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Il franare dell’illusione quotidiana - Eugenio Montale. Analisi della poesia "I Limoni"

Creato il 12 agosto 2012 da Matteviola90

Eugenio Montale


Uno degli autori italiani più significativi del Novecento per quanto riguarda il concetto di illusione è Eugenio Montale. Dalla sua raccolta principale Ossi di seppia , infatti, emerge  l’influenza di Schopenhauer, ovvero la convinzione che la realtà sia costituita da parvenze ingannevoli e che quindi non sia possibile una conoscenza di tipo deterministico. La poesia di Montale si caratterizza per la ricerca di un linguaggio “scabro ed essenziale” , forme libere ed aperte, senza, però, disdegnare la tradizione, facendo i conti con il linguaggio di D’Annunzio e di Pascoli, e quindi usando anche forme colte e preziose, ma avvicinandosi alla concretezza delle cose; egli fugge da ogni tono eroico e celebrativo (ironizzando in modo esplicito sui “poeti laureati”) dando vita ad un linguaggio ironico e colloquiale. Dominante è il paesaggio marino e solare della Liguria, in particolare delle Cinque Terre, dove il poeta trascorreva le vacanze: è un mondo arido, secco e scarnificato, in cui la vita intera si rivela nel suo sgretolarsi. La natura e l’io che entra in contatto con essa sono sospesi tra un’immobilità torpida e minacciosa e un’altrettanto minacciosa mobilità. Si impone l’immagine dell’estate e delle ore immobili del meriggio, quando tutto sembra senza tempo; ma il movimento incessante e ripetuto del mare sembra annunciare il rivelarsi di una necessità rovinosa e distruttiva, in grado di sconvolgere quell’immobilità, senza però mutarne l’assoluto dominio.  La voce del poeta è quella di una persona concreta, immersa nel paesaggio, che però non partecipa direttamente alla sua vita e dunque continuamente interroga i segni, scaturiti dalle forme vegetali e minerali, dai guizzi improvvisi degli animali, il vibrare dei rumori e dei suoni, il distendersi del vento nello spazio. In tutte queste forme si svela il vuoto in cui consiste il vivere personale e naturale. Il soggetto tenta di entrare in contatto con le cose ridotte alla loro essenza più nuda e proprio in questo tentativo si distrugge “l’inganno” su cui si basa la vita normale e frana l’ “illusione” su cui si reggono i falsi equilibri quotidiani. Assai originale è il modo in cui Montale definisce questo continuo rompersi e sospendersi dell’equilibrio tra l’io e la realtà. Egli insegue tutti i possibili scatti attraverso i quali la realtà priva di senso improvvisamente si disgrega: più volte sembra afferrare la possibilità di aprire un “varco”, tuttavia nell’atto stesso di cercare questa possibilità, l’io ne rimane escluso. I limoni, poesia che fa parte di Ossi di seppia è un tipico esempio della rappresentazione della ricerca del varco che dovrebbe consentire di cogliere la verità.
I limoni, Ossi di seppia

Case e Limoni

Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
lo, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.
Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall'azzurro:
più chiaro si ascolta il susurro
dei rami amici nell'aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest'odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l'odore dei limoni.
Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s'abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l'anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
Lo sguardo fruga d'intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno più languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità.
Ma l'illusione manca e ci riporta il tempo
nelle città rumorose dove l'azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s'affolta
il tedio dell'inverno sulle case,
la luce si fa avara - amara l'anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo dei cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d'oro della solarità.

Libro "Ossi di seppia"

Analisi del testo Prima strofa: una dichiarazione di poetica Rivolgendosi al lettore in forma discorsiva e confidenziale (Ascoltami) il poeta apre la lirica con un’importante dichiarazione di poetica. Dunque il testo assume un significato programmatico che consiste nel rifiuto della poesia aulica, dal lessico desueto e ricercato, propria dei “poeti laureati”. Ad essa Montale contrappone una realtà comune, costituita da una paesaggio povero e scabro, caratterizzato dall’aperta campagna. Seconda e terza strofa: l’attesa di un’epifania Nell’atmosfera propizia di una natura tranquilla, segnata dal “sussurro dei rami amici” e dall’odore dei limoni, il soggetto vive un momento privilegiato dell’esistenza, in cui sembra potersi verificare un’epifania: nel silenzio della natura le “cose” sembrano abbandonarsi, come se fossero in procinto di svelare il “segreto” che racchiudono; così sembra possibile aprire il varco ed accedere ad una verità nascosta, scoprendo “il punto morto del mondo”, “l’anello che non tiene”e quindi la possibilità di spezzare il rigido determinismo delle leggi che, secondo la concezione positivista, regolano la natura; e non solo, pare di poter scorgere il divino in ogni forma. Quarta strofa: delusione e rinata illusione L’avversativo del verso 37 segna il crollo di ogni prospettiva di speranza ( “Ma l’illusione manca”) che non a caso coincide con il mutare del paesaggio: alla campagna immersa nella calura estiva si sovrappone “il tempo / nelle città” ( “rumorose” e quindi tali da impedire attenzione e concentrazione) dove la natura è scomparsa e anche il cielo, “l’azzurro si mostra / soltanto a pezzi”; la pioggia autunnale e “il tedio dell’inverno sulle cose” soffocano la vita, togliendo luce alle cose e portando la morte nell’ “anima”. Nell’alterna vicenda delle stagioni, e nel loro significato esistenziale, la scoperta dei “gialli limoni”, che si intravedono all’interno di un cortile, riporta il calore della vita e di una rinata illusione. Dunque nel momento in cui ogni speranza sembra caduta, si torna a vedere il giallo dei limoni ( immagine solare) e alla vista di questo frutto il gelo del cuore si scioglie generando nell’animo uno slancio di felice vitalità (“e in petto ci scrosciano le loro canzoni le trombe d’oro della solarità.”).
Analisi della forma Leggendo la poesia la prima cosa che si nota è il recupero di alcuni elementi della tradizione: l’uso della punteggiatura, la presenza di versi di più ampio respiro ( endecasillabi, ottonari, novenari) e delle rime, anche se non è presente uno schema metrico prestabilito. Numerose sono anche le figure retoriche: la poesia si apre con un’apostrofe ( “Ascoltami”) e una metafora ( “i poeti laureati”, cioè coronati di alloro, simbolo della gloria poetica. Si tratta dei poeti illustri, ufficialmente riconosciuti per la loro arte ). L’espressione “si ascolta il sussurro dei rami amici” ai versi 13-14 presenta un’onomatopea (susurro), un’allitterazione (a-mi) e una sinestesia. L’inizio della terza strofa ricalca quello della prima, infatti il verbo “Vedi” ricorda l’ “Ascoltami” del primo verso, inoltre è presente anche un esempio di correlativo oggettivo, artificio che consiste nello stabilire una correlazione tra gli oggetti, ovvero rappresentare sentimenti ed emozione, dunque qualcosa di intangibile, attraverso qualcosa di tangibile. Qui Montale rende il concetto di “varco” attraverso una serie di significative espressioni: “ uno sbaglio di Natura”, “il punto morto del mondo”, “l’anello che non tiene”, “il filo da disbrogliare che finalmente ci metta nel mezzo di una verità.”.  In questi versi ricorre spesso il verbo “sembrare” che va a sottolineare e indicare l’illusione. Nell’ultima strofa il verso 42 ( “la luce si fa avara – amara l’anima” ) rappresenta  un concetto chiave; si noti la paronomasia avara-amara, che mette in evidenza la simmetria tra la scarsa luce dell’inverno e l’inaridirsi del cuore. Non meno importanti sono i versi conclusivi, in cui grazie ad una metafora- sinestesia il poeta esprime lo slancio vitale, evocato dai gialli limoni, che vince la tristezza invernale.
Bibliografia Baldi Guido, Giusso Silvia, Razetti Mario, Zaccaria Giuseppe (2007), la letteratura Volume 6 Il primo Novecento e il periodo tra le due guerre, Varese, Paravia Ferroni Giulio, Storia della letteratura italiana – Il Novecento , Einaudi Scuola
Di G.N


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