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«Il Kosovo è Turchia»: la retorica di Erdoğan e il simbolismo dei Balcani

Creato il 28 ottobre 2013 da Eastjournal @EaSTJournal

Posted 28 ottobre 2013 in Kosovo, Serbia, Slider, Turchia with 5 Comments
di Carlo Pallard

Battle On Kosovo1389

Gli attuali leader di Turchia, Albania e Kosovo si sono incontrati venerdi a Prizren, nel cuore dei Balcani e di quello che è stato per mezzo millennio l’Impero ottomano. In questa occasione il premier turco Recep Tayyip Erdoğan ha tenuto un accorato discorso esaltando l’affinità storica e culturale tra turchi e albanesi, e ricordando la figura di Mehmet Akif Ersoy, il grande poeta autore del testo dell’İstiklal Marşı, l’inno nazionale turco. Originario proprio della cittadina kosovara di Pejë, Ersoy è stato il più noto esponente di una grande comunità di origine albanese, che ha giocato un ruolo importante nella formazione della nazione turca contemporanea, a testimonianza di un passato comune e di un legame che va ben oltre la reciproca influenza culturale.

Erdoğan si è però spinto troppo in là con le parole, e per esprimere pienamente l’assoluta unità di cultura e civiltà tra la Turchia e i paesi di lingua albanese, è arrivato ad affermare che «la Turchia è Kosovo, il Kosovo è Turchia» («Türkiye Kosova’dır, Kosova Türkiye’dir»). Com’era per altro prevedibile, un’affermazione di questo tipo ha immediatamente causato ira e sdegno da parte della Serbia. La ragione più banale riguarda il contenzioso internazionale che tutt’oggi oppone la giovane repubblica kosovara allo Stato serbo, che ancora non ne riconosce l’esistenza e considera de jure la regione come una parte integrante del proprio territorio nazionale. Questa è però soltanto la motivazione più superficiale ed evidente. C’è in ballo anche qualche cosa di molto più profondo, legato al complicato rapporto, fatto di simboli e miti, che i popoli dei Balcani intrattengono con il proprio passato.

Chi negli ultimi giorni ha previsto che la politica estera turca avrebbe rapidamente spostato il suo baricentro dal Medio Oriente verso l’Europa, in un certo senso ha avuto una piccola ma significativa conferma delle proprie aspettative. Nel discorso di Prizren – in cui non a caso non si è mai fatto accenno esplicito alla religione, ma a concetti più generali di cultura e civiltà – è evidente il passaggio dall’approccio pan-islamico usato da Erdoğan in Medio Oriente, ad una diversa retorica che potremmo definire “ottomanista”, volta quindi ad esaltare il ruolo storico e culturale della Turchia nell’Europa sud-orientale. Si tratta però di un approccio estremamente ingenuo, che non tiene conto dei significati ideologici e soprattutto simbolici che nei Balcani, e specialmente in Kosovo, vengono attribuiti alla dominazione ottomana.

Se infatti l’Impero ottomano ha unito politicamente la penisola balcanica per cinque secoli, favorendo in modo oggettivo il reciproco scambio culturale e materiale, ha però profondamente diviso le genti dei Balcani da un punto di vista ideologico, proprio riguardo al significato da dare a questa esperienza storica. Per alcuni popoli l’eredità ottomana è vista come uno degli elementi fondanti della propria cultura, mentre per altri essa è altrettanto importante, ma con un ruolo opposto: rappresenta simbolicamente ciò rispetto a cui l’identità nazionale si forma per radicale opposizione.

I serbi appartengono decisamente alla seconda categoria, e proprio il Kosovo è il loro luogo simbolico per eccellenza, dove i destini di serbi e turchi si legarono fatalmente il giorno di San Vito del 1389. Kosovo che oggi si è reso indipendente dalla Serbia per volontà di una larga maggioranza di albanesi musulmani, con un punto di vista sull’Impero ottomano ideologicamente opposto a quello serbo. Le frasi di Erdoğan riguardo al Kosovo erano quindi destinate ad avere una ricezione che sarebbe andata inevitabilmente molto oltre al loro significato letterale, e un leader della sua statura politica e della sua esperienza non poteva non saperlo. Si è trattato di un errore politico clamoroso.

Le reazioni del premier serbo Ivica Dačić non si sono fatte attendere. Dopo aver sottolineato come il Kosovo non sia più turco dalle guerre balcaniche (confondendo appositamente Turchia ed Impero ottomano, e confermando quindi una visione della storia come eterno presente, fonte inestinguibile di elementi per costruzioni e ricostruzioni identitarie), Dačić ha ricordato ad Erdoğan che la Turchia condivide molti progetti ed interessi economici con la Serbia, ma certi accordi possono valere solo tra paesi amici. Queste minacce, neppure troppo velate, dovrebbero ricordare ad Erdoğan che sottovalutare aspetti ideologici e simbolici può portare a conseguenze gravi da un punto di vista estremamente concreto.

Tags: gaffe, Ivica Dacic, Kosovo, Kosovo Polje, Mehmet Akif Ersoy, Recep Tayyip Erdoğan, retorica, Serbia, simbolismo, Turchia Categories: Kosovo, Serbia, Slider, Turchia


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