«Se abbiamo dormito sulla terra di tua proprietà, ce ne scusiamo. Siamo già pronti per andarcene e togliere il disturbo.»
La giovane donna esplose in una sonora risata, accompagnata dall’alto nitrito del suo cavallo.
«Ti prego, non fare caso all’atteggiamento del mio amico, lui ha soltanto paura. Come ti ho detto, ce ne andiamo subito.»
«No, voi non andrete in nessun luogo dove io non possa accampare i miei diritti. Ogni angolo da voi battuto sarà sempre di mia proprietà. In quanto al tuo amico, ha ragione ad avere paura, ma non può niente contro di me.»
«Se sei dappertutto e possiedi tutto allora non puoi essere altro che la padrona della nostra vita…»
«Proprio così. Mi chiamano in un altro modo, usando una parola che fa tremare chiunque. Io mi fermo spesso davanti agli uomini, li osservo, e valuto se è il caso di mandarli via oppure no. Il mio aspetto muta continuamente, però pochi mi riconoscono e spesso non hanno il tempo sufficiente per rivolgermi la parola.»
«Io almeno ti ho potuto distinguere e parlare.»
«Vero. Dì al tuo amico di deporre il bastone. Non gli serve a niente. Oltretutto un tempo fui chiamata da lui…»
«Lo so, ma io lo convinsi a riflettere.»
«E facesti bene. Ha bisogno di capire troppe cose prima di andarsene.»
«Allora sei qui per me?»
«No. Puoi stare tranquillo. Il tuo viaggio è ancora lungo. Sono passata soltanto per un breve controllo.»
«Ti ringrazio. La tua visita mi ha molto confortato.»
La giovane donna se andò con il suo cavallo nero sorridendo ai due compagni. Yìxiàng Sǐwáng tirò un lungo sospiro di sollievo e Zǒng Báichī, divertito, fece cenno di riprendere il cammino.
© Marco Vignolo Gargini