Il Glasgow Rangers verso il fallimento: addio a 139 anni di storia

Creato il 28 marzo 2012 da Postscriptum

Nel calcio può capitare di vincere il derby cittadino ma di non poter gioire perchè di lì a poco la tua squadra scomparirà dal campionato per riapparire, sotto altro nome e altri colori, dalla graduatoria più bassa.

Succede in Scozia. Lo scorso weekend il Glasgow Rangers si è imposto nella stracittadina sul Celtic Glasgow, qualcosa come quasi 100 scudetti da dividersi piuttosto equamente tra le due squadre, due club che sono nati nella terra in cui questo sport è stato concepito, ma i festeggiamenti dei tifosi si sono mescolati alle lacrime a causa di un debito di quasi 100 milioni di euro contratto dalla società con il fisco inglese. Un debito che dal 31 Marzo in poi, termine ultimo fissato per il ripianamento, costringerà i Rangers a ripartire dalla quarta divisione calcistica scozzese con altri colori sociali e un altro nome.

Si tratta di un dramma ma anche di un monito. Difficilmente il club potrà mantenere la licenza per giocare le coppe europee per cui si è qualificato in questa stagione visti i severissimi limiti economici imposti dalla UEFA e in questo caso davvero si rischia di perdere uno dei club più antichi del calcio, fondato nel 1873, che il prossimo anno avrebbe festeggiato i suoi 140 anni di storia e che ha recentemente conquistato il titolo di prima squadra al mondo a conquistare la quinta stella, ovvero 50 scudetti in campionato. E scusate se è poco. É come se fallisse l’Inter o il Milan, e scomparisse dalla Serie A ripartendo dai tornei di promozione.

Scherzi a parte la vicenda del fallimento dei Glasgow Rangers getta un’alone preoccupante sul mondo del calcio, la crisi dopo aver toccato anche l’NBA americana, sbarca pure in Europa colpendo il cuore dello sport continentale.

É chiaro che qualcosa di sbagliato nel sistema calcio c’è stato e c’è ancora, una cattiva gestione dei fondi delle società, pessimi investimenti ma anche un costante spreco di denaro che all’improvviso la UEFA ha deciso di troncare; il rischio è bello grosso perché se è vero che la politica dei costi contenuti ha ridato vigore e spettacolo al mondo della formula uno, è altrettanto verosimile che uno sport viziato e coccolato oltremodo come quello del calcio potrebbe non sopravvivere, almeno così come lo conosciamo, a questo tsunami economico. E questo potrebbe non essere del tutto un male.


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