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“Il generale Della Rovere” di Indro Montanelli

Creato il 11 gennaio 2019 da Paolo Castellano @castelpao

Recensione del controverso romanzo Il generale Della Rovere di Indro Montanelli, pubblicato da Rizzoli

“Il generale Della Rovere” di Indro Montanelli

Un farabutto può dimostrarsi un eroe? Leggendo il romanzo breve Il generale Della Roveredi Indro Montanelli verrebbe da rispondere con un forte e roboante sì. La natura umana è fatta di contraddizioni e non esiste persona che abbia un credo oggettivo e imperturbabile, soprattutto durante le guerre, dove l'importante è adattarsi alle circostanze con la speranza di salvare la pelle.

Il breve libro di Montanelli è stato definito un'opera politica perché si staglia nel vivo dibattito pubblico sulla Resistenza nel dopo guerra.

Montanelli è sempre stato un giornalista indipendente e il suo pensiero non si è mai aggregato alle mode dei tempi. In questo senso, il fondatore de Il Giornale ha scritto Il generale della Rovere per ribadire che la guerra civile, scoppiata in Italia dopo l'8 settembre del 1943 tra nazi-fascisti e partigiani, non fu un conflitto tra angeli e demoni, ma tra esseri umani che credevano di fare la cosa giusta; chi sbagliando, chi stando dalla parte dei più deboli.

Montanelli fa una cosa strana: romanza la sceneggiatura di un film di Rossellini che era uscito nelle sale il 1959, in cui si narra la storia eroica dell'imbroglione Giovanni Bertone, che recitò fino all'esecuzione il ruolo di un generale di Sua Maestà.

Anche Il generale Della Rovere in versione romanzo breve uscirà in quello stesso anno con Rizzoli, il 1959. L'autore compie questa operazione dato che in passato aveva conosciuto di persona il generale Fortebraccio Della Rovere, durante la prigionia nel carcere di San Vittore a Milano.

Il testo di Montanelli però non nasce da una necessità storica ma da una voglia di letteratura e di provocazione. Affascinato dalla vicenda del generale, il giornalista specifica il senso della sua opera nel parte intitolata avvertenza.

Questo piccolo libro non è che la traduzione in termini narrativi del cosiddetto "trattamento" su cui la sceneggiatura si è basata. L'ho scritto cioè come una storia, non come una pagina di storia

“Il generale Della Rovere” di Indro MontanelliIndro Montanelli è nato a Fucecchio (Firenze) nel 1909 e si è spento a Milano nel 2001

In tre capitoli, Montanelli narra la traversia del truffatore Giovanni Bertone. Le prime pagine sono ambientate in una Genova occupata dai nazisti, dove Bertone imbroglia i parenti dei deportati, spacciandosi per il Maggiore Fabio Grimaldi e promettendo migliori condizioni di prigionia, qualche volta anche la liberazione dei detenuti. L'attività di Bertone, remunerata spesso con del cibo (le famiglie durante la guerra avevano poco denaro), prende linfa vitale dall'amicizia con un colonnello nazista di nome
Müller, che è invece il responsabile dell'ufficio informazioni sui prigionieri dei nazisti.

Chiunque avesse un parente o un amico in prigione, era qui che veniva a farne ricerca, a domandarne notizia, e a chiedere il permesso di inviargli qualcosa. Un bancone trasversale isolava dai visitatori i tre addetti: un sergente, un soldato e una dattilografa, tutti e tre piuttosto cortesi e quasi affidabili

Bertone viene scoperto e il colonnello Müller gli propone due alternative: il truffatore può scegliere tra un processo marziale (una fucilazione) e una comoda prigionia nel carcere di San Vittore con la falsa identità di un nobile generale italiano, Fortebraccio Della Rovere, che ha sposato la causa dei partigiani. Bertone opta per la seconda scelta.

In carcere Bertone recita alla perfezione, così da destare l'ammirazione di tutti i detenuti - tra loro anche Mike Buongiorno e Indro Montanelli. Il protagonista del libro è rinato: da miserabile delinquente a magnifico generale. L'elemento interessante è che il cambiamento non è solo esteriore ma anche interiore.

La notte era scesa da un paio d'ore e tutto il carcere dormiva, quando le sirene presero a ululare l'allarme aereo.

Anche i detenuti rimasero tranquilli. Ma quando cominciarono a rimbombare le prime esplosioni, di colpo il quinto raggio si trasformò in una bolgia. La paura, nell'uomo chiuso dentro una cella, si tramuta in claustrofobia e gli fa perdere ogni controllo.

Non sapendo come riportare la calma in quell'inferno, il maresciallo aprì la cella del generale che, scalzo e in mutande, si teneva aggrappato alle sbarre in preda anche lui a una crisi di terrore. Vedendo Franz (responsabile del carcere), gli si lanciò addosso, ma l'erculeo tedesco lo immobilizzò col braccio contro la parete.

"Paura, eh?", gli soffiò in viso il maresciallo, "lei ha paura, vero, signor generale italiano?... Avanti, faccia tacere questi pazzi!..."

Scalzo, spettinato, con la camicia fuori dai pantaloni, il generale si piantò in mezzo al raggio con le braccia alzate.

"Signori!", gridò. "Signori!... Calma!... Un po' di calma, ve ne prego!...", e cominciò a percorrere l'androne su e giù. "Faccio appello alla vostra dignità!... Signori!... Italiani!...".

Alla parola italiani, urlata su un tono più alto, le grida, che già avevano cominciato a placarsi, cessarono del tutto, e a rimbombare ci furono soltanto gli sbrani delle esplosioni

Bertone infatti preferirà la morte per fucilazione piuttosto che fare la spia, rifiutandosi di consegnare dei partigiani ai militari nazisti.

Una storia triste, quella del Generale Della Rovere, con un messaggio di speranza: anche il personaggio più spregevole può combinare qualcosa di buono.

Il vero Bertone venne fucilato il 1944 a Fossoli insieme ad altri 67 prigionieri.

“Il generale Della Rovere” di Indro Montanelli

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