L’amicizia come legame privilegiato viene celebrata da Pitagora, che la considera un’uguaglianza, isotes (Giamblico, Vita di Pitagora, 162) per cui «l’amico è un altro me stesso» (Pseudo Plutarco, Vita di Omero, 151); Pitagora si sarebbe anche spinto ad affermare che l’amicizia è «il fine di ogni virtù» (Proclo, Commentario all’Alcibiade primo, 109c). Queste definizioni fanno parte della teoria generale dell’armonia, che unisce le parti nell’universo, le facoltà mentali nell’anima e le virtù nel sapiente.