Il giorno in cui è arrivata Mia.

Creato il 29 maggio 2013 da Coolandcontagious

Il 9 maggio 2013, il giorno in cui è arrivata Mia, è durato 28 ore, un po' di più di tutti gli altri.
E sono state 28 ore travolgenti, faticose, piene di aspettativa, preoccupanti, gioiose e senza fine. Potrei andare avanti con mille altri aggettivi perché quelle 28  ore sono state tutto. Fuori il mondo è andato avanti mentre noi eravamo li ad affrontare un cosa più grande di ogni altra sentendoci protagonisti assoluti, poco ha importato quante persone fossero li nelle stanze accanto per lo stesso esatto motivo.  E' stato li che ho cominciato a realizzare e a sentire l' amore che si moltiplicava, pronto a traboccare.  C'è  stata una forza mai conosciuta prima che ci ha preso, una serenità diffusa che ha vacillato solo un pochino verso la fine  e uno stato quasi di incoscienza: la pancia stava per trasformarsi in bimba ma fino all'ultimo è stato un po' come se le due entità fossero separate, e anche adesso, dopo quasi tre settimane faccio fatica a credere che c' era proprio Mia li dentro.
Diciamo che concentrarmi sull'obiettivo finale, come suggeriscono in tanti, non mi è servito granché, mi sono sentita dall'inizio alla fine in balia di un evento inevitabile e inarrestabile, da superare con le mie forze e accettando tutto il dolore che portava.
Tutto è cominciato l' 8 maggio alle 18 quando siamo arrivati in Mangiagalli, per fare il check-in per il ricovero. Siamo partiti da casa sereni ed eccitati, in macchina sotto il sole con il trolley e una cartelletta di Lilo e Stitch piena di ecografie, referti di esami degli ultimi 9 mesi e la preziosa documentazione per l' epidurale.
Una volta arrivati nella sala d'attesa del pronto soccorso invasa da futuri genitori intenti in una lezione del corso pre parto (e li mi sono ulteriormente convinta che non mi sarebbe servito a un bel niente ) abbiamo aspettato 5 minuti prima che mi facessero entrare da sola per preparare tutto. In un quarto d'ora avevo fatto: una visita di check, molte domande e una cartella clinica nuova nuova da cui pendevano 4 braccialetti di plastica con il mio nome, un numero e un codice a barre:  uno a testa per noi e due minuscoli per Mia.
Poi siamo saliti al reparto trascinandoci il trolley e un sacchetto con banane, barrette e acqua, per entrare nell'area off limits, il punto di non ritorno: le sale travaglio.
L'atmosfera era leggera e il sole in discesa entrava da un finestrone in fondo al corridoio, proprio di fianco alla stanza dove ci hanno fatto sistemare.
In 20 minuti ero già relegata sul letto con monitoraggio acceso e morale altissimo. La signora nel letto accanto, al secondo parto, mi incoraggiava leggendo i picchi di intensità già alti delle mie contrazioni, che io non sentivo ancora.
Verso le 9:30 mi hanno fatto mangiare un po' di riso in bianco, ma tanto la fame non era nei miei pensieri...
Non è successo niente fino alle 11 di sera, a parte un paio di controlli. Le ostetriche hanno mandato Andre a casa  "E' meglio che ti riposi per domani!" e dopo poco è arrivata la ginecologa di turno per la prima applicazione di gel per l'induzione. Nel giro di un paio d'ore, mentre cercavo di addormentarmi, ho cominciato a sentire dei crampi, irregolari, che andavano e venivano. Il tracciato era chiaro, le contrazioni vere erano partite, impossibile dormire, anche se il dolore era del tutto sopportabile.
Era notte fonda ma, anche se immerso nella più totale tranquillità, il reparto era bello sveglio: arrivavano urla terrorizzanti dalle sale parto seguiti da pianti emessi da piccoli polmoni, c'erano donne panciute che passeggiavano su e giù in compagnia di sorelle, mariti, amiche e fidanzati in pieno travaglio (le stesse con cui avrei poi condiviso i giorni di degenza e le notti in bianco nella nursery) e rumori di battiti di cuoricini provenienti dai monitoraggi accesi.
In un crescendo di dolore è arrivata l'alba e con lei la seconda dose di gel e poco dopo Andre (con delle brioche che non ho mai mangiato) e la mia mamma, le due persone che non mi hanno mollato un secondo per tutto il giorno.
La mattinata è passata lenta, i dolori si sono fatti presto difficili da sopportare e a ogni controllo delle ostetriche ho sperato di sentirmi dire che era il momento di passare nella sala parto per l'epidurale, cosa che è successa solo verso le 12:30.
L'epidurale è bellissima e gli anestesisti (tutti quelli del mondo) simpaticissimi.
Ho sentito solo un po di pressione, freddo alla schiena e stop, è scomparso tutto nel giro di 5 minuti.
A quel punto mi hanno rotto le acque manualmente e messo un impianto di aghi e tubi nella mano sinistra, con la flebo e la tanto attesa ossitocina.
Non ho potuto bere per tutto il tempo, e non ho desiderato altro che una coca ghiacciata con il limone!
Siamo andati avanti qualche ora, fra chiacchiere, le rassicurazioni di Laura, ostetrica stagista, 4-5  rabbocchi di anestesia non sempre puntuali causa emergenze varie (e li si che le contrazioni sono state da lacrime e da togliere il fiato) e discussioni sulla scelta del nome, più agli sgoccioli di così non potevamo essere... per fortuna a un certo punto è nata una bambina nella sala parto accanto alla nostra: il suo papà, un ragazzo biondo alto russo e tatuato che nel pomeriggio avevamo visto che se la thuggava nelle sale travaglio anche in una situazione così di tensione è passato davanti alla nostra porta con la sua gioia in braccio e l'anestesista che era in sala con noi gli ha chiesto di venire a farmela vedere per incoraggiarmi un po' dato che le cose stavano andando molto per le lunghe.
Lui è entrato e con  negli occhi un'espressione indescrivibile ci ha detto che si chiamava Mia.
Io e Andre ci siamo guardati , era un segno,  il nome era deciso.
Alle 8 è cambiato il turno dei medici.
Sono entrati da noi in due, e dopo un'occhiata a me alla pancia hanno annunciato: "Non nascerà mai, dobbiamo fare un cesareo".
E' stato un colpaccio, che mi ha fatto cominciare a tremare e piangere, anche perchè la dose di anestetico stava finendo. Mi hanno tranquillizzata e detto che se volevo potevo aspettare di arrivare a dilatazione completa - nel giro di un paio d'ore ancora- e provare, ma che poi quasi sicuramente avrebbero dovuto tagliare in ogni caso, causa sproporzione feto-pelvica e bimba non ben incanalata.
Ho visto Andre incavolato per come stavano andando le cose, ma c'era poco da decidere, e nel giro di un'ora ero pronta per la sala operatoria, gambe fasciate e smalto delle mani tolto.
Poi ho dovuto aspettare un'altra ora per entrare in sala operatoria per la prima volta nella mia vita.
Mi hanno legata al tavolo, messo una tendina davanti alla faccia e nel giro di poco abbiamo cominciato.
Qui rischio di essere un po cruda quindi gli impressionabili è meglio che saltino questo paragrafo :)
Poco dopo le 10 hanno iniziato a tagliare, e ho sentito tutto! Ovviamente non sentivo male, ma pressione, tiraggi, spinte, mani che scavavano... una sensazione veramente poco piacevole.
Poi ho sentito che tiravano fuori Mia e la mia pancia si è svuotata, come un sacco vuoto. Ancora adesso di notte mi sembra di sentirla ancora che mi da calci e pugni, è strano non averla più!
Qualche secondo e ho sentito due urletti  e ho visto spuntare dalla tenda un'alienina sveglia con gli occhi spalancati e avvolta nel lenzuolo verde. Era fatta.
Poi non mi ricordo più niente, perchè mi hanno addormentato con un ansiolitico per la fase di ricucitura, durata 40 minuti.
Andre mi ha fatto leggere la chat con cui aggiornava gli altri fuori dalla sala e alle 22:16 ha scritto "E' nata la sento piangereeeee!!".
La cosa che mi è dispiaciuta di più è stata non vedere la sua faccia nel momento in cui ha visto Mia per la prima volta, quindi leggere questa frase qualche giorno dopo mi ha fatto piangere.
Un'oretta dopo l'intervento, ricucita e risvegliata sono uscita dalle sale parto, dove ho trovato Andre stanco, felice e trasformato in papà che mi ha dato Mia in braccio e subito dopo mi sono ritrovata attorno la mia famiglia in festa nella penombra notturna di una delle sale travaglio.
Ecco, forse non è andata proprio come me la aspettavo, ma questo ha solo riconfermato il fatto che ogni previsione è inutile.
Ho pianto, ma non per quello che avrei pensato.
Ho avuto paura, ma non ho affrontato la parte che più mi spaventava.
Ho sopportato contrazioni fortissime, che sono difficili da descrivere (un dolore diffuso che si sposta dal basso ventre allo stomaco alla schiena e ti fa contorcere e ti toglie il respiro per poi scomparire poco dopo così come è venuto?) ma che non credo scorderò facilmente come dicono.
Sono orgogliosa anche se Mia alla fine è nata con un taglio cesareo, perchè ce l' ho messa tutta, anche se non sono famosa per essere una persona chissà quanto coraggiosa.
E sono pochi i momenti nella mia vita che rimarranno per sempre saldi nella mia memoria in maniera dettagliata, uno di questi è sicuramente quello in cui Andre mi ha appoggiato sul letto quel fagotto verde e io ho sentito il peso di Mia nelle mie braccia per la prima volta.
Io e Andre da quel momento siamo così innamorati da non sapere cosa fare di noi stessi :)
P.s Mia deve aver capito che stavo scrivendo questa storia così importante perchè sta dormendo da due ore senza fare una piega...






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