Il legionario - Gordon Doherty

Creato il 06 giugno 2014 da Isabelje60754 @IsabelJE60754

Gordon Doherty è uno scrittore scozzese di romanzi storici il cui amore per l'Impero Romano nasce proprio all'ombra del Vallo di Adriano e del Vallo Antonino. Al contrario però dei molti narratori dell'epopea romana che prediligono le vicende che ruotano attorno a Roma e alla fase di espansione europea dell'Impero, Doherty volge il suo sguardo a Oriente per toccare Bisanzio nel momento storico che si avvia al crepuscolo della dominazione romana.
Il legionario è il primo romanzo di una serie ambientata nell'Impero Romano d'Oriente intorno al 376 d.C. quando le pressioni delle incursioni dei barbari provenienti da nord ed est cominciano a farlo vacillare, e segue le avventure proprio delle legioni di frontiera, i limitanei.
Nei romanzi storici propriamente detti - ossia quelli in cui l'ambientazione storica è più di un semplice sottofondo esotico alla vicenda - è sempre gradito poter accedere a qualche ragguaglio storico che aiuti a inquadrare meglio, in maniera rapida e puntuale, il contesto in cui ci si sta per immergere con la lettura. Apprezzabile quindi, come ho sottolineato anche per altri autori, che il testo riporti un breve ma significativo background sull'Impero Romano d'Oriente, le legioni (in particolare l'XI Claudia, protagonista del romanzo), la religione diffusa in quel periodo nonché un piccolo glossario dei termini latini più usati.

Il romanzo si apre catapultando il lettore nel mezzo di un mercato di schiavi a Costantinopoli, dove seguirà la sorte del piccolo Pavone dalla sua condizione di servo presso il senatore Tarquizio fino a quella di uomo liberto inviato alla legione di frontiera XI Claudia, una “condanna a morte solo rinviata di qualche mese” come la definisce, schernendolo, il suo ex padrone. I limitanei descritti nel romanzo infatti non sono più il forte esercito di un tempo che incuteva timore a tutto il mondo conosciuto, bensì sparute centurie in carenza cronica di uomini e scarsamente distribuite lungo i confini dell'Impero tanto da non poterlo presidiare efficacemente. È proprio per fare fronte alle sempre più consistenti invasioni da parte dei Goti che l'imperatore Valente organizza una spedizione oltre le fortezze sul Danubio, fino all'odierna Crimea, insieme a truppe di foederati (tribù gotiche assoldate dal Tesoro imperiale per combattere assieme all'Impero). Quello che i tribuni e legionari non si aspettano però è che i popoli Goti che premono ai confini altro non rispondano che a una minaccia più temibile che corre il rischio di travolgere tutti: orde di barbari Unni provenienti dall'est si stanno infatti riversando in quelle terre distruggendo qualunque cosa incontrino nel loro cammino. Si apre così una sorta di “partita a tre” in cui Romani, Goti e Unni si contendono la supremazia in un gioco di alleanze, intrighi e tradimenti sapientemente orchestrati dai poteri occulti di Costantinopoli. Tra le mura del Palazzo Imperiale infatti il senato destituito e l'infido vescovo Evagrio tramano per la deposizione dell'imperatore Valente.
Il legionario è prevalentemente un romanzo di azione/avventura e Doherty è abile nella costruzione delle scene di battaglia che fanno senza dubbio la parte del leone in questa storia. L'accuratezza della descrizione delle armi ed equipaggiamenti romani denotano una scrupolosa ricerca storica nonché capacità di riproduzione del contesto.
La trama è ben orchestrata e il ritmo è buono, anche se qua e là vi sono alcune forzature inserite probabilmente per servire da aggancio al prosieguo della storia nel successivo volume. I personaggi hanno un discreto livello di approfondimento, soprattutto il protagonista Numerio Vitellio Pavone e il tribuno Gallo, tenendo conto della loro natura pragmatica di miliziani e quindi non sono stati caratterizzati da eccessiva complessità.
L'unico appunto riguarda lo stile adottato in alcune conversazioni tra i commilitoni. Pur essendo il linguaggio e il gergo consoni al periodo storico, talvolta lo stile appare di una sensibilità troppo moderna, forse tipica del gusto anglosassone, che stride un po' con l'ambientazione.
In conclusione posso affermare che Il Legionario è un'ottima finestra sull'Impero Romano poco esplorato nella narrativa, ossia quello d'Oriente. La scrittura fluida e accattivante si accorda a un ritmo narrativo che non conosce inflessioni. Il romanzo è consigliabile soprattutto a coloro che amano l'azione in battaglia.
 Isabel Giustiniani
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