Magazine Cultura

Il libro del giorno: Libero chi legge di Fernanda Pivano (Mondadori)

Creato il 22 luglio 2010 da Stefanodonno

Il libro del giorno: Libero chi legge d Fernanda Pivano (Mondadori)
Herman Melville, Edgar Lee Masters, Jack Kerouac, Ernest Hemingway, Charles Bukowski, J.D. Salinger. Ma anche Raymond Carver, John Fante, Kurt Vonnegut. Fino a Philip Roth, Chuck Palahniuk, Don DeLillo, Bret Easton Ellis, David Foster Wallace, Jonathan Safran Foer... Questo è un libro sulla libertà, la libertà che si conquista attraverso la lettura. E questi sono i suoi alfieri disarmati, i suoi profanissimi santi protettori. Questo è un libro sui libri, un'ultima lezione di Fernanda Pivano a tutte le nuove generazioni, un testamento di speranza proiettato verso il futuro. È la biblioteca ideale della Nanda, i cento titoli che i ragazzi di tutte le età dovrebbero leggere per scoprire, godere, crescere, ognuno descritto da una scheda introduttiva. In alcuni casi sono riprodotti gli originali (e inediti) giudizi di lettura. Era il 1957 quando Fernanda Pivano, giovane come è sempre stata, in un giudizio di lettura caldeggiò con forza e passione la pubblicazione di "On the Road", scritto da un allora sconosciuto Jack Kerouac. Da allora la mitica Nanda non ha mai smesso di combattere per promuovere tutto quello che sapeva di nuovo, di libero, di rivoluzionario, per contagiare tutti con la sua passione. Con un progetto sempre chiaro in testa, che questo libro riassume e realizza: "Tutti i miei testi sono soltanto lettere d'amore; se scuotono dall'indifferenza qualcuno e lo inducono a interessarsi ad almeno uno dei libri descritti e al loro autore hanno raggiunto il loro scopo".

massive attack


Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

COMMENTI (1)

Da giusi pontillo
Inviato il 24 ottobre a 15:09
Segnala un abuso

Prati fabula di sincronismo d’amore

Non saranno i passeri Che tornano a emigrare Quei prati di Fabula di sincretismo D’amore Ne il garrire delle rondini A stormi che corrono Sempre verso l’Estate dell’Eterno. Non saranno i modelli I ricordi La famiglia A reprimere il mio volo Verso Dio Ma quel “prato” visto Al principio della mia forma La missione del mio vivere Su questa terra.

Le trepide gallinelle fiorite

Le trepide gallinelle fiorite Pigolano nei campi E il sole si staglia Lungo i confini della masseria. Il cane abbaia e scodinzola Felice negli occhi accesi del padrone E la “Primavera” ritorna Nella madia di campagna Traboccante Di pane fresco e profumato. Gli alberi fioriti Diventano bomboniere D’amore e tutto scorre Senza tempo Colora i viali di essenze E planetario e felice È quel attimo di silenzio Stratosferico.

La silloge dell’esistenza di Dio

Guarderei sempre più in alto Se potessi Dove nel metafisico cielo Compare l’esistenza di Dio Ma il cielo torna ai miei occhi Etereo rifugio di Alpi Dove il respiro rincorre Quella algida follia divina. Vedrei così un modello Perfetto della mia esistenza E con l’immaginario collettivo Diventerei neve Permanente delle Alpi E anima che brinda all’eternità.

La nebbia di Avalon

La nebbia di Avalon si dissolve E il vecchio medioevo tace. Lungo le sponde del fiume Ora mormora Antichi detti dell’oscurantismo. Tornano tante storie sui giornali E l’uomo diventa l’orco della famiglia Nel terzo millennio. La chiesa è il regno di Dio.. Chiede aiuto Nel nome di Maria. Mose ha smarrito le tavole divine E l’umanità precipita ancora nel Medio Evo.

La Lucania d'Autunno

La Lucania d’Autunno Si colora di pastelli E l’immaginario Attinge a lunghe distese Di spalliere di grappoli di vite. Scandagliate culture mescolano Traboccanti boccali di vino E Scendono a valle I ruscelli del tempo passato Tra i giovani Che aspettano di essere accolti “ubriachi “di affetti perduti E una Patria incerta In cerca delle etica dei valori supremi.

Incontreranno le selve gli indomiti cavalli e sproneranno zoccoli sul selciato

Incontreranno le selve Gli indomiti cavalli E sproneranno zoccoli sul selciato “Non saranno uomini Veri questi… Ma muli testardi Della guerra medievale. Ora l’uomo .. Sarebbe un guizzante stalliere Che corre verso mete lontane E non si accorge Di aver perso gli zoccoli alati. Le piazze di Paese hanno l’odore Di muffa E il silenzio dell’abbandono Ti penetra nelle ossa.

Torneranno ancora …credo Gli innocenti dalla guerra e forse Saranno loro L’era del terzo millennio!