hanno i modi per riflettere su se stessi e non possono difendersi contro la propaganda».

Una riflessione davvero acuta la riserva anche per i divertenti “new atheist”: «Gli argomenti evoluzionisti di Dawkins possono turbare solo quanti son stati formati a credere alla verità letterale della Bibbia. Questo è un problema all’interno della cultura anglo-sassone. Dennett critica la fede con argomenti ispirati dalla scienza positivista. Ma la vera fede cristiana non ha in verità alcun contrasto con la scienza, come ha mostrato Pascal, perché queste due dimensioni non appartengono al medesimo ordine di cose. Dennett dunque si pone al margine delle questioni vere. Quanto a Onfray: io non concedo il minimo valore intellettuale ai suoi scritti. Del resto questi tre autori non sono dei filosofi, non li possiamo mettere sullo stesso piano di pensatori come Nietzsche, Marx o Heidegger».

Nel suo volume si parla anche di questioni storiche, come le radici cristiane dell’Europa, creando un paragone con l’Olocausto: «Nella negazione dell’Olocausto si trova un antisemitismo implicito perché negare la specificità di questo evento porta a negare l’identità del popolo ebraico. Allo stesso modo coloro che hanno voluto ritirare dal preambolo del Trattato dell’Unione europea ogni citazione delle radici cristiane dell’Europa non commettono solo un grossolano errore storico. Essi vogliono anche imporre una certa visione dell’Europa, cambiare l’identità profonda degli europei e, in fin dei conti, tagliar fuori e marginalizzare i cristiani. Questa manifestazione di odio indistinto verso l’insieme di una collettività assomiglia, dunque, in qualche maniera, all’antisemitismo», ha concluso il filosofo francese.


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